Avvenire di Calabria

Un inno alle "seconde scelte". Partendo dalla storia personale di Manu Ginobili, autentica star della palla a spicchi

«Come Ginobili», le rime rap tra basket e riscatto giovanile

Nel testo della canzone di Kento, poi, il riferimento a Kobe Bryant e alla sua infanzia in riva allo Stretto col padre Joe

di Redazione Web

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«Come Ginobili», le rime rap tra basket e riscatto giovanile. Uscirà domani, 7 settembre, l'ultimo brano del rapper reggino Kento. Nelle sue strofe il ricordo degli anni d'oro della Viola Reggio Calabria e dei tantissimi ragazzi strappati alla strada grazie alla pallacanestro.

«Come Ginobili», le rime rap tra basket e riscatto giovanile

Un inno alle "seconde scelte". Partendo dalla storia personale di Manu Ginobili. Autentica star della palla a spicchi è partito proprio da Reggio Calabria. «Come Ginobili» ci sono tantissimi ragazzi reggini che - dal "sud del sud" - sfidano pregiudizi e difficoltà soltanto con le proprie capacità.


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«Ho voluto dedicare la canzone alle gesta di Emanuel “Manu” Ginobili.Cestista argentino con cittadinanza italiana, che negli anni ha conquistato un oro olimpico e quattro anelli NBA». Queste le parole di Kento ai microfoni di Sky. «Non solo, nel testo racconto anche la storia di un ragazzino afroamericano che parlava un italiano quasi perfetto, ed era già il più forte di tutti. Si chiamava Kobe, ed era il figlio di Joe Bryant».


PER APPROFONDIRE: Reggio Calabria non dimentica il "piccolo" Kobe, bimbo in neroarancio


Il video-clip del brano è prodotto da Reggioacanestro. Il portale specialistico della palla a spicchi calabrese, diretto da Gianni Mafrici. Il sito, l'11 settembre, festeggerà vent'anni dal primo articolo pubblicato sul web.

«Ho voluto far risaltare nelle liriche il ruolo che lo sport e la musica possono avere sui ragazzi dei quartieri popolari, come alternativa a scelte di vita drammatiche e sbagliate. E riflettere poi sul tragico destino di Kobe Bryant, che da bambino ha condiviso le strade e i canestri di Reggio Calabria con me» ha detto Kento.

Per poi concludere: «L’alternarsi del campo professionale del PalaCalafiore a semplici campetti di periferia, sottolinea il concetto dell’universalità di questo sport che sotto al canestro unisce generazioni, culture e popoli».

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