Columbus Day, da Pavarotti a Vito Marcantonio: il legame tra Italia e America nel dibattito di oggi

Columbus Circle in New York City

Ai Overview: Il Columbus Day rappresenta oggi un’occasione di confronto politico e sociale sull’identità italoamericana negli Stati Uniti. Da un lato, le recenti dichiarazioni di Donald Trump esaltano le figure storiche e di successo di origine italiana, difendendo la memoria di Cristoforo Colombo come simbolo identitario. Dall’altro, la posizione del sindaco di New York Zohran Mamdani sposta l’attenzione sulle lotte sindacali degli emigrati italiani e sulle loro difficili condizioni di lavoro, richiamando esponenti politici come Vito Marcantonio. La ricorrenza, nata storicamente nell’Ottocento per rivendicare l’appartenenza di una comunità al tempo discriminata, si intreccia ora con il dibattito sul colonialismo e con le istanze delle popolazioni indigene, confermando come la memoria storica continui a riflettere le complessità della società americana contemporanea.

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Le origini di una data storica

Se pensiamo alla storia millenaria dell’Italia, e a quella della Calabria, non si può non fare riferimento al fatto che la storia degli Stati Uniti sia relativamente più recente. Eppure, per milioni di italiani, l’America ha rappresentato per intere generazioni una possibilità di riscatto, un luogo in cui cercare il lavoro che mancava, lasciarsi alle spalle la povertà e immaginare un futuro diverso per sé e per i propri figli.

Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, migliaia di famiglie calabresi attraversarono l’Atlantico con poche valigie e molte speranze. Alcune non tornarono più, altre mantennero cercarono il più possibile di non spezzare mai quel cordone ombelicale con la terra d’origine, tramandando lingua, tradizioni e ricordi alle generazioni successive. È anche attraverso queste storie che si è costruito il rapporto tra Italia e Stati Uniti, un legame fatto di emigrazione, sacrifici, opportunità e identità che ancora oggi attraversa entrambe le sponde dell’oceano.

Una delle date più simboliche di questo ponte tra Italia e America è 12 ottobre 1492 quando Cristoforo Colombo approdò a Guanahani, un’isola delle Bahamas che ribattezzò San Salvador, convinto di aver raggiunto l’Asia. Più di cinque secoli dopo, quella data continua a essere celebrata negli Stati Uniti con il Columbus Day.

Le dichiarazioni di Donald Trump

È una ricorrenza legata alla figura di Colombo, ma anche all’identità degli italoamericani, alle storie di emigrazione e al contributo che generazioni di italiani hanno dato alla società americana. Quest’anno, però, a riportarla al centro del dibattito sono soprattutto le parole di Donald Trump e la risposta del sindaco di New York Zohran Mamdani.

Durante le celebrazioni alla Casa Bianca, Trump ha reso omaggio a Luciano Pavarotti, definendolo «un talento tremendo, una vera star». Ha citato anche Joe DiMaggio, Sylvester Stallone e Frank Sinatra, insieme ai giudici della Corte Suprema Antonin Scalia e Sam Alito, richiamando il peso delle personalità di origine italiana nella cultura, nello sport e nelle istituzioni statunitensi.

Il presidente ha legato questo riconoscimento alla difesa della memoria di Colombo, ricordando la statua dell’esploratore installata quest’anno nel parco della Casa Bianca. E ha aperto un nuovo fronte di polemica con New York, accusando le autorità cittadine di aver escluso Little Italy da una mappa dedicata alle comunità etniche. «È una vergogna», ha dichiarato, minacciando di togliere alla città alcuni fondi se la situazione non fosse cambiata.

La risposta di Zohran Mamdani e il ricordo dei lavoratori

A rispondere è stato Mamdani, che nel suo messaggio agli italoamericani ha scelto di ricordare un’altra figura: Vito Marcantonio, deputato di origini italiane che per sette legislature rappresentò East Harlem al Congresso. Esponente della sinistra americana del Novecento, Marcantonio si batté per ampliare le tutele sociali, sostenere i disoccupati e contrastare le discriminazioni razziali.

Il sindaco ha richiamato anche le condizioni in cui vissero molti immigrati italiani arrivati a New York in cerca di un futuro migliore. Lavorarono nelle fabbriche, scavarono i tunnel della metropolitana, costruirono ponti, spesso accettando i lavori più duri e pericolosi.

Al di là delle singole considerazioni, al centro del dibattito resta una comunità che nel corso delle generazioni ha costruito una parte importante della propria storia lontano dal Paese d’origine e che ha controbuito a rendere l’America una potenza mondiale.

Dalla festa degli immigrati all’Indigenous Peoples’ Day

Ma come nascono le celebrazioni del Columbus Day? Nell’Ottocento furono gli immigrati italiani a promuovere celebrazioni in onore di Colombo, trasformando la figura del navigatore genovese in un simbolo di appartenenza. Nel 1937 il presidente Franklin D. Roosevelt proclamò il 12 ottobre Columbus Day; la ricorrenza divenne una festività federale nel 1971, quando fu fissata al secondo lunedì di ottobre.

Nel tempo, però, il significato della giornata è cambiato. Per molti italoamericani Colombo rappresenta un legame con le proprie origini e un simbolo che per lungo tempo ha chiesto riconoscimento. Per le popolazioni indigene, il suo arrivo segna invece l’inizio della conquista europea, con la perdita delle terre, la violenza e la distruzione di culture preesistenti. Da qui sono nate le contestazioni, la rimozione di alcune statue e la diffusione dell’Indigenous Peoples’ Day, la giornata dedicata ai popoli indigeni che in molte città viene celebrata nello stesso giorno.

L’attualità del legame tra Italia e Stati Uniti

Il Columbus Day di quest’anno mette in luce proprio questa complessità. Celebrare le radici italiane significa ricordare il contributo degli emigrati e dei loro discendenti; fare i conti con la storia di Colombo significa anche riconoscere le conseguenze della conquista sulle popolazioni che abitavano le Americhe. Sono due piani diversi, che oggi si incontrano nel dibattito pubblico americano e che aiutano a capire quanto la memoria del passato continui a parlare del presente.

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