Avvenire di Calabria

Un’opera del vescovo Francesco Savino sul cattolicesimo democratico in Italia

Conciliare spiritualità con politica

Il presule di Cassano, riflette con arguzia sulla classe politica contemporanea

Redazione Web

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Leggere e interpretare l’opera di un vescovo è sempre un’impresa non facile. Il compito diventa ancora più arduo se ci troviamo di fronte all’ultima fatica di monsignor Francesco Savino «Spiritualità e politica. Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti», uomo e pastore dall’intelligenza vivida e con un accentuato gusto per la riflessione sistematica e per l’arte della parola. I processi di secolarizzazione e di globalizzazione in atto hanno generato nel nostro tempo una ischemia verticale non solo dei valori cristiani ma anche del senso religioso ed etico della vita. Alla base della crisi della politica c’è infatti una recessione spirituale che non riguarda tanto lo stile di vita personale di questo o di quell’altro – anche se l’occhio vuole la sua parte –quanto piuttosto la loro amnesia di quello che è il vero fine della politica e cioè la ricerca del “bene comune” che consiste nel superamento del proprio immediato tornaconto personale o di partito per tendere ad un bene che possa essere di tutti oltre che proprio.

Monsignor Savino, muovendo da una critica alla classe politica contemporanea, priva di anima e ossessionata dalla ricerca della sicurezza e del benessere materiale, ricostruisce una pagina assai bella del cattolicesimo politico italiano declinando i percorsi di tre testimoni del XX secolo, che hanno contribuito, rilanciando in politica i valori del personalismo cristiano, alla ricostruzione economica e civile dell’Italia, all’indomani della seconda guerra mondiale e della fine della dittatura fascista. In quel porre l’uomo–persona al centro dell’attenzione e dell’attività politica, sociale e religiosa, Moro, La Pira e Dossetti aprono alle tematiche personalistiche e comunitarie espresse dal pensiero cattolico francese, ed in particolare da Maritain e da Mounier. Moro, La Pira e Dossetti hanno realizzato un’orto–prassi cristiana della politica, strutturata su un rapporto relazionale tra ordine naturale e ordine ultraterreno, rigettando aprioristicamente sia eventuali assorbimenti che giustapposizione fra i due ordini. Spiritualità e politica si integrarono così bene nelle loro esistenze incarnate, che se si auspica comprenderne sino in fondo la poliedrica personalità, occorre non limitarsi a registrarne i risultati politici ottenuti, ma bisogna tener conto anche della loro fine sensibilità religiosa che ne animò il pensiero e l’azione.

Questo inveramento cristiano non avviene – secondo Savino – sul piano “etico–normativo”, ma “metaetico–fondativo”. La comprensione teologica della politica non crea un’etica politica cristiana, aggiuntiva o diversa dall’etica umana o naturale. Ne è piuttosto la risignificazione propriamente e innovativamente cristiana. Come la verità della fede non si sostituisce alla verità della scienza e della tecnica politica, ma le assume in un orizzonte di significato nuovo, così la spiritualità motiva le esigenze sociopolitiche in modo nuovo. Il riferimento a quanto teorizzato da Moro, La Pira e Dossetti, che Savino magistralmente delinea, si rivela di grande attualità, in un momento in cui si apprezza palese un pervasivo disamore verso la politica, che potrebbe aprire le danze al ritorno di pericolosi populismi.

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