Cinque anni di Antiquum ministerium: l’intervista a don Antonio Bacciarelli sul valore del catechista istituito

don bacciarelli

A cinque anni da Antiquum ministerium, il Motu proprio con cui papa Francesco ha istituito il ministero laicale del catechista, la Chiesa è chiamata a rileggere il valore dell’annuncio e della formazione dentro una prospettiva sempre più missionaria e sinodale. In questa intervista, il vicario episcopale per la catechesi dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, don Antonio Bacciarelli, riflette sulla portata ecclesiale del documento, sulle sfide ancora aperte e sul cammino che anche la Chiesa reggina sta compiendo per qualificare il servizio dei catechisti e rilanciare la responsabilità di tutto il Popolo di Dio nell’evangelizzazione.

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Don Antonio, a cinque anni da Antiquum ministerium, che cosa ha rappresentato davvero questo Motu proprio per la vita della Chiesa?

Per rispondere correttamente a questa domanda credo sia giusto ricordare che quando un Pontefice o una singola Congregazione consegnano un Documento, parlano alla Chiesa Universale, per cui mettono in luce realtà, ricchezze, problematiche o urgenze che magari potrebbero interessare poco o di meno ad una parte del mondo. Dico ciò perché questo Motu proprio di papa Francesco, del maggio 2021, con cui istituisce il ministero del catechista come ministero stabile laicale, da non intendersi come quel servizio che generalmente i nostri laici prestano nelle parrocchie e per il quale ricevono all’inizio dell’anno il mandato pubblico del Vescovo, ha davanti probabilmente le realtà delle terre di missione o di zone anche più vicine a noi che però, anche per l’esiguo numero di presbiteri, vengono affidate all’organizzazione di laici maturi ed impegnati che devono svolgere con maggiore responsabilità il servizio della catechesi. Infatti al n. 3 papa Francesco rivolge il suo pensiero colmo di ammirazione e gratitudine a quei catechisti “capaci e tenaci” che sono a capo di comunità in diverse regioni del mondo e svolgono una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede. Ed al n. 4 aggiunge che soprattutto nel nostro tempo, in cui il clero è insufficiente per l’evangelizzazione di tante moltitudini, il compito del catechista è della massima importanza.

In ogni caso con questo documento papa Bergoglio ha voluto sottolineare maggiormente l’importanza della missione evangelizzatrice nella Chiesa e ha voluto dare un nuovo impulso a tutta l’organizzazione che ruota attorno al ministero della Parola. Ed inoltre ha inteso rimarcare una visione più articolata della ministerialità e del servizio ecclesiale, proprio in quella logica dello stile sinodale in cui dobbiamo ancora crescere.

Ho fatto questa specificazione perché probabilmente in tante realtà ecclesiali che vivono ancora una pastorale tradizionale, di conservazione e poco missionaria o non in stile pienamente sinodale, questo documento ha detto poco o nulla. Se poi aggiungiamo che il documento prevede un maggiore coinvolgimento delle donne per una presenza più incisiva nella Chiesa (Evangelii Gaudium 103) ed un impegno più serio e costante nella formazione dei catechisti, dobbiamo dire che davvero si possono incontrare delle resistenze nel cambiamento di mentalità che richiede.

In ogni caso non possiamo dire che l’appello del Papa non sia stato accolto con serietà e prontezza. Infatti la Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti ha pubblicato il Rituale per l’istituzione del ministero del catechista nel dicembre dello stesso anno e la nostra Chiesa Italiana, nel 2022, ha pubblicato la Nota ad experimentum sui Ministeri istituiti del Lettore, dell’Accolito e del Catechista, per il triennio successivo, assegnando al catechista istituito, secondo la decisione prudente del Vescovo e le scelte pastorali della Diocesi,  la possibilità di essere referente di piccole comunità senza la presenza stabile del presbitero, e di guidare, in assenza del presbitero o del diacono, le celebrazioni domenicali; oltre ai compiti di coordinare, animare e formare altre figure ministeriali impegnate nella cura pastorale (n.3).

E papa Leone, in occasione del Giubileo dei catechisti, domenica 28 settembre 2025, in Piazza San Pietro, ha istituito 39 catechisti provenienti da 15 diversi Paesi del Mondo.

Papa Francesco ha parlato del catechista come di un ministero “antico”. Perché è importante recuperare oggi questa consapevolezza nella pastorale ordinaria? E quali caratteristiche umane, spirituali e pastorali dovrebbe avere oggi un catechista istituito?

Si tratta di un ministero antico, nel senso che il servizio dell’annuncio del Vangelo sta all’origine della vita della Chiesa. Essa, lo sappiamo bene, esiste per evangelizzare, questa è la sua grazia e la sua vocazione, la sua identità più profonda come ci ricorda San Paolo VI in Evangelii nuntiandi al n. 14. Ad essa il Signore risorto ha dato il mandato di andare ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura (Mt. 28, 19-20).

Sicuramente papa Francesco con questo Motu proprio ha lanciato una grande sfida alle comunità ecclesiali. Quella della formazione dei laici per una loro presenza più qualificata e quindi più incisiva nella Chiesa e nella società. È una provocazione per la gerarchia chiamata ad investire, sotto ogni punto di vista, nella formazione dei catechisti e degli evangelizzatori in generale, in termini di energie, tempo, disponibilità economiche. Ed una provocazione alla corresponsabilità per i laici che devono sentire la missione della Chiesa come qualcosa che appartiene loro in virtù del Battesimo ricevuto, per essere sempre pronti a chiunque chieda ragione della loro fede e della loro speranza. Una formazione che deve essere biblica (l’ignoranza delle Scritture è già una prima forma di ignoranza di Cristo); teologico-pastorale per essere maestri; pedagogica e metodologica per essere educatori competenti. Senza ovviamente trascurare la formazione spirituale per essere autentici testimoni che sappiano introdurre a gustare il mistero di Cristo ed esperti nelle capacità di entrare in relazione, accompagnare ed ascoltare, tanto che l’ultimo documento della Cei sull’annuncio e la catechesi, Incontriamo Gesù, nel trattare la fisionomia del catechista, lo presenta come colui che sa stare con.

Cosa si sta facendo nella nostra Diocesi in tal senso?

Anche la nostra Diocesi si è messa in cammino sulla strada tracciata dalla Chiesa con il suo alto Magistero. Basta pensare agli appelli che continuamente il nostro Arcivescovo Morrone rivolge per entrare nella logica del cammino sinodale che in questi anni abbiamo svolto con impegno e serietà, per vivere un cammino graduale ma deciso di Chiesa sinodale in uscita (Passiamo all’altra riva, p. 20); per promuovere sempre di più una presenza qualificata delle donne in termini di compiti pastorali significativi e nell’ambito di processi decisionali (Al passo di Gesù, pp. 55-57); per rilanciare la formazione di tutto il Popolo di Dio, pensando anche ad un progetto di formazione per formatori chiamati ad accompagnare singoli e realtà ecclesiali per essere “persone educanti e cristianamente affidabili” (Al passo di Gesù, pp. 59-61). In tutto questo certamente un grosso contributo lo stanno dando l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, l’Istituto Superiore Politico-sociale, la Scuola Diocesana per operatori pastorali e la Scuola per catechisti.

C’è un appello che si sente di rivolgere ai parroci, ai catechisti già impegnati e ai laici che potrebbero mettersi a servizio dell’annuncio del Vangelo?

L’appello che mi sento di rivolgere ai parroci è quello di credere davvero nel primato dell’evangelizzazione con scelte concrete e consequenziali, prendendo sempre più consapevolezza che tutto nella Chiesa ha bisogno di catechesi, favorendo in ogni modo la formazione di nuovi catechisti e qualificando sempre meglio quelli già a disposizione, non facendo mai mancare alla Comunità la catechesi, soprattutto quella degli adulti. E per i laici auspico un senso di coinvolgimento sempre maggiore dentro la Comunità per comprendere davvero che il compito di annunciare il Vangelo riguarda tutti! E che per far questo bisogna essere formati e testimoni autentici! Infatti il rito dell’istituzione del catechista sottolinea in modo chiaro che il Vangelo si annuncia con la vita, con le azioni e con la parola, e che il catechista deve essere radicato in una profonda vita di preghiera, edificato su una sana dottrina e animato da entusiasmo apostolico e tutto ciò, sottolinea papa Francesco nel Motu proprio, deve essere accompagnato da una attiva partecipazione alla vita della comunità ecclesiale (n. 8)   

Una risposta

  1. Grazie a don Antonio per le riflessioni ed i suggerimenti che è bene non dimenticare.
    Grazie al nostro giornale che ci consente di condividere e socializzare le le idee e le azioni della nostra comunità dikcesana

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