«Serve un nuovo patto sociale per Reggio e per la Città metropolitana, afflitte da una crisi sociale ed economica senza precedenti, nella quale l’atavico sottosviluppo si unisce agli effetti devastanti del coronavirus». A proporlo è il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Domenico Vecchio, che nell’analizzare l’attuale momento del tessuto produttivo locale richiama «tutte le forze sane del territorio, dagli imprenditori ai sindacati, dalla politica alla società civile, a un eccezionale sforzo comune per risollevare il Reggino dal baratro».
Per il rappresentante dell’associazione di Via del Torrione «adesso occorre dimostrare responsabilità. Viviamo una fase storica drammatica soprattutto sul piano occupazionale e la situazione in atto richiede all’intera classe dirigente un’inedita capacità di comprensione della gravità dei problemi e di proposta condivisa».
Il presidente di Confindustria Reggio entra nel merito del patto sociale che propone: «con il concorso delle parti sociali, del mondo accademico e della società civile, è necessario individuare le priorità delle azioni che dovranno essere realizzate nei prossimi anni per lo sviluppo di Reggio, con una visione chiara e soprattutto un’idea del ruolo che la città dovrà assumere nel Mediterraneo e in Europa. Purtroppo, lo diciamo con dispiacere ma anche con franchezza, il dibattito pubblico a Reggio Calabria sembra avvitarsi sempre su singole questioni, senza una strategia complessiva e soprattutto senza un sogno. È nei momenti di crisi che bisogna avere la capacità di tornare a pensare in grande, come la generazione dei nostri padri e dei nostri nonni riuscì a fare nel Dopoguerra. Apprezziamo in tal senso il rinnovato interesse attorno al Ponte sullo Stretto purché non si tratti della propaganda che contraddistingue da mezzo secolo il confronto politico su questo punto. Noi, da sempre, siamo a favore del Ponte con garanzie assolute di legalità. Non si posso- no frenare le grandi opere per il timore delle infiltrazioni mafiose: vanno realizzate stroncando la criminalità. Il “modello Genova” rappresenta un esempio virtuoso di ciò che l’Italia riesce a fare quando si registra la volontà politica».













