Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 22 Giugno 2026

Breaking News

Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, lunedì 22 giugno 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Diocesi: Asti, domani a Ferrere la Giornata degli oratori sulle orme di Rita Levi-Montalcini

“Un sogno al microscopio”. È il titolo scelto per la Giornata diocesana degli oratori che si terrà martedì 23 giugno a Ferrere. Le attività cominceranno alle 9.30 con l’accoglienza, la preghiera e i saluti istituzionali. Dopo il pranzo, i vari oratori saranno impegnati in giochi a tappe fino alla conclusione della giornata prevista per le 16. L’evento sarà l’occasione per festeggiare il centenario della chiesa parrocchiale consacrata nel 1926. La giornata, organizzata dalla Pastorale giovanile di Asti in collaborazione con il Comune di Ferrere, sarà incentrata sul rapporto tra scienza e fede con uno sguardo all’esperienza del Premio Nobel Rita Levi-Montalcini che a Ferrere trascorreva il periodo delle vacanze estive quando era ragazza e che, nel racconto che sarà donato alle parrocchie partecipanti, troverà la testimonianza della nipote Piera come momento di esperienza ancora viva di una donna che ha cambiato la ricerca scientifica.

Società: Napoli, domani la presentazione del volume “La città giusta. Scritti su esclusione e comunità” di don Luigi Di Liegro

Domani, martedì 23 giugno, alle 17.30, nel Salone del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini (accesso dal cortile dell’Ospedale dei Pellegrini, via Portamedina 41, Napoli) sarà presentato il volume “La città giusta. Scritti su esclusione e comunità” di don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas di Roma.
Pubblicato il 18 novembre 2025 per le Edizioni Lavoro e curato da Pierciro Galeone e Alessandro Romelli, con prefazione del card. Baldassarre Reina, il libro raccoglie testi che testimoniano la visione profetica di don Di Liegro sulla giustizia sociale, sulla partecipazione democratica e sul ruolo delle comunità nel contrasto a ogni forma di esclusione. Un’eredità che continua a interpellare la coscienza civile ed ecclesiale e che trova nella città di Napoli un terreno di sorprendente attualità.
L’incontro, moderato dal giornalista Cristiano Marco Giulio Faranna, si aprirà con i saluti di Giovanni Cacace, primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, di don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis, e di padre Sandro Barlone sj, presidente della Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro Ets.
Interverranno come discussant Pierciro Galeone, curatore del volume e vicepresidente della Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro Ets; suor Marisa Pitrella, direttrice della Caritas diocesana di Napoli; don Doriano Vincenzo De Luca, parroco e giornalista; e Marco Rossi, referente della Comunità di Sant’Egidio per Napoli e la Campania.
L’appuntamento offrirà un’occasione di approfondimento e di memoria su uno dei protagonisti della vita sociale ed ecclesiale del nostro tempo, capace di coniugare l’impegno per gli ultimi con una lettura lucida e anticipatrice delle dinamiche della città.
L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro in collaborazione con l’Arciconfraternita dei Pellegrini.

Diocesi: Gaeta, incontro di fraternità e di preghiera per le Confraternite

Martedì 23 giugno a Gaeta si terrà l’incontro di fraternità e di preghiera con le Confraternite presenti nell’arcidiocesi. L’evento inizierà alle 18 al santuario della Madonna del Colle, da dove si procederà in corteo processionale fino alla chiesa parrocchiale per la celebrazione della messa vigiliare del santo patrono. Al termine, vi sarà un’agape fraterna offerta dalla Congrega di san Giovanni Battista.

Terra Santa: fra Tayem (Custodia), “la presenza oggi è una delle forme più grandi della carità”

“Essere parroco in Terra Santa significa molto di più che celebrare una Messa o amministrare i sacramenti. Significa condividere la vita della gente, ascoltare le famiglie, stare vicino ai giovani, accompagnare chi soffre, cercare di mantenere viva una comunità che sta attraversando un periodo molto duro”. Lo dice fra Raffaele Tayem, frate francescano che appartiene alla Custodia di Terra Santa da circa 30 anni, nato in Galilea sottolineando che “qui il sacerdote diventa anche un fratello, un padre, una presenza viva. In Terra Santa non serviamo soltanto dei luoghi santi, ma cerchiamo di mantenere delle pietre vive, delle persone che cercano di continuare a vivere, a credere e soprattutto a sperare”. La vita a Betlemme è cambiata profondamente: gli abitanti stanno vivendo uno dei periodi più pesanti degli ultimi anni. Le ferite della guerra continuano a lasciare profondi segni economici, sociali, psicologici e spirituali: “Molti – dice il religioso – hanno perso il lavoro e tante persone, che prima conducevano una vita dignitosa, oggi fanno fatica a sostenere le spese più semplici: l’affitto, le medicine, la scuola dei figli o persino mettere il cibo in tavola. Betlemme dipende molto dai pellegrinaggi e dal turismo, ma ormai da lungo tempo le strade sono vuote. Questo ha colpito duramente l’economia locale e la vita di molte famiglie, non solo cristiane. C’è poi una sofferenza meno visibile, ma forse ancora più profonda: la stanchezza interiore. Le persone vivono nell’incertezza con una continua sensazione di precarietà: i giovani si domandano se avranno ancora un futuro qui”. Assenza di guerra non è pace, le ferite, soprattutto psicologiche, rimangono e la sofferenza più grande, spiega padre Tayem, è “vedere una terra che ama la vita e custodisce la speranza che porta dentro di sé tanta fatica e dolore”. Da oggi si può sostenere concretamente la Custodia di Terra Santa con un gesto semplice e senza alcun costo: destinare il 5×1000 alla Fondazione Terra Santa. Grazie al recente riconoscimento come Ente del Terzo settore (Ets), a partire dall’attuale dichiarazione dei redditi 2026 (relativa al 2025), si ha la possibilità di scegliere la Fondazione come destinataria del 5×1000, come annuncia oggi la Fondazione – che riporta la testimonianza di padre Tayem – che è al servizio della Custodia di Terra Santa e racconta, sostiene e rende possibile l’opera quotidiana dei frati francescani nei luoghi biblici dove mancano molte cose, ma paradossalmente le mancanze materiali non sono al primo posto nel bisogno delle persone: “Oggi la gente non cerca grandi discorsi. Ha bisogno, sì, del pane quotidiano, ma cerca qualcuno che le resti accanto” sottolinea fra Raffaele. Eppure, la speranza vive, nonostante tutto, conclude fra Tayem: “la presenza della grotta della Natività ci dà quella vera speranza: questo luogo ci fa ricordare che Dio ha scelto questa porta piccola per entrare nel mondo, che non è entrato attraverso la forza, il potere o la grandezza, ma attraverso la semplicità, la fragilità. In una mangiatoia”.

Pastorale: mons. Castellucci (Modena e Carpi), “cristiani e comunità devono essere capaci di prossimità e provocare domande”

“I cristiani, la comunità, profeticamente, devono essere capace di prossimità e provocare domande”. Lo ha affermato mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, intervenendo alla prima giornata della 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale che si è aperta oggi ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel.
Parlando de “Il cambio d’epoca: annunciare il Vangelo in un tempo post-cristiano”, il presule ha sottolineato che “la fine della cristianità è emersa nel cammino sinodale con differenze geografiche, più al Nord che al Sud”. “Viene meno – ha rilevato – la saldatura tra i principi portati avanti dalla Chiesa e quelli portati avanti dalla società”. “Se la Chiesa italiana non fosse in crisi, sarebbe la Chiesa di Gesù?”, ha domandato l’arcivescovo, per il quale “forse non lo sarebbe, perché la Chiesa di Gesù è fatta da discepoli e non è chiusa in una bolla, ma aperta al cammino di incontro di persone ed eventi, nelle pieghe della storia, mettendoci testa, cuore e piedi”. “Una comunità cristiana – ha osservato – è tanto più fedele all’annuncio del Regno in incontri non programmati di affiancamento alle situazioni critiche della vita, oltre la pastorale istituzionale”. Castellucci ha invitato ad “andare oltre il lamento, come nelle frange degli ultrà cattolici che usano la vitalità social, più rumorosi che numerosi, che vuole portare una restaurazione del passato, ma anche sbilanciamenti in avanti, troppo ideali”. “La preghiera resta il fondamento per la comunione”, ha ammonito, aggiungendo che “le comunità cristiane del futuro”, spogliate di strutture, saranno “minoranze creative”, saranno “lievito”. L’arcivescovo ha indicato tre movimenti intrecciati per un rinnovamento della presenza nella storia: la “conversione comunitaria”, la “conversione personale” e la “conversione strutturale”. Per Castellucci, “la condizione preliminare per l’annuncio oggi è l’ascolto”. È necessario “l’ascolto dei linguaggi (altrui) per imparare ad annunciare a sé e agli altri”. Bisogna “intercettare i mondi, non stando in cattedra ma in un ascolto reciproco: è l’esperienza dei cantieri che è emersa nel cammino sinodale”, ha spiegato l’arcivescovo. Per “rendere ragione della speranza che è in voi” serve “prendere la parola dentro l’ascolto della realtà”.

Diocesi: Vicenza, domani mons. Brugnotto benedirà un edificio Caritas restaurato

Mons. Giuliano Brugnotto, vescovo di Vicenza, domani pomeriggio, alle 14.30, visiterà e benedirà gli spazi rinnovati di Villa Cogollo Tornieri, importante complesso monumentale situato nel quartiere di San Lazzaro a Vicenza, oggetto di un intervento di restauro e recupero conservativo condotto da Fondazione Caritas Vicenza, proprietaria dell’immobile, che in un prossimo futuro lo destinerà ad un progetto di housing sociale a favore principalmente di studenti universitari e lavoratori temporaneamente fuori sede. Alla visita parteciperanno anche il presidente di Fondazione Caritas Vicenza, don Enrico Pajarin, il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, l’arch. Felice Romano della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo, i progettisti dell’intervento, arch. Bruno e Marcella Gabbiani, l’arch. Andrea Valentini dell’Istituto Regionale Ville Venete, il presidente del Cisa, prof. Edoardo Demo, l’archivista diocesano mons. Antonio Marangoni e i numerosi donatori che hanno contribuito al restauro.

Pastorale: mons. Sigalini (Cop), “ripensare un cristianesimo che possa contribuire a costruire un mondo più giusto, pacifico e fraterno”

La 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale “si propone di esplorare sfide e opportunità del tempo, per ripensare un cristianesimo che possa contribuire a costruire un mondo più giusto, pacifico e fraterno, superando le divisioni e promuovendo un messaggio di speranza e di dialogo tra le religioni e le culture”. Lo ha spiegato mons. Domenico Sigalini, presidente del Centro di orientamento pastorale, presentando la 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale che si è aperta oggi ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel. I lavori, fino al 25 giugno, approfondiranno la tematica “Dopo la cristianità: quale cristianesimo? Sulle orme di San Francesco, per un mondo di fraternità e di pace”. “L’espressione ‘dopo la cristianità’ – ha spiegato il vescovo – dice che la nostra società non è più naturalmente cristiana. Chiedersi ‘dopo la cristianità’ è anzitutto aprirsi a un dialogo su come il cristianesimo possa confrontarsi con l’oggi”. “La spiritualità della Settimana, e il tema che in essa viene declinato, è quella francescana, di quel Poverello d’Assisi innamorato di Cristo, araldo del Vangelo nelle pieghe del suo tempo”, ha proseguito mons. Sigalini, ricordando che san Francesco “fu capace di umiltà, fraternità, amore per l’intera opera della creazione, e di impegno per la pace. Mettersi sulle orme di Francesco d’Assisi è mantenere vivo l’esercizio della sinodalità”. Lo ha ricordato – ha rilevato il presule – Leone XIV ai vescovi italiani: “Francesco e i primi frati vissero appieno quello che, con linguaggio odierno, chiamiamo ‘stile sinodale’. Insieme, infatti, condivisero le diverse tappe del loro cammino; insieme si recarono dal Papa Innocenzo III; insieme, di anno in anno, perfezionarono e arricchirono il testo iniziale che era stato presentato al Pontefice, composto, dice Tommaso da Celano, ‘soprattutto di espressioni del Vangelo’, fino a trasformarlo in quella che oggi conosciamo come prima Regola”.

Arabia Saudita: Amnesty International, 96 persone messe a morte da inizio anno mentre decine di altre restano nel braccio della morte per reati legati alla droga

Tra il 1° gennaio e il 22 giugno 2026, l’Arabia Saudita ha eseguito 96 condanne di morte, di cui 61 per reati legati alla droga. Tra le persone messe a morte per questi reati, 39 erano cittadine e cittadini stranieri provenienti da Etiopia (7), Pakistan (7), Sudan (5), Giordania (4) e Siria (3), oltre che da altri Paesi. Ventidue erano cittadini sauditi. L’ultima esecuzione è avvenuta il 18 giugno. Lo denuncia oggi Amnesty International.
“Siamo a metà dell’anno e l’Arabia Saudita ha già messo a morte quasi 100 persone: un tragico traguardo che mette in luce il ricorso spietato e illegale delle autorità alla pena di morte. Delle 96 persone già messe a morte nel 2026, ben 61 per reati legati alla droga; 39 erano cittadine e cittadini stranieri e 22 cittadini sauditi”, ha dichiarato Dana Ahmed, ricercatrice di Amnesty International per il Medio Oriente. “In un momento in cui governi e istituzioni internazionali riconoscono sempre più la necessità di promuovere risposte ai problemi legati alla droga fondate sulle prove e rispettose dei diritti umani, l’Arabia Saudita continua a mettere a morte persone per reati che, secondo il diritto e gli standard internazionali, non dovrebbero mai essere puniti con la pena di morte. Anziché riflettere sul costo umano delle proprie politiche fortemente punitive, le autorità saudite continuano a eseguire condanne di morte a un ritmo allarmante, anche per reati legati alla droga”, ha proseguito, sottolineando che “le persone straniere hanno pagato il prezzo più alto dell’implacabile ricorso dell’Arabia Saudita alla pena di morte per reati legati alla droga, spesso al termine di processi gravemente iniqui. È estremamente preoccupante che almeno 63 cittadini etiopi detenuti in un unico reparto del centro di detenzione di Khamis Mushait, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, possano essere a rischio imminente di esecuzione esclusivamente per reati legati alla droga. I timori per la loro sicurezza sono aumentati dopo che, all’inizio dell’anno, sette cittadini etiopi sono stati messi a morte, tutti con l’accusa di aver ‘trafficato hashish’”.
“L’ondata di esecuzioni in Arabia Saudita – ha concluso Ahmed – riflette una pericolosa tendenza globale, in cui politiche antidroga di carattere punitivo alimentano sempre più il ricorso alla pena di morte. La comunità internazionale deve condannare senza ambiguità queste esecuzioni illegali e l’Arabia Saudita deve introdurre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, quale primo passo fondamentale verso la sua abolizione”.

Diocesi: Locri, Fondazione Santi Medici “Cosma e Damiano” potenzia le attività di prevenzione dell’usura Stampa

La Fondazione Santi Medici “Cosma e Damiano” – Fondo Solidarietà Antiusura Onlus della diocesi di Locri-Gerace potenzierà le proprie attività di prevenzione e sostegno rivolte a famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori che vivono situazioni di difficoltà economica o rischio usura. Il rafforzamento delle iniziative – spiega la diocesi – si inserisce nella linea pastorale promossa da mons. Francesco Oliva, amministratore apostolico della diocesi, che ha più volte richiamato l’urgenza di “stare accanto a chi vive il peso del debito e della fragilità sociale”, sostenendo con convinzione l’opera della Fondazione e incoraggiandone lo sviluppo. Guidata dalla presidente Mariantonietta Pelle, la Fondazione rappresenta da anni “un presidio unico nel territorio provinciale, impegnato nel contrasto all’usura attraverso: ascolto riservato, consulenza legale e finanziaria gratuita, accesso al credito legale tramite fondi di garanzia, educazione finanziaria, campagne di sensibilizzazione e percorsi formativi”. Grazie alle convenzioni con istituti bancari, la Fondazione consente a persone sovraindebitate di accedere a prestiti regolari, prevenendo il ricorso agli usurai. “Il nostro impegno – afferma la Fondazione – è restituire dignità e speranza a chi vive un momento di fragilità. L’usura non è solo un reato: è una ferita sociale che colpisce le persone più esposte. Per questo lavoriamo affinché nessuno si senta solo”. L’esperienza maturata negli anni conferma “la gravità del fenomeno nella Locride: l’usura colpisce non solo attività economiche, ma anche singole persone e interi nuclei familiari, spesso vittime di minacce e pressioni”. Troppo spesso – sottolinea la Fondazione – si chiede aiuto quando è già tardi. È fondamentale intervenire prima, quando il debito diventa paura”. Accanto al sostegno economico, la Fondazione promuove “una diffusa cultura della legalità e della responsabilità finanziaria, attraverso: incontri pubblici, attività nelle scuole e nelle parrocchie, campagne informative, percorsi educativi rivolti alle comunità. L’obiettivo è prevenire il ricorso all’usura e rafforzare la fiducia nelle istituzioni e negli strumenti di tutela”. La lotta all’usura è “una responsabilità condivisa, che richiede una rete di solidarietà e un impegno costante”.

Pace: Cei e quindici comunità religiose firmano il 25 giugno il Patto “La via italiana del dialogo” per la coesione sociale

Il 25 giugno, alle 9.30, presso l’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis a Roma, i responsabili delle principali comunità religiose presenti in Italia sottoscriveranno un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro congiunto avviato tre anni fa nell’ambito de “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”. La cerimonia sarà trasmessa in diretta  sul canale YouTube della Chiesa cattolica italiana. A firmare il documento saranno quindici realtà: l’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, l’Assemblea spirituale nazionale dei bahá’í d’Italia, la Sikhi Sewa Society, l’Istituto Tevere, la Confederazione islamica italiana, la Comunità religiosa islamica italiana, l’Assemblea dei rabbini d’Italia, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, il Centro islamico culturale d’Italia, l’Unione delle Comunità islamiche d’Italia, l’Unione induista italiana, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, la Conferenza episcopale italiana (Cei), la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e l’Unione buddhista italiana.

Leone XIV: il programma del Concistoro straordinario del 26-27 giugno 2026

Si terrà venerdì 26 e sabato 27 giugno il Concistoro straordinario convocato da Leone XIV, con i lavori articolati in quattro sessioni. Lo rende noto oggi la Sala Stampa della Santa Sede, pubblicando il calendario dei lavori. Il 26 giugno, alle 7.30, il Papa presiederà la messa nella Basilica di San Pietro; alle 9.30, nell’Aula Paolo VI, aprirà i lavori con un intervento introduttivo, dopo il saluto del card. Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio. La prima sessione, sul tema “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, prevede una meditazione biblica del card. Grzegorz Ryś e lavori di gruppo. Nel pomeriggio, la seconda sessione sarà dedicata al tema “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore”, introdotta dal card. Víctor Manuel Fernández a partire dal capitolo V dell’enciclica “Magnifica humanitas”. Il 27 giugno, la messa delle 7.30 in Basilica di San Pietro sarà presieduta dal card. Giovanni Battista Re. La terza sessione affronterà il tema “Costruire nel bene: i cantieri del nostro tempo”, introdotta dal card. Stephen Brislin; la quarta sessione, all’Aula nuova del Sinodo, sarà dedicata al cammino di attuazione del Sinodo, con introduzione del card. Mario Grech e un dialogo con il Santo Padre, seguito dal Te Deum. Il 29 giugno, solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, è in programma la messa alle 9.30 nella Basilica di San Pietro.

Diocesi: mons. Raimondi (vescovo aus. Milano), “impegno per ridare alla Chiesa uno stile di gioiosa missionarietà”

(Milano) “Ho avuto la grazia e la fortuna di essere referente per la Lombardia del cammino sinodale nazionale e, quindi, mi sono particolarmente interessato a queste dinamiche”. A ricordarlo, in riferimento alla nuova Proposta pastorale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, è il vescovo ausiliare e vicario episcopale della zona pastorale IV della diocesi-Rho, monsignor Luca Raimondi. “Quello che io colgo di importante nella Proposta per il prossimo anno pastorale” (“Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro”) è “quello che lo stesso autore scrive nelle pagine iniziali”, sottolinea Raimondi. “Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana. Qui è il punto”. “Noi non viviamo cammini sinodali per avere qualcosa in più da fare, per realizzare dei meccanismi o per organizzarci meglio, ma perché c’è una missione da offrire al mondo: ridare alla Chiesa uno stile di gioiosa missionarietà, dicendo che non possiamo pensare solo alle quattro mura delle nostre sacristie o solo a quelle di un oratorio. Il campo è, davvero e sempre di più, il mondo come si intitolava una precedente Proposta pastorale dell’allora arcivescovo, il cardinale Angelo Scola. Se è così – ed è così – dobbiamo vivere dentro questo mondo, con una modalità anzitutto di ascolto della gente, uscendo dai nostri recinti per annunciare il Vangelo di Gesù anche a chi la pensa diversamente da noi, senza condannare. In una zona forse tradizionale, come è ancora quella di cui sono vicario e che conta un milione e 118mila abitanti, c’è certamente tanta gente che ha voglia di pensare in modo nuovo. Per questo ritengo che sia importante il cammino sinodale come strumento di ascolto e missionarietà”.
Soddisfatto si dice, quindi, il vescovo Raimondi per le concrete realtà sinodali che si sono attivate nei decanati della “sua” zona. “Con molta onestà devo dire che la maggior parte sta facendo cose belle: ad esempio, c’è un decanato che ha avviato un centro medico di accoglienza per chi non ha assistenza sanitaria, ascoltando, attraverso l’assemblea sinodale decanale, i bisogni del proprio territorio. Poi, c’è chi che si è interessato delle società sportive di base, creando eventi, chi ha coinvolto i presidi delle scuole superiori e i ragazzi realizzando un questionario sul senso della vita. Rimane qualche resistenza, forse perché si pensa ancora che la sinodalità e l’assemblea sinodale decanale siano cose in più da fare, magari a carico dei preti. Ma quando capiremo che questi meccanismi puntano invece alla scioltezza dei rapporti, sono convinto che tutto cambierà”.

Formazione: Agidae, ad Assisi il campus estivo “L’identità degli enti ecclesiastici tra formazione, governance e responsabilità servire con l’esempio”

“L’identità degli enti ecclesiastici tra formazione, governance e responsabilità servire con l’esempio”. È il tema della 35ª edizione del campus estivo di formazione professionale promosso dall’Agidae, dal 27 al 31 luglio ad Assisi.
Sono previsti cinque corsi. Il primo per enti gestori, economi, superiori, addetti amministrativi, settore istruzione e socio-sanitario assistenziale su “Governare le opere della Chiesa tra identità, responsabilità e missione educativa”. Il secondo per coordinatori didattici e docenti su “Educare al bene comune nell’era dell’intelligenza artificiale: conoscenze, competenze e non cognitive skills – Bes”. Il terzo per segreteria amministrativa su “Alta formazione professionale per la segreteria amministrativa nella scuola paritaria”. Il corso 4 – Agiqualitas per auditor interni sul “Sistema di gestione qualità. Area tecnica: formazione e socio-sanitaria”. Il corso 5 – Fonder per soggetti attuatori, enti di formazione, responsabili di piano, progettisti piani formativi, gestori, responsabili didattico-amministrativi, coordinatori didattici fonder su “Un Atlante per orientare, un Atlante per supportare”.

Diocesi: Verona, nasce la Cer solidale per l’inclusione e l’ecologia integrale

Nasce a Verona la Fondazione Cer.S.I.Ei.: una Comunità energetica rinnovabile che rappresenta anche un nuovo patto territoriale tra Chiesa, opere sociali, famiglie, imprese e comunità locali. L’obiettivo è di trasformare la transizione energetica in uno strumento di inclusione sociale, tutela delle persone vulnerabili e cura del creato. Presidente di Cer.S.I.Ei. è mons. Osvaldo Checchini e i fondatori sono la diocesi di Verona, l’Istituto per il sostentamento del clero di Verona, Caritas veronese, Fondazione Gobetti Ets, Fondazione Casa San Giuseppe Ets, Fondazione Poverette Casa di Nazareth, Fondazione Pia Opera Ciccarelli Ets, Fondazione Piccola Fraternità Lessinia Ets, Fondazione Opera Famiglia Canossiana Nuova Primavera Ets, Fondazione Edulife Ets. La Fondazione è il frutto di oltre due anni di studio e analisi incrociate sviluppate all’interno del network etico di Adoa (Associazione diocesana opere assistenziali della diocesi di Verona) con la collaborazione di Magis Energia, Chiesa di Verona e Caritas diocesana. La Fondazione è un modello territoriale replicabile, capace di essere adottato da altre Chiese locali italiane. L’idea a lungo termine è quella di costruire una rete interdiocesana coordinata in cui condividere strumenti, investimenti, competenze e buone pratiche, e sviluppare un progetto nazionale di ecologia integrale, autonomia energetica e attenzione alle vulnerabilità.

Papa ad Assisi: “nessuna tariffa per la messa con i giovani”

“L’accesso alla celebrazione con il Papa non è, e non sarà mai, legato ad alcun pagamento”. Così il Comitato organizzatore smentisce le voci “totalmente infondate circolate nelle ultime ore”, secondo le quali per partecipare alla messa presieduta dal Papa il prossimo 6 agosto, nell’ambito dell’evento “Go! Franciscan Youth Meeting”, sarebbe necessario il pagamento di una tariffa di 50 euro. “È confermato che tutti i giovani regolarmente iscritti all’evento avranno garantito l’accesso e la partecipazione alla messa con il Santo Padre”, precisano gli organizzatori in una nota. Per quanto riguarda la gestione dei flussi e i dettagli logistici, gli organizzatori sono in contatto con la Prefettura della Casa Pontificia, dalla quale “al momento, non sono ancora pervenute le indicazioni definitive”. Non essendo, quindi, ancora stato delineato il programma ufficiale nei suoi dettagli logistici, “non è possibile fornire risposte definitive su eventuali accessi per i non iscritti, ma si ribadisce con assoluta fermezza che nessuna quota di 50 euro è stata mai prevista o richiesta”. Di qui l’invito ai giovani, alle famiglie e alle comunità “a non dare credito a canali di informazione non ufficiali che diffondono notizie distorte”: “Tutte le comunicazioni veritiere, i programmi definitivi e le modalità di accesso saranno pubblicati tempestivamente ed esclusivamente sui canali ufficiali dell’evento non appena la Santa Sede ne darà l’ufficialità”.

Striscia di Gaza: card. Pizzaballa alla messa, “noi non dimentichiamo Gaza, il mondo non dimentica Gaza”

“Noi non dimentichiamo Gaza. È vero che sui social media il tema di Gaza ha una presenza ridotta, ma vi dico che in tutti i miei viaggi nel mondo, di recente in Francia e in altri luoghi, ogni volta che siamo presenti il tema di Gaza ritorna chiaramente alla ribalta. Noi non dimentichiamo Gaza”. Lo ha affermato il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il card. Pierbattista Pizzaballa, durante l’omelia della messa celebrata poco fa a Gaza e trasmessa in diretta dalla parrocchia latina della Sacra Famiglia. “Anche se è difficile, facciamo di tutto, il più possibile per dare aiuto e per supportare”, ha spiegato il cardinale, sottolineando che “la guerra non ha il diritto di cambiare il nostro ruolo o la nostra visione della vita”. Nel commentare il Vangelo, Pizzaballa ha rivolto un forte appello a superare le divisioni: “Gesù Cristo ci chiede come io costruisco la mia relazione con gli altri. Come guardo al prossimo? Con superiorità, dall’alto in basso con orgoglio? O con odio, disprezzo, paura, rifiuto? Non dobbiamo agire così. Chiediamo a Gesù di cambiare i nostri cuori, perché non dovremmo guardare con gli occhi, ma con il cuore”. “La guerra – ha ribadito – non ha il diritto di cambiare la nostra visione della vita, a partire innanzitutto dalla nostra relazione reciproca e dalla nostra relazione con Gesù Cristo. Per amore del Signore, facciamo sempre più del minimo che possiamo fare; questo è ciò che ci è richiesto anche a Gaza”. Nonostante le enormi difficoltà nella Striscia, il Patriarca ha voluto lanciare un messaggio di speranza per il futuro, parlando del restauro delle strutture locali: “Se Dio vuole, la prossima volta che verrò avremo una scuola grande, il restauro dell’ospedale Al-Ahli e l’asilo del Patriarcato Latino pieno di bambini. E se ci saranno bambini e confusione significa che la vita va avanti. In ogni parte del mondo dove andrò, porterò con me la vostra speranza, ciò che sperate per voi stessi, e i vostri auguri”. La partenza da Gaza del patriarca latino è prevista per domani mattina.

Austria: Week for Life. In Salzburg, the Archbishop celebrates with children in the Cathedral

As part of the programme of the Week for Life in Austria, the Archbishop of Salzburg and President of the Austrian Bishops’ Conference, mgr. Franz Lackner, officiated Mass with children and families in the Cathedral of Saints Rupert and Vergilius. The child-friendly “Service for Life” that was held on Sunday 21st June was designed to be “interactive”. In particular, children had a chance to speak of God with the Archbishop as he prowled through the benches and the aisles of the Cathedral, where the little devotees were sitting on the floor, in a festive climate. Archbishop Lackner explained to children that “every person has been created perfect” and is called to “use his abilities to help others and bring them joy”. In his conversation with the children, he compared such task to a treasure chest. “We are both the treasure and the chest. What do we put in a treasure chest? Something beautiful, something good and precious: love for ourselves and for God as well as our prayers. In a nutshell: let’s give joy to God and let’s be good to our neighbours”, mgr. Lackner said. At the end of the service, some crosses were blessed, given to all children, and then displayed in the Bishop’s garden, where playgrounds and a snack were awaiting them. The “Week for Life“ is a yearly initiative of the Austrian Catholic Church. Dioceses, institutions and organisations take part in it with a wide range of events, mainly targeted to families, pregnant women, children, elderly people, and people with special needs.

Austria: Settimana per la vita. A Salisburgo l’arcivescovo celebra coi bambini in cattedrale

Nel corso delle attività della Settimana per la vita in Austria, l’arcivescovo di Salisburgo e presidente della Conferenza episcopale austriaca, mons. Franz Lackner, ha celebrato una messa coi bambini e le famiglie nella cattedrale dei Santi Ruperto e Virgilio. La “Funzione per la vita” dedicata ai bambini, tenutasi domenica 21 giugno, è stata pensata per essere “interattiva”. I bambini, in particolare, hanno avuto l’opportunità di parlare di Dio con l’arcivescovo, che si aggirava tra i banchi e nella navata della cattedrale, dove i piccoli fedeli erano seduti per terra, in un clima di festa. L’arcivescovo Lackner ha spiegato ai bambini che “ogni persona è creata in modo perfetto” ed è chiamata a “usare le proprie capacità per aiutare gli altri e portare loro gioia”. Nel suo dialogo con i bambini, ha paragonato questo compito a uno scrigno del tesoro. “Noi siamo sia il tesoro che lo scrigno. Cosa mettiamo in uno scrigno del tesoro? Qualcosa di bello, qualcosa di buono e di prezioso: l’amore per noi stessi e per Dio, così come le nostre preghiere. In poche parole: diamo gloria a Dio e siamo buoni con il prossimo”, ha detto Lackner. Al termine della funzione, sono state benedette delle croci consegnate a tutti i bambini, che sono state poi presentate nel giardino del vescovo, dove li attendevano aree gioco e una merenda. La “Settimana per la vita” è un’iniziativa annuale della Chiesa cattolica austriaca. Diocesi, parrocchie, istituzioni e iniziative partecipano con una vasta gamma di eventi, concentrandosi in particolare su famiglie, donne in gravidanza, bambini, anziani e persone con bisogni speciali.

Diocesi: Oppido-Palmi, un anno nel segno della missione e della gratitudine

Si è chiuse un anno pastorale “intenso e fecondo” per il Centro missionario diocesano (Cmd) di Oppido Mamertina-Palmi segnato da “un cammino missionario che ha cercato di coniugare formazione, preghiera e gesti concreti di condivisione”. Un percorso vissuto nel “segno del ringraziamento al Signore, che ha permesso di rinnovare la consapevolezza della vocazione missionaria e dell’impegno battesimale nell’annuncio del Vangelo”, spiega la diocesi evidenziando che il “cuore pulsante” delle attività formative è stata l’Oasi della Misericordia a San Martino di Taurianova. Gli incontri, realizzati grazie alla collaborazione di p. Antonio Santoro e arricchiti dalla costante presenza del vescovo Giuseppe Alberti, si sono rivelati “fondamentali occasioni di crescita spirituale, confronto e approfondimento sulla testimonianza cristiana nella nostra Chiesa”. Tra gli appuntamenti quattro incontri incentrati sull’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, guidati dal presule.  Il cammino annuale ha trovato “un momento di forte coralità” nel mese di ottobre, tradizionalmente dedicato alle missioni. L’intera comunità diocesana è stata coinvolta in iniziative di animazione, preghiera e sensibilizzazione volte a mantenere viva l’attenzione verso la missione universale della Chiesa e le realtà più fragili del pianeta. In questo contesto, la Veglia missionaria diocesana ha rappresentato un “momento di alta intensità spirituale. Una grande partecipazione di popolo ha testimoniato il desiderio profondo della comunità di sentirsi parte attiva e viva del mandato evangelizzatore, unendosi nella preghiera per tutti i missionari sparsi nel mondo”, sottolinea la nota diocesana. Inoltre importante è stata la raccolta fondi destinata al sostegno delle missioni e la “Cena povera”, promossa e organizzata in sinergia con il Mlac (Movimento lavoratori di Azione Cattolica) e la Caritas diocesana alla quale ha partecipato don Dante Carraro, medico cardiologo, sacerdote diocesano di Padova e direttore di Medici con l’Africa-Cuamm.

Cronaca: Paderno Dugnano, la comunità cristiana sulla vicenda dei tre giovani morti a Senago. “Opporre alla morte un frammento di speranza”

“Sono molte e difficili le domande che salgono dal cuore Ma, sentiamo con chiarezza che se una risposta esauriente a tutte queste domande fosse data, sfiorerebbe solo il mistero che ci sta davanti, non ci soddisferebbe del tutto. Rimarrebbe sempre davanti a noi la consapevolezza: ‘In ogni modo non ci sono più. Non c’è niente da fare; non si può tornare indietro e scrivere in un altro modo gli eventi’”. Nella notte tra sabato 20 e domenica 21 giugno, a Senago (Milano), un’auto con a bordo nove ragazzi, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, è uscita fuori strada ed è precipitata nel Canale Villoresi. I giovani viaggiavano sullo stesso veicolo quando, per cause ancora imprecisate, il conducente ha perso il controllo della vettura, che è finita in acqua. Tre ragazzi sono morti, gli altri sei sono stati soccorsi e trasportati all’Ospedale Niguarda di Milano con traumi e contusioni di diversa entità. Le vittime sono Camilla Copparoni, Lorenzo Benin e Riccardo Provasi, tutti 17enni residenti a Paderno Dugnano. La comunità pastorale San Giovanni Paolo II di Paderno ha diffuso una nota, rilanciata dal portale della diocesi ambrosiana.
“È giusto questo? È umano? Eppure dobbiamo trovare qualche parola per esprimere quello che è avvenuto. Solo così non saremo sommersi del tutto dall’angoscia e potremo opporre al senso della morte un frammento, seppur minimo, di speranza. Non possiamo negare lo smarrimento e lo sconcerto che questo fatto ha prodotto in noi, e non possiamo negare che questo sconcerto abita il nostro cuore come una realtà amara, capace di avvelenare pensieri e sentimenti. Una volta di più ci accorgiamo quanto sia fragile la nostra vita! È un trauma che toglie per un attimo anche la capacità di pensare. La comunità cristiana può trovare forza solo nella Parola di Dio. [] Parliamo per dare voce al dolore che sta dentro di noi, ma poi attendiamo in silenzio perché Dio possa scrivere nonostante tutto un futuro per la nostra vita e per la vita dei nostri giovani. Con questi sentimenti vogliamo essere vicini alle famiglie e a tutti gli amici di Camilla, Lorenzo e Riccardo”.

Diocesi: Milano, le reazioni dei decani alla nuova Proposta pastorale. “Esperienza missionaria e pratica della sinodalità”

(Milano) “Ciò che più mi ha colpito nella Proposta pastorale dell’arcivescovo Delpini è l’immagine manzoniana iniziale che richiama la notte disperata dell’Innominato e i rumori di festa che sente provenire dalla gente. Mi sono chiesto se le nostre comunità sono ancora capaci di riconoscere una presenza gioiosa nel mondo travagliato in cui viviamo”. Don Andrea Meregalli, decano del decanato Cagnola-Gallaratese-Quarto Oggiaro, che arriva da una zona semicentrale e giunge fino alla periferia di Milano per un totale di oltre 125.000 abitanti, parte dall’invito a irradiare la gioia cristiana che l’arcivescovo offre alla diocesi con la sua Proposta pastorale per l’anno 2026/2027 (che inizierà ufficialmente il prossimo 8 settembre), dal titolo “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro”. “Mi è parso interessante che il documento inviti a rileggere tutta la millenaria esperienza della Chiesa ambrosiana in chiave missionaria e attraverso la pratica della sinodalità che non si configura più come una riflessione teorica, ma di buone prassi. Per la mia esperienza – aggiunge Meregalli – è stata significativa la formazione delle giunte nel Consiglio pastorale che ci hanno aiutato ad avviarci proprio su questa strada di condivisione sinodale con progetti che, tuttavia, hanno ancora bisogno di crescita e di svilupparsi, come peraltro nota giustamente anche Delpini nel suo pronunciamento”.
Parole simili da un altro decano, don Luca Violoni, di una realtà molto popolosa – 114.000 abitanti, 23 parrocchie –, in un contesto però molto diverso: Peschiera Borromeo-San Donato, a sud di Milano, nella cosiddetta “Bassa”, la zona rurale della diocesi. “Monsignor Delpini ha voluto porre all’inizio del suo scritto quello che chiamerei un principio di riferimento e un fondamento: tutto il cammino sinodale che stiamo facendo si basa sulla gioia del Vangelo. Per questo siamo chiamati a camminare insieme e anche a interrogarci se le campane che sente l’Innominato, e che dovremmo sentire anche noi, riescono ancora a suscitare delle domande buone che portino pace la dove c’è l’inquietudine. I ragionamenti – prosegue Violoni – sono importanti, ma fanno presa se prima c’è un interrogativo che viene risvegliato e questo passa necessariamente dal trasmettere la gioia del Vangelo. Altrimenti tutti i nostri cammini, tutte le nostre articolazioni – pure con le migliori intenzioni – rischiano di risultare un poco come un’armatura di Golia e non come la fionda di Davide. Sono contento di quello che abbiamo realizzato, come cammino sinodale, nel mio decanato, con un’esperienza nuova ma a cui non è mancato l’entusiasmo in questi anni. L’assemblea sinodale si è interrogata su un tema cruciale, come le dipendenze attraverso una precisa indagine sul territorio – raggiungendo associazioni, rappresentati politici, operatori – e, ora, stiamo aprendo il fronte complesso del tema del lavoro con una concretezza che fa bene a tutti e crea percorsi virtuosi e promettenti”.

Cura del Creato: Movimento Laudato si’, in serata incontro online in preparazione alla Giornata mondiale di preghiera

È in programma per la serata di oggi, lunedì 22 giugno, l’ promosso dal Movimento Laudato si’ in collaborazione con gli Uffici nazionali della Cei per i Problemi sociali e il lavoro e per l’Ecumenismo e dialogo interreligioso. Dalle 20.30 alle 22.30 è prevista innanzitutto la presentazione del tema della Giornata mondiale di preghiera per la Cura del Creato (1° settembre) e del tema e del simbolo di Tempo del Creato (dal 1° settembre al 4 ottobre); interverranno Dimitriadis Nikolaos Thessaloniki , presidente del Centro di studi su Ecumenismo, missione ed ecologia (Cemes) e membro del Tavolo di studio “Custodia del Creato” della Cei, Tebaldo Vinciguerra, del Dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale e membro del Comitato direttivo ecumenico mondiale di Tempo del Creato, padre Lázaro Gil Chaúque, della Certosa di Chiusa Pesio e Comunità missionaria della Consolata, mozambicano che porterà una breve testimonianza sull’amico e confratello mons. Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira, in Mozambico, ucciso il 6 giugno 2026 nella sua residenza episcopale; verrà anche ricordata Linda Zerbinotto, animatrice Laudato si’. Alla presenza di mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso e nuovo presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, sono previsti gli interventi anche di Cecilia Dall’Oglio, Global Movement Advisor e responsabile Programmi in Italia del Movimento Laudato si’ e membro del Tavolo di studio “Custodia del Creato” della Cei, e di Irene D’Aiuto, coordinatrice Equipe Giovani Giustizia e pace dell’Unpsl della Cei, animatrice di Comunità del Progetto Policoro della Cei e animatrice Laudato si’. L’incontro si concluderà con la cerimonia di mandato dei nuovi animatori Laudato si’, con i saluti e gli auguri da parte dei referenti di alcune delle organizzazioni membro e partner del corso 2026: Alessandra Cetro (Agesci), Maurizio Biasci (Azione Cattolica italiana), Enzo Petrolino (Comunità del Diaconato in Italia), Giulia Lombardi (Comitato scientifico Joint Diploma in Ecologia integrale) e Caterina Ranieri (Associazione dei Salesiani cooperatori Italia, Medioriente, Malta).

Caldo: Pantaleo (Auser), “la prima ondata di calore ci ricorda quanto sia importante non lasciare sole le persone più fragili”. Per gli anziani la campagna “Aperti per ferie”

L’arrivo della prima intensa ondata di calore dell’estate accende i riflettori su una delle emergenze più silenziose che ogni anno colpiscono migliaia di persone anziane: la solitudine. Temperature elevate e condizioni di fragilità possono trasformare i mesi estivi in un periodo particolarmente difficile e rischioso per chi vive solo. In questo contesto Auser rinnova il proprio impegno con la campagna nazionale “Aperti per ferie”, un vasto programma di solidarietà, vicinanza e servizi che accompagnerà gli anziani per tutta l’estate.
Il caldo estremo rappresenta infatti un fattore di rischio soprattutto per le persone più anziane, in particolare per chi soffre di patologie croniche, ha difficoltà negli spostamenti o non dispone di una rete familiare e sociale di supporto. Per questo Auser rafforza la propria presenza sui territori mettendo a disposizione una rete capillare di volontarie e volontari pronti a intervenire con ascolto, compagnia e aiuto concreto. Telefonate di compagnia, consegna a domicilio di spesa e farmaci, trasporto sociale, attività ricreative e culturali, momenti di socializzazione, soggiorni estivi e sedi climatizzate aperte durante tutto il periodo estivo: sono solo alcune delle iniziative promosse da Auser per aiutare le persone anziane a vivere un’estate più sicura, serena e in compagnia.
“La prima ondata di calore ci ricorda quanto sia importante non lasciare sole le persone più fragili – dichiara il presidente nazionale di Auser, Domenico Pantaleo –. Per molti anziani l’estate può significare isolamento, preoccupazione e difficoltà quotidiane. Con ‘Aperti per ferie’ vogliamo essere una presenza concreta e rassicurante: una telefonata, un accompagnamento, un momento di incontro possono fare una grande differenza. Nessuno deve affrontare da solo il caldo dell’estate, per questo rivolgiamo un appello ai cittadini per dedicare un po’ del proprio tempo agli altri. Ogni nuovo volontario può aiutare Auser a raggiungere un numero sempre maggiore di persone anziane che, soprattutto nei giorni più caldi, hanno bisogno di vicinanza, ascolto e sostegno”.
Sul sito Auser è disponibile  una sezione costantemente aggiornata sui servizi attivati nei diversi territori, i numeri utili e le iniziative promosse dagli enti locali e dal volontariato per affrontare l’emergenza caldo. È inoltre possibile consultare e scaricare la guida Auser con consigli pratici per vivere l’estate in modo sereno e in sicurezza.

Striscia di Gaza: Pizzaballa inaugura clinica dell’Ordine di Malta. Blotz, “offrirà cure salvavita e sarà un segno concreto per dire alla popolazione che non è dimenticata”

Il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha benedetto oggi la nuova clinica, intitolata a san Giuseppe, dell’Ordine di Malta a Gaza City, alla presenza del patriarca greco-ortodosso Teofilo III. Secondo quanto riferisce l’Ordine, la struttura, nata dalla collaborazione tra il Patriarcato latino e l’Ordine di Malta, offrirà assistenza sanitaria di base fino a cento pazienti al giorno grazie a uno staff di circa trenta persone tra medici, infermieri e farmacisti.
(Foto Ordine di Malta)
Le attività sono coordinate da Malteser International, agenzia umanitaria dell’Ordine, impegnata sul campo fin dall’inizio del conflitto. La nuova clinica, che si trova accanto alla parrocchia latina, interviene in un contesto sanitario definito “catastrofico” dagli operatori: “Il 60% delle strutture sanitarie è stato completamente distrutto e molte altre sono gravemente danneggiate”, spiega il direttore medico, dott. Ali Ibrahim Al-Musaddar. Le condizioni igienico-sanitarie restano estremamente precarie: “Le malattie della pelle si stanno diffondendo. Quasi tutta la popolazione è stata ripetutamente sfollata ed è ormai dipendente dagli aiuti umanitari. Le persone arrivano qui malate, esauste e profondamente traumatizzate”, aggiunge il medico. La benedizione della clinica, alla vigilia della festa di san Giovanni Battista, patrono dell’Ordine di Malta, “rappresenta una tappa storica”, sottolinea il Grande Ospedaliere Josef Blotz, responsabile delle attività mediche e caritative. “A oltre novecento anni dalla fondazione in Terra Santa, continuiamo a servire senza distinzione di religione o provenienza. Questa struttura offrirà cure salvavita e sarà un segno concreto per dire alla popolazione che non è dimenticata”. Il progetto è sostenuto da donazioni e finanziamenti internazionali, tra cui quelli dei ministeri degli Esteri di Germania e Repubblica Ceca, di Aktion Deutschland Hilft, Unicef, oltre al Patriarcato latino di Gerusalemme e alle arcidiocesi di Monaco e Paderborn. Dall’inizio della guerra nel 2023, Malteser International ha distribuito oltre 200 tonnellate di aiuti umanitari, raggiungendo circa 25.000 persone nella parrocchia locale e nelle aree circostanti. Con la nuova clinica, l’impegno sanitario si rafforza, nel tentativo di rispondere a un’emergenza che continua a colpire duramente la popolazione civile.

World Whistleblower day: Libera Calabria, “la trasparenza è concentrata negli atenei pubblici, mentre il resto dell’ecosistema istituzionale è molto più debole”

Luci e ombre, forti polarizzazioni territoriali e barriere ancora troppo elevate per i potenziali segnalanti: è quanto emerge da “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione che sarà presentato domani 23 giugno da Libera a Roma, presso ExtraLibera, in occasione del World Whistleblower day. Il report offre un’analisi territoriale. Le maggiori fragilità si concentrano nel Mezzogiorno: si collocano nelle fasce più critiche il 58,8% degli enti in Sicilia, il 53,8% in Abruzzo e il 45% in Calabria.
In Calabria, in particolare, segnala la Segreteria regionale Libera in Calabria, sono stati monitorati 20 enti con un punteggio medio di 27,12, tra le più basse a livello regionale, con nove enti sotto la sufficienza pari al 45% del totale, solo tre enti, pari al 15 % risultano virtuosi e posizionati nella fascia alta. Sono sei gli enti da rivedere perché il totale delle informazioni sono parzialmente adeguate. La Calabria sembra avere un modello in cui la compliance/trasparenza è concentrata negli atenei pubblici, mentre il resto dell’ecosistema istituzionale è molto più debole. Si registra una forte polarizzazione: alcune università trainano la regione, mentre gli Enti locali e sanità mostrano risultati generalmente bassi con alcuni enti a punteggio zero (ASP Vibo Valentia, Comune di Cosenza, Università Dante Alighieri).

Caldo: Coldiretti, allarme siccità sul Po. La Pianura Padana rappresenta il principale polo agroalimentare del Paese, necessario un Piano nazionale invasi

È allerta siccità nel bacino del fiume Po con il livello idrometrico che va dai -3,4 metri del Ponte della Becca (Pavia) ai -6,7 metri di Pontelagoscuro (Ferrara) fino ai -8 metri di Cremona, facendo salire l’allarme in un’area dove nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. Ad affermarlo è la Coldiretti con l’ondata di caldo record che sta causando i primi danni soprattutto al Nord Italia, con precipitazioni azzerate e le coltivazioni già entrate in sofferenza.
La Pianura Padana rappresenta il principale polo agroalimentare del Paese, caratterizzato da produzioni ad alta intensità e da un elevato valore economico. In quest’area si concentra quasi l’intera risicoltura nazionale e circa la metà della produzione italiana di pomodoro da industria. Il bacino del Po ospita inoltre la maggior parte degli allevamenti bovini e suinicoli italiani, costituendo il fulcro delle principali filiere zootecniche nazionali. Da questo territorio provengono alcune delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy alimentare, come i formaggi Dop Parmigiano Reggiano e Grana Padano, oltre a numerosi salumi e prosciutti di qualità certificata, tra cui il Prosciutto di Parma.
La situazione più difficile si registra nel Cremonese dove il livello del fiume si è fortemente abbassato e gli impianti che pescano acqua direttamente dal Po per l’irrigazione stanno già avendo difficoltà. A rischio ci sono soprattutto pomodoro e mais, così come nel Bergamasco. In alcune aree del Veneto sono già iniziate le irrigazioni del mais con diverse settimane di anticipo rispetto alla norma. Una situazione che comporta anche un aggravio dei costi per le aziende agricole, dovuto all’utilizzo anticipato di mezzi e impianti alimentati a gasolio.
La situazione del Po evidenzia ancora una volta l’urgenza della realizzazione di un Piano nazionale degli invasi, una rete di bacini multifunzionali dotati di sistemi di pompaggio capaci anche di produrre energia idroelettrica. Si tratta – spiega Coldiretti – di un intervento immediatamente realizzabile, finalizzato a raccogliere e conservare le acque piovane durante tutto l’anno, aumentando la disponibilità della risorsa idrica nei periodi di siccità e contribuendo al tempo stesso a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
I nuovi invasi, progettati con criteri di sostenibilità ambientale e realizzati senza il ricorso al cemento, sarebbero destinati a soddisfare i fabbisogni idrici delle comunità e dell’agricoltura, oltre a rappresentare una fonte di energia rinnovabile. Il progetto prevede inoltre il recupero e l’ammodernamento delle infrastrutture idriche esistenti, con l’obiettivo di migliorare la capacità di stoccaggio e la gestione delle risorse disponibili.

Cinema per ragazzi: Giffoni56, selezionate le 104 opere in concorso, provenienti da tutto il mondo

Si è ufficialmente chiusa la selezione dei titoli in concorso di #Giffoni56, in programma dal 17 al 25 luglio a Giffoni Valle Piana. Saranno 104 le opere in concorso, 42 lungometraggi e 62 cortometraggi, provenienti da tutto il mondo e scelti tra migliaia di candidature internazionali, a raccontare il presente e il futuro delle nuove generazioni attraverso lo sguardo universale del cinema, come Giffoni fa da ormai oltre mezzo secolo.
Il percorso di crescita, la costruzione dell’identità personale, il rapporto tra genitori e figli, il bisogno di appartenenza, la memoria storica, l’inclusione, la salute mentale, la sostenibilità ambientale e il superamento delle disuguaglianze sociali sono alcuni dei grandi temi che attraverseranno questa edizione attraverso i titoli in concorso. Un mosaico di storie che mette al centro le fragilità, i desideri, le paure e le speranze di bambini, adolescenti e giovani adulti, restituendo un ritratto autentico e profondamente contemporaneo delle trasformazioni che interessano le nuove generazioni.
“Le cose impossibili”, Il tema dell’edizione 2026, attraversa idealmente l’intera selezione. I film invitano a superare confini geografici, culturali e personali, dimostrando come ciò che appare irraggiungibile possa, al contrario, trasformarsi in una concreta possibilità di cambiamento attraverso il coraggio, la solidarietà, l’ascolto e la capacità di immaginare nuovi orizzonti.
Dalle avventure dedicate ai più piccoli alle opere che affrontano temi dal forte impatto sociale, la selezione accompagnerà i giurati lungo un percorso che attraversa tutte le età della crescita. Le storie raccontano il valore delle relazioni familiari, la forza dell’amicizia, il diritto all’autodeterminazione, il confronto con la diversità, il peso della memoria e la necessità di costruire comunità sempre più inclusive e consapevoli.
I film di Elements +3 accompagnano i più piccoli in un viaggio fatto di scoperta, meraviglia e prime grandi conquiste personali. Storie di crescita, coraggio e scoperta di sé accompagnano i giovani protagonisti della selezione Elements +6. I film di Elements +10 accompagnano il pubblico nel passaggio dall’infanzia alla preadolescenza. Anche film di Generator +13 raccontano il delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Nei film di Generator +15 il passaggio verso l’età adulta. La sezione Generator +18 propone un viaggio intenso e profondamente contemporaneo attraverso le fragilità, le inquietudini e le sfide che accompagnano il delicato passaggio all’età adulta. I documentari della sezione Gex Doc offrono uno sguardo profondo e contemporaneo sulle nuove generazioni. La selezione dei cortometraggi di Parental Experience propone un viaggio attraverso le relazioni familiari, la costruzione dell’identità e le fragilità che accompagnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Pace: Norcia, il Premio internazionale “San Benedetto” al card. Pizzaballa, “testimone di pace e dialogo”

È il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, il vincitore della prima edizione del Premio internazionale “San Benedetto da Norcia”, che sarà consegnato l’11 luglio nella città umbra. Il riconoscimento, promosso dal Comune di Norcia e dedicato nel 2026 al tema della pace e della cooperazione tra i popoli, è stato presentato oggi a Roma e vuole essere un segno della rinascita della città dopo il terremoto e come messaggio di speranza, dialogo e riconciliazione. La commissione, istituita dal Comune e composta da rappresentanti istituzionali, del mondo culturale ed ecclesiale, ha voluto premiare il card. Pizzaballa per il suo impegno come “coraggioso testimone di dialogo e pace” e “punto di riferimento internazionale per il dialogo e la convivenza in una delle aree più complesse del mondo, profondamente segnata dai conflitti” come la Terra Santa. Il premio intende così richiamare l’attualità del messaggio di san Benedetto, patrono d’Europa, e il valore delle radici cristiane come fondamento per la costruzione di una pace duratura. Il premio gode del patrocinio del Parlamento europeo e della Commissione europea. Il programma si apre il 27 giugno con la mostra “Radici di Pace” e uno spettacolo al Teatro civico. Tra gli appuntamenti principali, workshop e incontri culturali sulla pace e sull’eredità benedettina, tra cui la lectio magistralis di Franco Cardini e una tavola rotonda sull’Ucraina, con il nunzio apostolico in Ucraina (in collegamento), mons. Visvaldas Kulbokas. Il momento centrale sarà l’11 luglio, festa di san Benedetto, con le celebrazioni religiose e, alle 21 in piazza San Benedetto, la consegna del premio al card. Pizzaballa, seguita dal concerto dell’Orchestra della Polizia di Stato. Il programma si concluderà il 12 luglio con un concerto finale e il 19 luglio con il tradizionale trofeo ciclistico dedicato al santo patrono.

Diocesi: Maniago (Catanzaro), “pregare è la risposta di chi si sente amato”

“Pregare non è qualcosa a cui siamo costretti, ma è un atto di libertà: il gesto di chi si sente amato e risponde. Pregare è la risposta di chi si sente amato e desidera lasciarsi amare”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, nella basilica dell’Immacolata di Catanzaro concludendo il percorso annuale di preghiera nello stile di Taizé promosso dalla diocesi del capoluogo calabrese. Rivolgendosi ai giovani presenti il presule ha sottolineato la bellezza di una preghiera vissuta insieme, capace di trasformare il silenzio in “un mormorio dell’anima” che diventa un’unica voce nella comunione della Chiesa. Contemplando l’immagine del Cristo dalle braccia aperte, mons. Maniago ha invitato tutti a riconoscere l’abbraccio misericordioso del Signore, che accoglie gli affaticati e dona speranza. Da questo incontro nasce anche una missione: “Andate. Vai, ripara la mia casa”, ha ricordato citando le parole rivolte da Cristo a san Francesco d’Assisi. Un invito che oggi si traduce nell’impegno a “riparare la propria vita, la famiglia, la comunità, il paese e questo mondo”, lasciandosi guidare dalla verità del Vangelo. La celebrazione si è conclusa con l’affidamento di tutti alla benedizione del Signore e con il richiamo alla promessa evangelica che ha accompagnato l’intero anno di preghiera: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Una certezza che, ha affermato l’arcivescovo, permette di tornare alle proprie case “stupiti e pieni di gioia”, custodendo “nel cuore quanto il Signore continua a dire alla sua Chiesa”.

Cile: l’appello della Chiesa attraverso la rete Clamor, “rispettare diritti inviolabili dei minori migranti”

Il superiore interesse del minore non è negoziabile. Lo sostiene la rete Clamor del Cile (lo strumento operativo che nel Paese mette in rete i soggetti ecclesiali i che si occupano di migranti), che in una nota pone un accento speciale sulla situazione di vulnerabilità che colpisce i bambini, le bambine e gli adolescenti migranti nel Paese, facendo menzione esplicita ai recenti casi di infanzia haitiana che “hanno generato preoccupazione pubblica riguardo alla loro localizzazione, protezione e salvaguardia effettiva”. Il documento è intitolato “Accogliere, proteggere e non retrocedere nella dignità delle persone rifugiate e nella protezione dell’infanzia migrante”. Nel testo, viene lanciato un appello urgente alle istituzioni dello Stato e alla società civile a non retrocedere negli standard di protezione dell’infanzia migrante.
La dichiarazione nasce in un momento complesso, segnato da quello che la rete descrive come un “clima di sfiducia e disinformazione” che associa erroneamente la migrazione a una minaccia, rendendo invisibili le storie di dolore, perdita e speranza di coloro che si vedono costretti ad abbandonare le proprie case. A questo proposito, il documento è categorico nel ricordare che il superiore interesse del minore è un principio etico e giuridico consacrato a livello internazionale: “Il ricongiungimento familiare non può essere inteso come una mera pratica amministrativa, bensì come un diritto umano fondamentale profondamente legato alla protezione dell’infanzia”.

Repubblica Dominicana: vescovi esprimono preoccupazione per azioni presentate al Tribunale costituzionale per la legalizzazione dell’aborto

“Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per le iniziative che si stanno promuovendo dinanzi al Tribunale Costituzionale, con l’evidente scopo che tale alta istanza disconosca i diritti fondamentali della vita e della famiglia, consacrati nella Costituzione della Repubblica”. Lo scrive la Conferenza episcopale dominicana (Ced), in una nota pervenuta al Sir, in seguito a un’azione legale intrapresa di fronte al Tribunale costituzionale, per impugnare alcuni articoli del nuovo codice penale che sta per entrare in vigore, e depenalizzare l’aborto in caso di pericolo di vita per la madre, malformazioni fetali e gravidanza provocata da violenza sessuale. La Repubblica Dominicana è una delle poche Nazioni al mondo in cui l’aborto volontario è, in ogni circostanza, illegale.
Proseguono i vescovi. Gli attacchi ai diritti della vita e della famiglia, “com’è noto, vengono lanciati da decenni, e in tutte le occasioni, sia il legislatore costituente sia quello ordinario, interpretando i valori e gli interessi permanenti del popolo dominicano, li hanno respinti in modo sostenuto, riconoscendo la dignità innata della vita umana fin dal concepimento, e l’importanza di preservare la famiglia come fondamento della nazione. Pretendere che il Tribunale Costituzionale non rispetti o sovverta con una sentenza interpretativa la Costituzione, di cui è il supremo garante, costituisce un’azione audace e ad alto rischio contro l’ordine costituzionale e istituzionale”. Concludono i vescovi: “Salutiamo con favore il fatto che il Ministero Pubblico e entrambe le Camere del Congresso nazionale abbiano respinto dinanzi al Tribunale Costituzionale le pretese di varie organizzazioni e persone, con il sostegno di entità internazionali, di disconoscere i diritti consegnati nella Costituzione”. Apprezzamento anche per le manifestazioni di associazioni “pro life” davanti al Tribunale costituzionale.

Bolivia: dopo accordo sociale non riconosciuto da tutti, Governo vara stato d’eccezione. Vescovi, “agire con responsabilità”

Sabato scorso, dopo l’accordo con il sindacato della Central obrera boliviana (Cob), raggiunto al tavolo di dialogo, il presidente della Repubblica della Bolivia, Rodrigo Paz, ha decretato lo stato d’eccezione per novanta giorni, nel Paese, con la possibilità di utilizzare l’Esercito, per eliminare i blocchi stradali ancora attivati dalle organizzazioni, perlopiù vicine all’ex presidente Evo Morales, che non riconoscono l’accodo. La Conferenza episcopale boliviana (Ceb), in una nota, ha ribadito “profonda preoccupazione” per la situazione che sta attraversando la Bolivia, caratterizzata da 51 giorni di difficoltà, incertezza e angoscia a causa della carenza di generi alimentari, carburante, medicinali e altri beni di prima necessità.
Nel suo comunicato, la Ceb lancia un appello alle autorità dello Stato, alle istituzioni e ai cittadini affinché agiscano “con responsabilità e nel rispetto della dignità di ogni persona, nel quadro dello Stato di diritto e dei diritti umani”. La Chiesa cattolica ha, inoltre, riconosciuto la necessità di garantire la libera circolazione e l’approvvigionamento dei prodotti indispensabili per la popolazione, ma ha avvertito che ogni misura deve essere applicata “nel rispetto della Costituzione dello Stato”. Inoltre, ha esortato le forze incaricate di preservare l’ordine pubblico ad “agire con prudenza, proporzionalità e rispetto per la vita e l’integrità delle persone”, e ha chiesto ai settori mobilitati di evitare la violenza, lo scontro e la provocazione. La Ceb, infine, ha espresso la propria vicinanza e le proprie preghiere alle famiglie in attesa di generi alimentari, ai malati che necessitano di cure mediche e medicinali, e a coloro che hanno bisogno di carburante per lavorare e provvedere ai propri cari.

Spagna: il presidente dei vescovi invia il discorso di Leone XIV alle Cortes a parlamentari e istituzioni

Il presidente della Conferenza episcopale spagnola (Cee), mons. Luis Argüello, arcivescovo di Valladolid, ha inviato oggi a deputati e senatori spagnoli una edizione speciale del  pronunciato da Leone XIV alle Cortes Generales l’8 giugno scorso, pubblicata dalla Biblioteca de Autores Cristianos. Il volume è stato inviato anche alle alte istituzioni dello Stato, ai presidenti delle Comunità autonome, agli interlocutori sociali, ai direttori dei media e ai sindaci delle città visitate dal Papa durante il viaggio apostolico in Spagna. L’edizione include un epilogo di mons. Argüello datato oggi, festa di san Tommaso Moro, patrono dei governanti. Il presule vi definisce il discorso di Leone XIV già “entrato nella storia della nazione” spagnola: storico il fatto stesso che il Successore di Pietro prendesse la parola nella sede della sovranità popolare, storico il contenuto del messaggio “per la profondità delle sue riflessioni e l’altezza morale delle sue proposte”, e storica l’accoglienza ricevuta dai parlamentari, “espressa in un prolungato e sincero applauso che ha trasceso le legittime differenze politiche”. La parola del Papa, scrive mons. Argüello, “è stata orientata soprattutto verso il futuro: un futuro che non si costruisce alzando muri, ma tendendo ponti; non alimentando conflitti, ma cercando spazi di incontro; non difendendo interessi particolari come assoluti, ma promuovendo il bene comune come orizzonte condiviso”. Il presule richiama anche le parole di Leone XIV ai governanti del mondo: la politica è “la forma più alta della carità”, espressione attribuita dalla tradizione sociale della Chiesa a Pio XI, che diventa autentica “quando cerca sinceramente il bene comune” e si pone “al servizio della persona e della società”.

Hanon System: mons. Olivero (Pinerolo), “non lasciare soli i lavoratori, tutelare da scelte lontane comunità e sistema economico e sociale locale”

“Diventa fondamentale che proprio il territorio sappia muoversi insieme non lasciando da soli i lavoratori e chi cerca soluzioni e va il mio sostegno all’incontro dei sindacati con i rappresentanti della Regione Piemonte chiamati a confrontarsi con i vertici aziendali perché è necessario che si mobilitino le Istituzioni e lo stesso sistema economico piemontese anche in vista di un eventuale coinvolgimento nazionale ed europeo, alla luce del dibattito in corso al Parlamento europeo proprio sul settore, perché, come già ribadito nel primo comunicato attraverso l’Ufficio di Pastorale sociale e lavoro, serve tutelare da scelte lontane le nostre comunità e il sistema economico e sociale locale”. Lo ha dichiarato il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, in merito alla situazione della Hanon System di Campiglione Fenile (To).
Il presule richiama le parole scritte da Papa Leone XIV nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas”: “L’obiettivo di maggiori profitti non può giustificare scelte che sacrificano sistematicamente l’occupazione, perché la persona umana è fine non mezzo e l’ordine economico deve rimanere sottoposto alla sua dignità e al bene comune”.
L’azienda, la cui sede madre è in Corea del Sud, durante l’incontro delle scorse settimane all’Unione industriale a Torino, ha confermato la delocalizzazione della linea 5EWP in Cina: “Di fronte ai numeri emersi e indicati alle rappresentanze sindacali – sottolinea il vescovo – emerge un quadro che inquieta non solo la Val Pellice ma tutto il territorio pinerolese perché sembrano sostenere la forte preoccupazione da parte dei sindacati e dei lavoratori legata all’organico, a rischi di esuberi e perfino alla permanenza, guardando al lungo periodo, dello stesso sito industriale, inserito nel tessuto produttivo di un territorio che sta subendo l’ondata di crisi del settore automotive e non può perdere lavoro, professionalità, investimenti”. “In un quadro simile la richiesta sostenuta qualche anno fa di allargare l’area di crisi industriale complessa al pinerolese, per aumentare gli strumenti idonei ad affrontare le difficoltà del mondo lavorativo, rimane ancora attuale”, conclude mons. Olivero.

Diocesi: mons. Marino (Nola), “chiamati a restaurare la ‘vera immagine’ di san Paolino nel cuore della nostra devozione”

Parole di consolazione e provocazione spirituale sono quelle che il vescovo di Nola, mons. Francesco Marino, attraverso il messaggio “San Paolino, cantore della magnifica humanitas” rivolge alla Chiesa nolana, in occasione della solennità del santo patrono, che ricorre oggi. “Consolazione, perché il Vangelo è il balsamo di speranza” e “provocazione, perché la sollecitudine pastorale per le nostre comunità non ci permette di restare indifferenti o inermi spettatori”.
(Foto diocesi di Nola)
Il vescovo di Nola invita a “restaurare la vera immagine della nostra umanità”: “Dobbiamo comprendere che, prima ancora di restaurare il legno della statua, siamo chiamati a restaurare la ‘vera immagine’ di san Paolino nel cuore della nostra devozione, liberandola da ogni abitudine sterile e dal tradizionalismo disincarnato per riscoprire il volto autentico del santo vescovo che si fece servo degli ultimi e prossimo a chiunque fosse smarrito. Si tratta, anche, di restaurare la vera immagine della nostra umanità, spesso sfigurata dal male in tutta la sua tragicità. Quante forme di povertà, antiche e nuove, ci chiedono oggi di essere comprese e accolte”. Di fronte a tutto questo, “non possiamo restare indifferenti: è questione di umanità ed è per noi credenti anche questione di fede”.
La devozione va attualizzata, sottolinea ancora, “non può ridursi a un mero attaccamento esteriore o a espressioni paganeggianti”. In particolare, il vescovo invita a non dimenticare i giovani, ricordando con affetto e commozione il piccolo Domenico Caliendo e la giovane Imma Panico, affidandoli, insieme ai familiari, al Signore: “Ogni giovane è per noi un dono prezioso, un mistero da custodire con tenerezza”. Quindi, l’invito: “Non trascuriamo, in quest’impegno ad aiutare i ragazzi e i giovani, la risorsa aggregativa che possono rappresentare anche i comitati, le paranze e le corporazioni della Festa dei Gigli”.
Mons. Marino rileva: “Quando Paolino abbelliva spazi abbandonati e cimiteriali, stava affermando che l’uomo non è un dato statistico, né una somma di funzioni, ma un sacrario abitato dallo Spirito”. L’ecologia della bellezza paoliniana è necessaria oggi in “un territorio martoriato dagli scempi ambientali e dall’inquinamento, che minano la salute di troppe famiglie”, spiega il vescovo di Nola, richiamando le parole di Papa Leone XIV nella recente visita ad Acerra: “Dobbiamo ricomporre la frattura tra vita e territorio, persona umana e bene comune”.
Il vescovo Marino si rivolge ai sindaci del territorio diocesano: “Il vostro mandato non è l’esito di una vittoria elettorale, ma una vocazione alta alla quale siete chiamati”. Il presule chiede di “studiare e diffondere la Dottrina sociale della Chiesa”. Come amava ripetere San Giovanni XXIII, “la parrocchia deve essere ‘la fontana del villaggio’, dove si attinge l’esperienza dell’autentica umanità. In particolare, il Consiglio pastorale parrocchiale diventi, con audacia, il luogo del discernimento comunitario, in una sinergia operativa e costante con le istituzioni civili per la cura coraggiosa della città e la costruzione della Civiltà dell’amore”. Paolino, conclude il vescovo Marino, “ha costruito ponti laddove il mondo vedeva solo confini e barriere”.

Migranti: da inizio anno sbarcate 13.511 persone sulle nostre coste. Oltre il 18,5% sono minori non accompagnati

Sono finora 13.511 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 28.982 mentre nel 2024 furono 24.893. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia a giugno è pari a 1.881. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 7.089, mentre nel 2024 furono 4.902.
Degli oltre 13.500 migranti sbarcati in Italia nel 2026, 3.946 sono di nazionalità bangladese (29,2%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Somalia (1.481, 11%), Sudan (1.244, 9,1%), Pakistan (1.156, 8,5%), Algeria (959, 7,1%), Egitto (874, 6,5%), Tunisia (537, 4%), Eritrea (426, 3,1%), Mali (302, 2,2%), Nigeria (268, 2%), Costa d’Avorio (214, 1,6%), Iran (183, 1,4%), Guinea (174, 1,3%), Sud Sudan (158, 1,2%), Marocco (151, 1,1%) a cui si aggiungono 1.438 persone (10,6%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Fino ad oggi sono stati 2.502 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, lunedì 22 giugno. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2025 sono stati 12.177, 8.752 nel 2024, 18.820 nel 2023, 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.
Dal 1° gennaio al 17 giugno 2026 i migranti rimpatriati sono 4.091, dei quali 3.528 con rimpatri forzati e 563 con rimpatri volontari assistiti. Negli anni scorsi sono stati complessivamente 6.772 in tutto il 2025 (il 10,2% rispetto al numero di persone sbarcate) e 5.704 nel 2024 (8,6%).

Striscia di Gaza: I patriarchi Pizzaballa e Teofilo III benedicono la nuova clinica medica dell’Ordine di Malta

Nell’ambito della loro odierna visita pastorale congiunta nella Striscia di Gaza, il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, e quello greco-ortodosso, Teofilo III, hanno benedetto la Clinica Medica San Giuseppe, alla presenza del Gran Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta, Josef D. Blotz, e dei rappresentanti dell’Organizzazione Internazionale Malteser, l’agenzia internazionale di soccorso umanitario dell’Ordine di Malta. Lo riferisce il Patriarcato latino di Gerusalemme. L’iniziativa fa parte di un progetto sanitario di soccorso lanciata nel maggio del 2024 dal Patriarcato e dal Malteser International per rispondere alle urgenti necessità delle comunità cristiane e dei loro vicini a Gaza City.

Diocesi: Gaeta, sabato l’inaugurazione del Centro servizi Caritas “Mons. Fiore” di Fondi alla presenza dell’arcivescovo Vari

Si terrà sabato 27 giugno, alle ore 10.30, l’inaugurazione del Centro servizi Caritas “Mons. Fiore” di Fondi, in viale Regina Margherita 82. La cerimonia segna il completamento di un intervento di ristrutturazione durato tre anni, che ha visto mobilitarsi l’intera comunità diocesana di Gaeta. All’evento sarà presente mons. Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta, che ha fortemente voluto l’opera “come segno di speranza e frutto del cammino giubilare della Chiesa diocesana. La sua partecipazione testimonia il valore spirituale e sociale che la comunità attribuisce a questo progetto”, spiega don Antonio Centola, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Gaeta. Il rinnovato Centro — accessibile, sostenibile e pienamente funzionale — è destinato ad accogliere le persone più vulnerabili del territorio. Il risultato è stato reso possibile grazie all’impegno corale della diocesi, di Caritas Italiana e delle parrocchie locali, che insieme hanno restituito alla comunità uno spazio inclusivo e accogliente.

World Whistleblower day: Libera, l’Emilia-Romagna è la regione più virtuosa, Calabria, Abruzzo e Sicilia presentano forti criticità

A livello territoriale, l’Emilia-Romagna esprime il profilo più solido del Paese, registrando un punteggio medio di 50,6 su 70,5, con zero enti critici e il 70% posizionato nelle fasce alte. Al contrario, le maggiori fragilità si concentrano nel Mezzogiorno: si collocano nelle fasce più critiche il 58,8% degli enti in Sicilia, il 53,8% in Abruzzo e il 45% in Calabria. Lo attesta “Whistle Monitor” di Libera, il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione.
A livello settoriale – spiega Libera – la sanità pubblica emerge come il comparto più virtuoso, con il punteggio mediano più elevato (44,2) e un’alta concentrazione nelle fasce di adeguatezza. Gli enti locali mostrano invece una forte polarizzazione: se le realtà sovracomunali (Regioni, Città metropolitane e Province autonome) garantiscono ottimi canali nel 61,1% dei casi, i Comuni capoluogo di provincia arretrano bruscamente, con quasi un quarto (24,8%) degli enti in fascia critica e un 9,2% di vuoto informativo assoluto. Una dinamica simile si osserva nelle università: mentre le strutture pubbliche appaiono omogenee seppur schiacciate sulla sufficienza (appena l’8,3% di ottimi), le università private e telematiche esprimono il profilo più problematico dell’intero monitoraggio, registrando l’assenza totale del sistema interno nel 22,2% dei casi (quasi 6 volte la media generale).
Entrando ulteriormente nel dettaglio del rapporto, l’analisi dei singoli indicatori svela dettagli allarmanti sulle barriere psicologiche, tecniche e procedurali erette dagli enti: frammentazione: Più di 1 ente su 10 (12%) è privo di una pagina web dedicata al whistleblowing, seppellendo le informazioni in regolamenti interni o piani anticorruzione generici; mancanza di chiarezza e tutele: Appena il 3,1% degli enti fornisce esempi di segnalazione calibrati sulla propria realtà organizzativa. Solo nel 21,7% dei casi viene esplicitato chiaramente il nome del gestore della segnalazione, mentre il 77,5% non riporta alcun elemento sulle figure di supporto che pure accedono ai dati. Inoltre, il 32,7% non fornisce una privacy policy specifica e solo il 41,9% indica con chiarezza i tempi di risposta; barriere tecnologiche ed esclusioni: Gli strumenti tecnici di accessibilità digitale per persone con disabilità visive, motorie o cognitive sono presenti appena nel 12,6% delle pagine web analizzate. Il 37% degli enti impone la sola forma scritta, escludendo i canali orali. Inoltre, nell’8,8% dei casi, l’accesso alla piattaforma digitale richiede credenziali intranet o lo Spid aziendale: un “blindaggio” che respinge illegittimamente categorie tutelate dalla legge come ex dipendenti e collaboratori esterni; rischi per la riservatezza e silenzi: Sebbene la piattaforma crittografata sia lo standard (95%), permangono canali alternativi rischiosi per la riservatezza come l’uso di e-mail ordinarie o Pec (18,3%), buste cartacee singole (12,1%) o la consegna a mano (4%). Infine, nel 20,7% dei casi, le amministrazioni calano il silenzio totale sulla fase istruttoria di indagine.

Ucraina: WeWorld, a Danzica un evento per riportare al centro del dibattito il diritto dei bambini a sognare e immaginare il futuro in sicurezza

Riportare al centro del dibattito sulla ricostruzione dell’Ucraina un elemento spesso trascurato ma essenziale: il diritto dei bambini e delle bambine a sognare, crescere, immaginare il futuro in condizioni di sicurezza, stabilità e protezione. È con questo obiettivo che WeWorld – organizzazione italiana indipendente impegnata da più di 50 anni con progetti di cooperazione allo sviluppo e di aiuto umanitario in oltre 20 paesi – insieme all’Amministrazione della Città di Kyiv, ChildFund Deutschland, Save Ukraine, Institute of Reintegration and Rehabilitation of Veterans “Architecture of Resilience” at Knuca, Ukrainian Education Platform, Cbm Italia, in collaborazione con il Ministero Affari Esteri di Taiwan, organizza, in occasione della conferenza internazionale “Ukraine Recovery Conference 2026” in programma a Danzica, il side event “Dreaming Ukraine: protecting children’s right to dream” mercoledì 24 giugno, alle ore 15, all’Hotel Logos di Danzica. L’incontro nasce con l’obiettivo di rafforzare una rinnovata partnership tra comunità, istituzioni e attori nazionali e internazionali, promuovendo una visione della ricostruzione che non si limiti alla dimensione infrastrutturale e istituzionale, ma che integri in modo strutturale la cura delle persone, e in particolare delle nuove generazioni.
Se la ricostruzione vera e propria resta una priorità ovviamente imprescindibile, il confronto organizzato da WeWorld metterà in evidenza come la ripresa del Paese dipenda anche dalla capacità di rafforzare sistemi di cura, protezione e benessere quotidiano dell’infanzia. In particolare, saranno presentate esperienze e pratiche già attive in diverse regioni dell’Ucraina, dove autorità locali, comunità e organizzazioni della società civile stanno sviluppando modelli di intervento basati sulla famiglia e sulla comunità, come quelli messi in campo da WeWorld, capaci di rispondere in modo più integrato e sostenibile ai bisogni dei minori.
“Mettere al centro il diritto al sogno significa riconoscere il diritto di ogni bambino e bambina a dormire sonni tranquilli, senza il rumore delle sirene antiaeree e senza la paura delle esplosioni. Ma significa anche difendere il diritto di immaginare e sperare in un futuro diverso: un futuro di pace, sicurezza e opportunità. Oggi, in Ucraina, sognare non è facile. La guerra ha profondamente segnato la quotidianità di milioni di persone, soprattutto dei più giovani. Tuttavia, non possiamo permettere che intere generazioni crescano abituandosi a non immaginare un futuro positivo o a rinunciare alla possibilità di costruirlo. Questo evento vuole riportare al centro i bambini e le bambine, non come semplici numeri nelle statistiche della guerra, ma come protagonisti della comunità di oggi e delle persone che contribuiranno a costruire l’Ucraina di domani. Perché la ricostruzione non riguarda solo infrastrutture e territori, ma anche la possibilità per le nuove generazioni di tornare a sognare”, spiega Piero Meda, direttore Paese di WeWorld Ucraina.

World Whistleblower day: Libera, analizzate 434 amministrazioni strategiche tra sanità, università ed enti locali. Nessuna raggiunge la piena conformità al 100%

Segnalare un caso di corruzione o un illecito all’interno dell’ente di lavoro è un percorso difficile, ricco di ostacoli e di vuoto informativo. Libera ha monitorato 434 amministrazioni strategiche tra sanità, università ed enti locali e, per ognuno di questi enti, la piena e completa informazione sul funzionamento dell’istituto, dei tempi e delle tutele; la massima accessibilità ai canali, inclusa quella 190 enti per persone con disabilità; la completa fruibilità e trasparenza sul modo in cui l’iter si sviluppa. Il punteggio finale è frutto di un confronto e di una validazione da parte di Anac, anche alla luce delle Linee Guida dedicate.
Libera presenta “Whistle Monitor”, il primo report di monitoraggio civico nazionale sul livello di adeguatezza informativa e tecnica dei canali di segnalazione interni della Pubblica Amministrazione che sarà presentato domani 23 giugno a Roma, presso ExtraLibera, in occasione del World Whistleblower day. La fotografia rivela infatti un quadro caratterizzato da profonde luci e ombre, forti polarizzazioni territoriali e barriere ancora troppo elevate per i potenziali segnalanti: il dato più rilevante emerso dalla ricerca è che “nessun ente monitorato raggiunge la piena conformità (il 100% del punteggio)”; la maggioranza delle amministrazioni (56,9%) si colloca nella cosiddetta fascia “tiepida”, ovvero di parziale o sostanziale adeguatezza. I presidi eccellenti (fascia “Ottimo”) si fermano ad appena il 14,1%, meno della metà di quelli che invece versano nell’area della criticità (28,9%). Significa che oggi, in Italia, 1 ente su 3 non garantisce nemmeno le informazioni minime necessarie per orientare e proteggere chi vuole segnalare. All’interno di questa zona d’ombra si registra un preoccupante 6,7% (pari a 29 enti pubblici) caratterizzato dall’assenza totale di canali o pagine informative, un vuoto che di fatto azzera il diritto alla segnalazione nonostante i precisi obblighi normativi.
Il monitoraggio ha analizzato approfonditamente 434 amministrazioni pubbliche strategiche per il Paese, suddivise in tre comparti essenziali: i 190 che garantiscono il diritto alla salute (aziende sanitarie, ospedaliere e di ricerca), i 99 enti che erogano il diritto allo studio (università statali, scuole superiori, atenei privati e telematici) e i 145 enti locali e territoriali che applicano il diritto a una buona amministrazione (Regioni, Comuni capoluogo di provincia, Città metropolitane e Province autonome).
“Riteniamo necessario assumerci la responsabilità di promuovere un confronto con le realtà, istituzionali e non, che operano nell’ambito della formazione, dell’accompagnamento e del supporto alle pubbliche amministrazioni locali, per verificare la possibilità di sviluppare strumenti e percorsi specifici su questo tema. L’obiettivo – commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera – è contribuire a mettere a disposizione degli enti territoriali, e in particolare dei Comuni, forme adeguate di sostegno che favoriscano un percorso non più rinviabile di formazione, semplificazione tecnica e assunzione di responsabilità. Serve uno sforzo corale per andare a colmare il gap che, sul tema dell’accessibilità al whistleblowing, esiste ed è reale: ricordiamoci che solo offrendo canali protetti e informazioni trasparenti possiamo dire di stare davvero tutelando chi sceglie di difendere l’interesse collettivo.

Leone XIV: a Estate Ragazzi in Vaticano, “non è necessario avere in mano in tutti i momenti il cellulare”

“La tecnologia può essere molto buona e ci serve per tante cose, però quando ci troviamo insieme non è necessario avere in mano in tutti i momenti il cellulare, il telefonino o il tablet”. Lo ha detto il Papa, dialogando a braccio, in Aula Paolo VI, con i bambini e i ragazzi e gli animatori che partecipano al centro estivo “Estate Ragazzi in Vaticano”. “Siamo felici quando qualche volta non siamo legati al tablet o al telefonino”, ha affermato Leone XIV, secondo il quale “è molto importante formare le amicizie, trovarci insieme, giocare insieme, magari anche studiare insieme come persone, non come computer o come macchine, come tecno-robot. Siamo esseri umani, persone, ed è molto importante il contatto con gli altri”. Anche in famiglia, per Leone, “è molto importante imparare a dialogare, a conversare, a trovarci bene con gli altri, a giocare insieme, e anche a pregare insieme, perché anche se possiamo avere la Bibbia e qualche preghiera nel telefonino, Dio non vuole guardare il telefonino: Dio vuole guardare i nostri cuori, la nostra vita”.

Leone XIV: il 25 giugno riceve i partecipanti alla “tre giorni” sull’attuazione dell’assemblea sinodale

Prima della chiusura dell’incontro, prevista per le ore 18.30, nel pomeriggio di giovedì 25 giugno, Papa Leone XIV incontrerà i responsabili degli organismi che partecipano alle “tre giorni” sull’attuazione dell’Assemblea sinodale, in corso a Roma dal 23 al 25 giugno. Dopo la conclusione della XVI Assemblea generale ordinaria (ottobre 2024), la Chiesa è entrata nella fase di attuazione del Sinodo sulla sinodalità, che sarà scandita dalle Assemblee ecclesiali del 2027-2028. La Segreteria generale del Sinodo – si legge infatti in una nota – riunisce a Roma, dal 23 al 25 giugno, i responsabili degli organismi continentali (Celam, Secam, Fabc, Ccee, Fcbco, ecc.), rappresentanti l’America Latina, l’Africa, l’Asia, l’Europa, l’Oceania, il Medio Oriente e l’America del Nord, accompagnati dai coordinatori delle équipe sinodali continentali per lavorare insieme alla luce della recente pubblicazione “Verso le Assemblee 2027-2028. Tappe, criteri e strumenti per la preparazione”. Le tre giornate di lavoro saranno incentrate sull’ascolto dei principali sviluppi nell’attuazione del Documento finale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi al fine di “favorire lo scambio delle esperienze in atto e di individuare dinamiche comuni e questioni che richiedono un approfondimento condiviso”. Parte dei lavori, organizzati in sessioni plenarie e gruppi di lavoro, sarà dedicata all’accompagnamento delle Chiese locali e dei raggruppamenti di Chiese con particolare attenzione anche al ruolo della comunicazione. Infine, nell’ultima giornata, i partecipanti si confronteranno sulle Assemblee continentali – tappa del più ampio percorso di assemblee ecclesiali che culminerà nell’Assemblea di ottobre 2028 – in particolare sui criteri di partecipazione e sul tema della rappresentanza, sugli esiti attesi e sul ruolo della Segreteria Generale.

Giornata delle Periferie 2026: Con i bambini lancia il primo spot sociale interamente in animazione, realizzato con la Scuola italiana di Comix

Giovani e periferie, un racconto troppo spesso incentrato sui temi di degrado, violenza, povertà. In occasione della Giornata delle Periferie, che si celebra il 24 giugno l’impresa sociale Con i bambini lancia il primo spot in Italia interamente animato, realizzato in collaborazione con la Scuola italiana di Comix e lo scrittore Claudio Morici.
La scelta del fumetto, da sempre tra i linguaggi più vicini alle giovani generazioni, rappresenta uno strumento efficace per parlare di territori complessi con uno sguardo nuovo, capace di unire immediatezza, creatività e profondità narrativa. Attraverso immagini e parole, lo spot invita a guardare oltre gli stereotipi e a riconoscere le tante esperienze positive che animano quartieri e periferie in tutta Italia.
Realizzato nei formati da 30 e 60 secondi per la diffusione sul web e in televisione, lo spot sarà il primo tassello di una più ampia campagna di comunicazione sociale a tiratura nazionale che, a partire dall’autunno, sarà trasmessa sulle principali reti televisive italiane per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle periferie e sul ruolo fondamentale delle alleanze territoriali.
La campagna si si inserisce nell’ambito di “Organizziamo la speranza – Iniziativa per il cambiamento nelle aree socio-educative strategiche”, promossa da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Con un investimento di 50 milioni di euro, l’iniziativa coinvolge 15 città, oltre 40 quartieri periferici e 367 organizzazioni del Terzo settore, con l’obiettivo di costruire e rafforzare una grande alleanza educativa capace di incidere sulle cause della povertà educativa nelle aree più fragili del Paese. Al centro vi è il protagonismo delle comunità educanti – scuole, famiglie, enti del Terzo settore, istituzioni, Università, parrocchie, associazioni, ragazze e ragazzi – chiamate a collaborare per generare opportunità, benessere e futuro per bambini, bambine e adolescenti. L’obiettivo è promuovere un cambiamento significativo e visibile nei territori più vulnerabili, contribuendo alla riduzione della povertà educativa e minorile e favorendo, nel lungo periodo, una maggiore mobilità sociale e il pieno esercizio della cittadinanza.

Leone XIV: al Pam, “vogliamo costruire un mondo dove ci sia speranza per il futuro”

“Il vostro lavoro è un modo di riconoscere la dignità umana, data da Dio ad ogni persona su questa terra”. È l’omaggio rivolto a braccio, in inglese, dal Papa, all’esterno della sede romana del Programma alimentare mondiale, salutando i dipendenti e le loro famiglie. Due le parole affidate ai presenti: comunità e speranza. Costruire comunità, ha spiegato Leone, è un compito “sempre più importante in un mondo polarizzato, diviso, afflitto da così grandi conflitti che distruggono le relazioni umane, anche con le tecnologie, che invece di essere usate per il bene provocano distruzione e morte”. “Costruire comunità, riflettere sul proprio ruolo di essere una famiglia, essere uniti e lavorare insieme, per risolvere il problema della fame e creare un mondo più giusto”, la consegna del Papa. “Voi rappresentate la speranza per il mondo”, ha detto poi il Pontefice a proposito della seconda parola: “è una missione che condividiamo tutti, la Chiesa cattolica, tutti i credenti. Vogliamo costruire un mondo dove ci sia speranza per il futuro. Cibo per il mondo è quello che offriamo, qualcosa da mangiare ma anche cibo per un mondo migliore e più unito”.
 

Ue: Wcc su Regolamento rimpatri, “integrità delle nostre società non si misura nell’efficacia con cui escludiamo i vulnerabili, ma nella fedeltà con cui li proteggiamo”

Ferma condanna anche del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) per la recente votazione dell’Unione Europea sul nuovo Regolamento sui rimpatri che integrando il Patto sulla migrazione e l’asilo, limita ulteriormente le tutele per migranti e rifugiati. A esprimere “profonda preoccupazione e rammarico” è il segretario generale del Wcc, Rev. Jerry Pillay. “La tempistica di questa decisione – che coincide con il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati del 1951 – aggiunge un doloroso tocco di ironia a quello che avrebbe dovuto essere un momento di rinnovato impegno per la solidarietà internazionale e la dignità umana”, ha affermato Pillay. “La Convenzione sui rifugiati del 1951 nacque dalla crisi umanitaria e morale degli spostamenti di massa successivi alla Seconda Guerra Mondiale”.
Essa sancì – rileva il Wcc – “un principio semplice ma profondo: che ogni essere umano, indipendentemente dalla sua origine, merita protezione quando fugge da persecuzioni e pericoli”. “Qualsiasi erosione di questo impegno indebolisce non solo i quadri giuridici, ma anche l’architettura morale della nostra comune umanità”, afferma Pillay. “La testimonianza biblica collega costantemente il trattamento dello straniero, della vedova e dell’orfano all’integrità di una società giusta”. Pillay ha quindi esortato l’Unione Europea e i suoi Stati membri a riaffermare il loro impegno per la protezione dei rifugiati e dei migranti, a sostenere gli standard giuridici internazionali e a resistere alle narrazioni politiche che alimentano la paura e la divisione. “Esortiamo inoltre le chiese di tutta Europa e non solo a rimanere voci salde di coscienza, ad accompagnare migranti e rifugiati con solidarietà concreta e a promuovere politiche fondate sulla dignità umana piuttosto che sull’esclusione”, scrive ancora il segretario generale del Wcc. “In questo momento critico, la misura dell’integrità delle nostre società non si troverà nell’efficacia con cui escludiamo i vulnerabili, ma nella fedeltà con cui li proteggiamo”.

Giornata mondiale rifugiato: Trieste, il 30 giugno veglia di preghiera “Morire di speranza” presieduta da mons. Trevisi

In prossimità della Giornata mondiale del rifugiato, la Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la diocesi di Trieste, promuove per martedì 30 giugno la veglia di preghiera “Morire di speranza”, in ricordo delle migliaia di persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. La preghiera, che verrà presieduta dal vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi, sarà ospitata dalle 18.30 presso la chiesa della Beata Vergine del Soccorso (Sant’Antonio Vecchio).
La Comunità di Sant’Egidio, in un comunicato stampa, ricorda che oltre 70.000 persone sono morte o scomparse dal 1990 a oggi lungo le rotte migratorie – in mare, nei deserti, nei boschi – nel tentativo di fuggire da guerre, povertà, persecuzioni e fame. Durante la veglia verranno pronunciati alcuni nomi delle vittime e accese candele in loro memoria davanti alla croce. Secondo recenti dati, oltre il 38% dei migranti morti o dispersi negli ultimi cinque anni sono donne e bambini. Un dato che rende ancora più drammatica una tragedia silenziosa. E, sebbene gli arrivi sembrino diminuire, la percentuale di morti cresce, a fronte dell’assenza di canali sicuri e di missioni di salvataggio in mare. È necessario riattivare vie legali di accesso, come i corridoi umanitari, che rappresentano un modello efficace di protezione e integrazione. I corridoi umanitari, progetto di cui quest’anno ricorre il decennale, sono frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, la Tavola Valdese, la Conferenza episcopale italiana tramite la Caritas, il Governo italiano. Da febbraio 2016 a oggi sono già arrivate 8.592 persone: siriani in fuga dalla guerra e rifugiati dal Corno d’Africa, dalla Grecia, da Cipro, da Gaza e dall’Afghanistan.

Leone XIV: al Pam, “nessuna persona venga dimenticata”

“Semplificare ciò che è diventato eccessivamente complesso, dare priorità all’essenziale e garantire che nessuna persona venga dimenticata”. Sono queste, per il Papa, le tre direttive fondamentali lungo cui dovrebbe articolarsi la lotta alla fame, partendo dal “riconoscimento che ogni persona umana possiede una dignità intrinseca e inalienabile che rimane intatta a prescindere dalle circostanze, dalle condizioni o dallo status sociale”. È sulla difesa della dignità infinita e incondizionata della persona umana, ha ribadito Leone XIV nel suo discorso al Pam, sulla scorta della sua prima enciclica, che “si misura l’umanità della nostra politica e, con essa, il futuro della comunità internazionale”. “È in gioco non solo l’efficacia di un’agenzia, ma anche la credibilità della cooperazione internazionale stessa”, ha concluso il Papa.

Leone XIV: al Pam, “cibo, acqua e assistenza sanitaria non possono essere subordinati a considerazioni di mercato o interessi geopolitici”

“Cibo, acqua e assistenza sanitaria non possono essere subordinati a considerazioni di mercato o interessi geopolitici”. Ne è convinto il Papa, che nel suo discorso al Pam ha ribadito che “l’accesso a un’alimentazione adeguata è un diritto umano fondamentale, fondato sulla dignità di ogni persona”: “Soddisfare questo bisogno non solo allevia la sofferenza, ma affronta anche le cause profonde dell’instabilità geopolitica”, perché “la sicurezza alimentare è una componente essenziale della sicurezza globale e integrale”. Al Pam e ai suoi partner Leone XIV ha chiesto inoltre di sostenere gli sforzi della Chiesa cattolica, che “attraverso parrocchie, diocesi, Caritas e altre iniziative di ispirazione religiosa raggiunge spesso popolazioni vulnerabili in aree inaccessibili agli attori internazionali”. A questo proposito, per Leone “è lodevole che, accanto alle operazioni di risposta alle emergenze, il Programma alimentare mondiale estenda il proprio lavoro oltre gli interventi di soccorso immediati, includendo iniziative a lungo termine, come i programmi di fornitura di pasti agli studenti. Questi investimenti rafforzano l’istruzione, lo sviluppo umano e la resilienza sociale, riflettendo una visione integrale dello sviluppo umano che promuove la dignità, le opportunità e il benessere della persona nella sua interezza”.

Leone XIV: al Pam, “nessuno Stato può affrontare da solo le sfide globali”

“In un mondo sempre più frammentato e multipolare, nessuno Stato può affrontare da solo le sfide globali”. Con queste parole il Papa, nel suo discorso al Pam, ha auspicato “un rinnovato impegno nella cooperazione multilaterale”. “Una pace duratura e uno sviluppo umano integrale e sostenibile sono possibili solo attraverso la partecipazione di tutti, favorita da un autentico dialogo internazionale e da una cooperazione orientata al bene comune”, l’indicazione di rotta di Leone XIV, secondo il quale “un tale approccio richiede una ferma volontà politica, capace di trascendere le prospettive a breve termine e di investire nei beni pubblici globali”. Di qui l’appello “ai governi e ai popoli del mondo affinché rinnovino e rafforzino il loro impegno, aumentino le risorse dedicate alla lotta contro la fame e le sue cause profonde e rimuovano gli ostacoli che impediscono agli aiuti di raggiungere chi ne ha bisogno”. “Rafforzare il coinvolgimento della Chiesa e della società civile”, l’altro suggerimento del Papa, insieme a quello a favore della “riduzione della burocrazia superflua, in modo che la trasparenza e la responsabilità siano al servizio delle persone anziché ostacolare gli aiuti”.

Diocesi: Lucca, il 27 giugno pellegrinaggio sulle orme di Pietro da Talada nell’Alta Garfagnana

Prosegue il progetto dell’Arcidiocesi di Lucca “Geografie Sacre. Pellegrini della Conoscenza”, promosso dall’Ufficio Pastorale Tempo Libero per avvicinare i giovani al patrimonio artistico e spirituale del territorio come esperienza di fede, cultura e conoscenza. Nell’ambito dell’iniziativa, il prossimo 27 giugno si svolgerà il 18° pellegrinaggio sulle orme di Pietro da Talada (1463-1499), artista del Rinascimento nato nell’Appennino reggiano e protagonista di una significativa stagione artistica tra Emilia e Toscana. Grazie alla collaborazione con la comunità parrocchiale di Garfagnana Est e il parroco don Riccardo Micheli, l’itinerario toccherà Borsigliana, Rocca Soraggio e Pieve Fosciana, luoghi che custodiscono importanti opere dell’artista. In programma la visita alla chiesa di Santa Maria Assunta e al borgo di Borsigliana, alla chiesa della Natività di Maria a Rocca Soraggio e alla pieve di San Giovanni Battista a Pieve Fosciana. L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato per il Giubileo 2025 e intende valorizzare l’arte sacra come strumento di evangelizzazione e incontro con il territorio. Il pellegrinaggio offrirà ai partecipanti l’occasione di riscoprire la ricchezza culturale e spirituale dell’Alta Garfagnana, anche attraverso forme di mobilità lenta, a piedi o in bicicletta, nel segno di un cammino che unisce bellezza, storia e fede.

Leone XIV: al Pam, “la fame accresce il rischio di conflitti e alimenta le migrazioni forzate”

“La fame, oltre ad essere una semplice questione umanitaria, erode la coesione sociale, accresce il rischio di conflitti e alimenta le migrazioni forzate”. Lo ha detto il Papa, nel suo discorso al Pam. La fame, inoltre, “mina la capacità degli Stati e delle società di costruire istituzioni resilienti, fornire un’istruzione efficace e promuovere uno sviluppo economico sostenibile”, e in questo modo “perpetua cicli di fragilità che, in ultima analisi, colpiscono l’intera comunità internazionale”. “L’azione umanitaria non è estranea all’ordine internazionale”, ha affermato Leone XIV, ma “riflette la responsabilità della comunità globale di rafforzare la solidarietà, resistere all’esclusione e riconoscere l’intrinseca dignità di ogni persona, dono di Dio”: “Al di là della gestione delle crisi, pertanto, le istituzioni internazionali incarnano un principio di responsabilità condivisa e affermano che la comunità internazionale è unita dalla preoccupazione per coloro che si trovano nelle situazioni più vulnerabili”. In questo senso, il Programma alimentare mondiale “è più di un attore politico, economico o tecnico; è un’espressione concreta di solidarietà internazionale”: “laddove le istituzioni nazionali si indeboliscono e le reti comunitarie si disgregano, la sua presenza contribuisce a impedire che le crisi umanitarie degenerino in un collasso irreversibile”. Per questo motivo, è essenziale un rinnovato impegno nella cooperazione multilaterale.

Leone XIV: al Pam, “i conflitti vengono alimentati più facilmente di quanto le persone vengano nutrite”

“La persona umana non è più costantemente posta al centro dell’azione internazionale”. È questa, per il Papa, la “sfida etica da raccogliere”. “Mentre le forme di aiuto e i progetti di sviluppo sono ostacolati da decisioni politiche complesse e incomprensibili, visioni ideologiche distorte e barriere doganali invalicabili, gli armamenti non lo sono”, ha affermato Leone XIV, sulla scorta di Papa Francesco, nel suo discorso al Pam. Di fatto, ha osservato, “i conflitti vengono alimentati più facilmente di quanto le persone vengano nutrite”. “Questa realtà riflette non solo carenze operative, ma anche un fondamentale squilibrio nelle priorità politiche e morali”, il monito del Pontefice, secondo il quale “le conseguenze si estendono ben oltre coloro che ne sono direttamente colpiti”.

Leone XIV: al Pam, no a “burocratizzazione della solidarietà” e “mercificazione della vita umana”

“Sebbene alleviare la sofferenza umana sia ampiamente riconosciuto come essenziale in linea di principio, le questioni umanitarie rischiano sempre più di essere relegate a un ruolo secondario tra le priorità internazionali”. Lo ha denunciato il Papa, nel discorso pronunciato nella sede romana del Pam, in cui ha stigmatizzato il “divario tra il riconoscimento in linea di principio e la definizione delle priorità nella pratica” che danno luogo “alla progressiva burocratizzazione della solidarietà, parallelamente alla tacita mercificazione della vita umana”. “Da un lato, l’azione umanitaria è sempre più appesantita da procedure burocratiche che possono ritardare l’assistenza a chi ne ha bisogno”, l’analisi di Leone XIV: “Dall’altro, l’accesso ai beni essenziali, compreso il cibo, è troppo spesso influenzato da considerazioni economiche o strategiche. Di conseguenza, coloro che non generano un valore quantificabile rischiano di diventare invisibili”.

Leone XIV: al Pam, “multipolarismo disordinato e conflittuale crea sfiducia”

“L’ordine internazionale si è progressivamente frammentato, in parte a causa della crisi del sistema multilaterale”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, nel discorso, in inglese, pronunciato nella sede romana del Pam. “Le istituzioni create per salvaguardare il concetto di un futuro comune per tutti i popoli e di un bene comune globale sembrano essersi indebolite”, ha ribadito Leone XIV sulla scorta della sua prima enciclica: “In assenza di un orizzonte etico condiviso, capace di sostenere un’autentica cooperazione, il sistema internazionale si è spostato dal multilateralismo verso un multipolarismo disordinato e conflittuale, caratterizzato da un diffuso senso di sfiducia”. Di conseguenza, “gli Stati hanno destinato sempre più risorse alla sicurezza nazionale, alla crescita economica e alla stabilità interna, trascurando lo stretto legame tra queste tematiche e la cooperazione multilaterale”. Secondo Leone, “questa tendenza rivela un paradosso evidente: una capacità produttiva globale senza precedenti coesiste con zone di estrema vulnerabilità in espansione. Le stesse forze che guidano la crescita economica spesso esacerbano l’esclusione e l’emarginazione”.

Leone XIV: al Pam, “contrastare le cause strutturali che alimentano fame e malnutrizione”

“Affrontare la fame e la malnutrizione, nonché contrastare le cause strutturali che le alimentano”. È il primo appello del Papa al Pam (Programma alimentare mondiale), nel discorso pronunciato, in inglese, nella sede romana dell’organismo delle Nazioni Unite. “L’impegno della vostra istituzione risuona profondamente con la missione della Chiesa cattolica di difendere la dignità umana e promuovere la fraternità, radicata nell’invito evangelico ad amare il prossimo”, l’omaggio di Leone XIV, secondo il quale “oggi, le crisi si sono evolute da eventi isolati in realtà persistenti, caratterizzate da conflitti prolungati, insicurezza alimentare cronica, volatilità economica e crescente vulnerabilità climatica”. “Quale configurazione dell’ordine globale è in grado di produrre, riprodurre e, a volte, normalizzare tali condizioni?”, la domanda da porsi: il problema, per il Pontefice, “non si limita più a come intervenire; si estende piuttosto alla comprensione del perché il sistema produca costantemente gli stessi problemi che è poi costretto a correggere”.

Diocesi: Acerra, domani la presentazione della pubblicazione del Registro tumori Regione Campania 2010/2022

“Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà”. Così aveva esortato Papa Leone XIV la mattina del 23 maggio scorso in cattedrale durante la sua visita pastorale per incontrare le popolazioni della Terra dei fuochi.
Ad un mese esatto da quell’appuntamento storico, martedì 23 giugno, presso il chiostro del seminario vescovile di Acerra in Piazza Duomo alle ore 18.30 sarà presentata la pubblicazione del Registro tumori Regione Campania 2010/2022.
Interverrà Giancarlo D’Orsi, responsabile del Registro Tumori Asl Napoli 2 Nord. Dopo un dibattito con i presenti, ci saranno le conclusioni del vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna.

Diocesi: Benevento, il 28 giugno l’ingresso dell’arcivescovo Autuoro. Tutte le tappe della giornata

La Chiesa di Benevento darà il benvenuto al nuovo arcivescovo Michele Autuoro con una serie di iniziative che si terranno domenica 28 giugno. Una domenica speciale per il capoluogo sannita, che accoglierà il suo nuovo pastore, con momenti simbolicamente forti e significativi e una celebrazione liturgica caratterizzata da un’intensa spiritualità di gioia. Si inizierà in mattinata con due appuntamenti: visita privata e alle ore 9,15 incontro con i giornalisti e operatori della comunicazione. Alle ore 16 l’incontro con sindaci, autorità civili e militari nel teatro comunale “Vittorio Emmanuele”; alle ore 16.30 tappa con gli adolescenti, i giovani e gli universitari nel chiostro di San Domenico. Alle ore 17 ci sarà un momento di preghiera nella basilica di San Bartolomeo sulla tomba dell’Apostolo con i diaconi ed i sacerdoti; a seguire in piazza Roma saluto ai fedeli delle parrocchie, alle confraternite, alle associazioni, ai gruppi e ai movimenti ecclesiali dell’intera arcidiocesi. Alle ore 18 mons. Autuoro, sul sagrato della cattedrale, sarà accolto da una parte dei membri del Capitolo metropolitano e bacerà il crocifisso. La solenne concelebrazione eucaristica per l’inizio del ministero pastorale dell’arcivescovo metropolita mons. Autuoro avrà inizio alle ore 18,30.

Diocesi: Acireale, celebrato il centenario dell’arrivo della statua della Madonna di Loreto nel santuario cittadino a lei dedicato

Una serata storica e di fede ha segnato domenica 21 giugno ad Acireale le celebrazioni per il centenario dell’arrivo della statua della Madonna di Loreto nel santuario cittadino a lei dedicato, luogo di riferimento spirituale e meta di continui pellegrinaggi.
La comunità parrocchiale, guidata dal parroco don Rosario Gulisano, ha voluto ricordare i cento anni di una presenza che ha segnato la storia religiosa della città: la fedele riproduzione della Vergine Lauretana che nel 1926 venne donata personalmente alla diocesi da mons. Ferdinando Cento, quarto vescovo di Acireale, poco prima della sua partenza come nunzio apostolico in Venezuela.
Le celebrazioni si sono aperte con una solenne concelebrazione eucaristica, alla presenza del vescovo, mons. Antonino Raspanti, e del vicario generale, mons. Agostino Russo. Tra i sacerdoti concelebranti anche due presbiteri originari della comunità di Loreto: don Orazio Sciacca e don Sebastiano Battiato.
A seguire, nel salone parrocchiale, si è tenuto un approfondimento storico affidato a mons. Giovanni Mammino, direttore dell’Archivio storico diocesano, che ha ripercorso il significato ecclesiale e il valore storico di quel gesto compiuto un secolo fa da mons. Cento.
Don Gulisano ha evidenziato come questa ricorrenza non rappresenti soltanto il ricordo di un anniversario importante, ma anche l’occasione per rinsaldare la relazione nata con Pollenza, città natale di mons. Cento e luogo d’origine dello scultore Manrico Marinozzi, autore della statua.
Tra i momenti più significativi della serata, il collegamento video con la comunità di Pollenza e con i familiari dello stesso scultore, che hanno voluto far giungere alla comunità acese un messaggio di vicinanza e gratitudine.
Mons. Mammino ha ricordato il significato profondo di quel dono, sottolineando come la statua della Madonna di Loreto rappresenti ancora oggi il segno concreto di un momento che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della diocesi. Fu infatti il gesto con cui mons. Cento salutò la Chiesa di Acireale dopo quattro anni di ministero episcopale, lasciando ai fedeli un autentico pegno d’amore e di gratitudine.
Il 20 giugno 1926 il presule volle donare il simulacro, accompagnarlo in processione fino al santuario e incoronarlo, chiedendo ai fedeli di ricordarlo nelle loro preghiere davanti a quella che lui stesso chiamava con affetto la “Bruna Madonnella”.
“La devozione verso la Madonnina Nera non appartiene soltanto alla nostra comunità parrocchiale — ha sottolineato don Gulisano — ma coinvolge tantissimi fedeli provenienti da tutta Acireale. È una devozione viva che continua ad aiutarci ad accogliere Gesù e a diventare sempre più autentici discepoli del Signore”.

Striscia di Gaza: card. Pizzaballa e patriarca Teofilo III entrati a Gaza per una visita pastorale

Il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, e quello greco-ortodosso, Teofilo III, sono arrivati questa mattina a Gaza per una visita pastorale. Con loro anche il Gran Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta, Josef D. Blotz, insieme a rappresentanti di Malteser International. Obiettivo della visita sostenere spiritualmente la comunità locale e la popolazione provata dalla crisi umanitaria. La visita, si spiega in una nota congiunta del Patriarcato latino e di quello greco-ortodosso, esprime “la responsabilità pastorale delle Chiese di Gerusalemme verso le comunità locali e verso l’intera popolazione di Gaza, dove le famiglie continuano a vivere in condizioni di grave sofferenza umanitaria, tra paura, perdite e incertezza”. La presenza dei due capi religiosi, si legge, “porta la preghiera di Gerusalemme ai fedeli feriti e a tutti coloro che soffrono, in un ministero di consolazione, misericordia e testimonianza cristiana salda, radicata nel Vangelo e nella vocazione sacra della Città Santa”. Durante la permanenza, i due patriarchi incontreranno il clero, le comunità religiose, le famiglie cristiane locali e le persone colpite dalla crisi umanitaria in corso. “Attraverso la preghiera, l’incontro personale e la presenza pastorale – prosegue il testo – intendono offrire forza spirituale, conforto e speranza in mezzo a una sofferenza profonda”. La partecipazione del Gran Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta e dei rappresentanti di Malteser International riflette “l’impegno costante delle organizzazioni umanitarie di ispirazione religiosa nel campo dell’assistenza sanitaria, degli aiuti e della tutela della dignità umana nella Striscia di Gaza”.

Francia: al via oggi in Assemblea Nazionale la discussione sul suicidio assistito. Vescovi invitano ad una novena di preghiera per la vita

Comincia oggi in Francia con la terza lettura all’Assemblea Nazionale la discussione sul disegno di legge che istituisce il “diritto al suicidio assistito”. Sono stati presentati oltre 1.800 emendamenti. Il dibattito, previsto fino al 26 giugno, potrebbe quindi protrarsi fino al giorno successivo. Il Senato dovrebbe poi esaminarlo a fine giugno e nuova votazione è prevista per il 15 luglio al Palais Bourbon, sede dell’Assemblea Nazionale. I membri del Parlamento voteranno la normativa in via definitiva e senza la possibilità di emendare il testo.
Fin dai primi dibattiti, i vescovi di Francia hanno seguito passo passo l’iter legislativo, mettendo sempre in forte evidenza che “prendersi cura della vita non significa porvi fine, ma accompagnarla con attenzione fino alla fine”. Il 18 maggio, inoltre, avevano denunciato il rischio di una “imprudenza morale” e “mancanza di rispetto per la democrazia”. Ciò che i vescovi evidenziavano nella nota era “la crescente spaccatura tra i parlamentari su questo tema cruciale per la nostra vita collettiva”, “la netta mancanza di consenso politico e sociale” e di conseguenza “un voto” sempre “più risicato”. In queste circostanze, i vescovi ritenevano che “approvare in fretta una legge che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito equivarrebbe a ignorare le voci di un numero significativo di parlamentari”. E aggiungevano: “Una trasformazione così profonda del nostro ordinamento giuridico, della medicina e del contratto sociale non può essere assoggettata a pressioni elettorali. Al contrario, merita di essere discussa nell’ambito di un dibattito sereno, al servizio della dignità della vita in tutte le sue forme e in tutte le sue fasi”.
Sul sito della Conferenza episcopale francese, i vescovi ricordano le parole pronunciare da Papa Leone ai parlamentari spagnoli: “La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza . La grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità”.
Da oggi e fino al 30 giugno, giorno del voto all’Assemblea Nazionale, i vescovi di Francia invitano i cattolici che lo desiderano a unirsi a . Sono state preparate intenzioni speciali ogni giorno per i prossimi giorni. “Possa lo Spirito Santo, all’alba di nuovi dibattiti, illuminare le coscienze e rinnovarci nella speranza, affinché la dignità di ogni vita umana sia riconosciuta, protetta e rispettata”, scrivono i vescovi.

Magnifica Humanitas: “Questa enciclica è una hit!”, l’instant book di Rancilio per avvicinare i ragazzi al testo di Leone XIV

“Dove trovi oggi un adulto che, invece di criticarti e lamentarsi, ti dice che – nonostante le tante cose terribili che ogni giorno accadono – sei parte di una magnifica umanità?”. È la domanda con cui Gigio Rancilio apre il volume “Questa enciclica è una hit! La Magnifica Humanitas per i ragazzi” (Editrice Àncora, collana Freccette) in libreria. Il volume affronta una sfida ambiziosa: rendere accessibile agli adolescenti la prima enciclica di Leone XIV, commentandone i passaggi più significativi con un linguaggio diretto e di impatto, senza tradire il documento papale. Al centro, i temi dell’intelligenza artificiale, del digitale e dello smartphone, particolarmente vicini al mondo giovanile. “Questa enciclica è troppo bella, ricca e attuale perché non venga scoperta dagli adolescenti”, scrive Rancilio, giornalista esperto di digitale e già Social Media Manager di “Avvenire”, oggi formatore e divulgatore di comunicazione e cultura digitale. Il libro costa quanto una coppetta di gelato ed è pensato non solo per i ragazzi: genitori, educatori, catechisti e insegnanti vi troveranno uno strumento agile per leggere insieme e confrontarsi sul messaggio dell’enciclica. Disponibile in tutte le librerie e su .

Terra Santa: card. Pizzaballa ordina diaconi 10 frati, “Sarete gli occhi e le mani della Chiesa che si china sulle ferite dell’umanità”

“Egli non vi promette che non cadrete. Egli vi promette qualcosa di molto più grande: che non sarete mai soli”. Lo ha ricordato il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, che ieri nella Città Santa ha presieduto l’ordinazione diaconale di dieci frati della Custodia di Terra Santa, concelebrante il padre Custode, Francesco Ielpo. Un’ordinazione che assume il valore di un segno concreto di speranza e continuità della presenza cristiana nei luoghi santi. E nel corso dell’omelia, il Patriarca ha richiamato subito il senso della missione affidata ai nuovi diaconi: “Oggi, in questa città dove il Signore ha camminato, è morto ed è risorto, voi siete quelli che vengono inviati. Ricevete il ministero diaconale per essere Suoi servi. Il Signore non vi nasconde la fatica della missione”. Parole che indicano una prospettiva di fede capace di leggere anche la fragilità come luogo di presenza divina: “Il Padre è presente proprio lì dove la nostra fragilità, la nostra debolezza, la nostra caduta sembrano avere l’ultima parola. La verità che sarà svelata è la fedeltà di Dio, la sua presenza, la sua cura”. Pizzaballa ha quindi delineato con chiarezza il profilo del ministero diaconale, radicato nella carità e nel servizio ai più fragili: “Sarete gli occhi e le mani della Chiesa che si china sulle ferite dell’umanità”. Un’indicazione che ricorda come la presenza ecclesiale sia chiamata a farsi prossimità concreta. Da qui il richiamo a non ridurre la carità a semplice assistenza: “La carità che annunciate non è filantropia, è il riflesso dell’amore di Cristo che si è fatto servo per primo”. Infine, l’invito più diretto e impegnativo per i nuovi diaconi, chiamati a uno stile evangelico senza compromessi: “Siate dunque diaconi che sanno lavare i piedi, come ha fatto il Maestro, senza timore di sporcarsi le mani”.

Leone XIV: “la medicina non può mai diventare serva di una morte programmata”

“Nessun medico dovrebbe mai presumere, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere il destino di un embrione o di una persona anziana”. È il monito del Papa, durante l’udienza ai membri della Fondazione Jérôme Lejeune. “La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!”, ha esclamato Leone XIV, ricordando che il genetista “era consapevole che, sebbene la tecnologia possa essere d’aiuto alla medicina, non potrà mai sostituirla. Inoltre, sapeva che la tecnologia può essere usata contro la medicina – che per sua stessa natura è dedicata alla vita – come è evidente quando la tecnologia sfugge a qualsiasi essenziale controllo etico e prevalgono calcoli di efficienza, redditività o utilità. Eppure, il valore di una persona non dipende da ciò che realizza o produce”. Di qui l’incoraggiamento a proseguire l’opera iniziata dal professor Lejeune “nelle tre dimensioni della ricerca, dell’assistenza e della difesa incondizionata della persona umana”, a favore dei disabili e dei pazienti con diverse disabilità mentali. “So che partecipate regolarmente ai dibattiti sociali per tutelare ogni persona in ogni circostanza della sua vita”, l’omaggio del Pontefice: “So anche che vi dedicate allo sviluppo di una cultura della vita attraverso la Cattedra Internazionale di Bioetica, che offre formazione accademica a diverse figure professionali in questo campo: operatori sanitari, esperti legali e filosofi. Vi ringrazio per la formazione che offrite a uomini e donne che, in futuro, potranno contribuire a garantire un’etica medica al servizio della dignità umana e della vita”.

Leone XIV: no a “razzismo cromosomico”, “difendere la vita di ogni essere umano”

“Difendere la vita di ogni essere umano, invocando l’inviolabile dignità che trae origine dall’atto creativo di Dio”. È l’appello lanciato dal Papa, sulla scorta della testimonianza di Jérôme Lejeune, durante l’udienza alla Fondazione che porta il suo nome. “Uomo di scienza e saggezza, Jérôme Lejeune comprese subito che la sua scoperta scientifica sarebbe stata utilizzata per sterminare le persone affette da sindrome di Down prima ancora che nascessero”, ha sottolineato Leone XIV: “Non esitò a farsi portavoce dei loro diritti, denunciando la violazione del giuramento di Ippocrate e questa nuova forma di eugenetica, che definì razzismo cromosomico. Le sue profezie lo portarono a difendere la vita di ogni essere umano, invocando l’inviolabile dignità che trae origine dall’atto creativo di Dio. A tal proposito, si rivolse e offrì consulenza a istituzioni e sovrani di tutto il mondo”.

Leone XIV: “Lejeune è stato un precursore della genetica moderna”

“Un precursore della genetica moderna, riconosciuto in tutto il mondo”. Così il Papa ha definito Jérôme Lejeune, ricevendo in udienza i membri della “Fondation Jérôme Lejeune”. “Medico per vocazione”, ha proseguito ripercorrendo la biografia dello scopritore del gene della trisomia 21, “si dedicò instancabilmente alla ricerca di una cura per alleviare le sofferenze dei suoi pazienti, che chiamava i più poveri tra i poveri. Difese con ardore la vita e la dignità dei più vulnerabili, anche a costo della sua carriera: ‘La medicina’, amava ripetere, ‘è l’odio per la malattia e l’amore per i malati’”. “Consapevole dell’eccellenza accademica del professor Lejeune e della sua incrollabile devozione alla Chiesa, Papa San Paolo VI lo nominò membro della Pontificia Accademia delle Scienze”, ha ricordato Leone XIV: “In seguito, la sua profonda amicizia con San Giovanni Paolo II e la loro comune visione in difesa della vita portarono alla creazione della Pontificia Accademia per la Vita, che il professor Lejeune considerava un’istituzione necessaria di fronte alle crescenti minacce alla vita”.

Musei Vaticani: il 25 giugno conferenza sulla spedizione di Gregorio XVI in Egitto del 1840

Una spedizione pontificia in Egitto, poco nota anche agli specialisti: il 21 settembre 1840 tre navi della marina pontificia salparono da Civitavecchia alla volta di Alessandria d’Egitto, al comando del capitano Alessandro Cialdi, per recuperare blocchi di alabastro destinati alla ricostruzione dell’altare della basilica di San Paolo fuori le Mura, distrutta da un incendio nel 1823. È la “Spedizione Romana in Egitto di papa Gregorio XVI”, al centro della conferenza “Dal Tevere al Nilo”, in programma giovedì 25 giugno alle 17 nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani. L’evento è parte della rassegna “Il Giovedì dei Musei”. La spedizione, che si avventurò nel Nilo risalendo fino al Cairo e rientrò a Roma il 16 agosto 1841, portò con sé anche un gruppo di esperti – dalla mineralogia all’archeologia, dall’architettura alla naturalistica – con l’obiettivo di riportare antichità per arricchire il nuovo Museo Gregoriano Egizio, inaugurato nel 1839. Introdotti dalla direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta, interverranno Alessia Amenta, curatrice del Reparto Antichità egizie e del Vicino Oriente, Thomas Mathà, presidente dell’Accademia italiana di Filatelia e storia postale, ed Enrico Nigris dell’Università Roma Tre, che si concentrerà sulla figura di Cialdi. La conferenza sarà trasmessa in .

Diocesi: Trapani, il 26 giugno si aprirà la fase locale della causa di beatificazione di Manuel Foderà

Si aprirà ufficialmente il prossimo 26 giugno la fase diocesana del cammino verso la beatificazione del Servo di Dio Manuel Foderà, il bimbo di Calatafimi Segesta morto a soli 9 anni il 20 luglio 2010 che ha trasformato la sua vita, con i suoi lunghi periodi di durissima sofferenza, in una missione di luce. Alle 18, presso la cattedrale di Trapani, si terrà la prima sessione pubblica per l’apertura della fase istruttoria della Causa di beatificazione e canonizzazione. L’evento sarà presieduto dal vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli, e vedrà il compimento dell’ampia fase preliminare con l’insediamento di apposito tribunale diocesano. La data scelta – spiegano dalla diocesi – rappresenta una felice coincidenza per la comunità ecclesiale: a seguire, alle 19 si terrà la concelebrazione eucaristica in occasione del 49° anniversario di ordinazione presbiterale del vescovo.
Durante la sessione di apertura presteranno giuramento il vescovo diocesano, gli officiali del Tribunale e il postulatore della Causa, Francesco Catozzella, docente di Diritto matrimoniale canonico presso l’Università Lateranense e avvocato della Rota Romana. Contestualmente si insedierà il Tribunale diocesano, l’organo formale incaricato di guidare l’istruttoria. Per questo delicato compito il vescovo ha nominato come delegato vescovile don Emanuel Mancuso. Promotore di Giustizia sarà don Luca Milazzo mentre il notaio sarà don Giovan Battista Lipari. Questo organismo avrà il compito di raccogliere le testimonianze proposte dal postulatore della causa. Per la ricerca del materiale storico e degli scritti inediti resta inoltre operativa la Commissione storica diocesana presieduta da don Liborio Palmeri e composta da Stefania La Via, vicedirettrice dell’Archivio diocesano, e da don Giuseppe Grignano, direttore della Pastorale giovanile diocesana.

Leone XIV: Angelus, “nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”

“Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”. Con questo appello, pronunciato dopo l’Angelus di ieri, il Papa ha ricordato la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, “nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia”. “Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni”, l’auspicio di Leone XIV, che ha esortato inoltre ad “accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza”.

Leone XIV: Angelus, “rispondere all’odio con l’amore”

“Rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”. È l’invito del Papa, nell’Angelus di ieri in piazza San Pietro. “Contemplare”, ha spiegato, non è “un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti”: “Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con lui la nostra vita. Questo ci rende
sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato”.

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