Ai Overview: La Chiesa ricorda oggi la figura di Santa Chiara d’Assisi, fondatrice dell’Ordine delle Sorelle Povere e prima donna ad aver redatto una regola monastica formalmente approvata da un pontefice. Dichiarata patrona della televisione nel 1958 da papa Pio XII, ha trascorso la maggior parte della sua esistenza nel monastero di San Damiano, guidando la comunità pur essendo limitata fisicamente da una prolungata malattia. Il suo percorso religioso, avviato al fianco di San Francesco, è caratterizzato da una ferma adesione alla povertà assoluta. I documenti scritti giunti fino a noi testimoniano un pensiero orientato alla moderazione. L’eredità della sua esperienza prosegue nel tempo presente, come evidenzia il recente trasferimento di un gruppo di clarisse umbre in Libano per fondare un nuovo monastero in un’area segnata dai conflitti.
La proclamazione a patrona della televisione
Una notte di Natale, verso la fine del 1252, una donna malata e costretta a letto nel monastero di San Damiano, ad Assisi, vide e partecipò alla messa celebrata alla Porziuncola come se fosse fisicamente presente: l’episodio, tramandato dalla Legenda di Tommaso da Celano, convinse Pio XII, nel 1958, a firmare il breve Clarius explendescit e a proclamare santa Chiara d’Assisi patrona della televisione. La patrona degli schermi è una donna che ha trascorso la seconda metà della vita dentro le mura di un chiostro, spesso immobile per una malattia durata oltre venticinque anni; oggi ricorrono 773 anni dalla sua morte e la Chiesa ne celebra doverosamente la memoria liturgica.
Le origini e l’approvazione della Regola
Chiara Offreducci era figlia dell’aristocrazia assisiate, nella notte delle Palme del 1211 o 1212, diciottenne, lasciò la casa paterna per raggiungere Francesco alla Porziuncola, qui i frati le tagliarono i capelli e le fecero indossare il saio. Successivamente si stabilì a San Damiano e lì fondò l’Ordine delle Sorelle Povere, le future Clarisse, dando vita ad un’esperienza religiosa femminile fondata su una scelta radicale: la povertà assoluta, su questo punto fu irremovibile. Quando il cardinale Ugolino, divenuto poi papa Gregorio IX, tentò di attenuare il rigore della regola, Chiara si oppose e ottenne il Privilegium paupertatis: due giorni prima di morire, il 9 agosto 1253, ricevette da Innocenzo IV l’approvazione della sua Forma di vita. Come ricordò Benedetto XVI nell’udienza del 15 settembre 2010, Chiara «è stata la prima donna nella storia della Chiesa che abbia composto una Regola scritta, sottoposta all’approvazione del Papa».
Gli scritti e il pensiero spirituale
Nonostante fosse inferma, governò la comunità e scrisse testi che sono tra i rari documenti femminili medievali giunti fino a noi; nelle lettere ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia e badessa secondo l’ideale francescano, si rivolgeva a lei chiamandola «la metà dell’anima sua» e la ammoniva con un’umanità che sorprende: «Non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito», le scriveva, invitandola alla moderazione. Nelle stesse lettere torna l’immagine dello specchio: Cristo è «candore della luce eterna e specchio senza macchia», e ciascuno è chiamato a scrutare in esso il proprio volto.
Il legame con San Francesco
Il rapporto con San Francesco merita un capitolo a parte: Chiara fu tra le sue prime seguaci, e tuttavia il legame andò oltre il discepolato, Benedetto XVI lo descrisse come un’amicizia perché Francesco era per lei «un amico fraterno», in una reciprocità fatta di due percorsi diversi, entrambi radicali. Per questo papa Francesco, nell’agosto 2021, la definì «luminoso modello di chi ha saputo vivere con coraggio e generosità la sua adesione a Cristo».
La vitalità del carisma e la missione in Libano
Quel modello continua a ispirare scelte di vita anche nel nostro tempo: nei primi mesi del 2026, cinque Clarisse del monastero di Sant’Agnese a Montone, in Umbria, si sono trasferite in Libano per fondarvi un nuovo monastero, su richiesta del vicario apostolico per la Chiesa latina, monsignor Cesar Essayan. Da un borgo medievale dell’Alta Valle del Tevere a un paese segnato dalla guerra: il gesto racconta molto sulla vitalità di un carisma che ha quasi otto secoli, ma ancora parla al mondo, anche nell’epoca degli schermi sempre accesi, l’esempio di Chiara pone una domanda semplice: si può guardare senza voler possedere ciò che si vede?













