In Cattedrale l’assemblea diocesana apre il nuovo anno pastorale. Al centro la trasmissione della fede, «non più un insieme di attività, ma un’esperienza di vita».
L’incontro nella Basilica Cattedrale
Con l’assemblea diocesana riunita questa sera nella Basilica Cattedrale “Maria SS. Assunta”, la Chiesa di Reggio Calabria – Bova ha aperto ufficialmente l’anno pastorale 2026-2027. L’arcivescovo mons. Fortunato Morrone ha presentato la lettera pastorale “Coraggio, Io sono: non abbiate paura! Chiamati a trasmettere il Vangelo con la nostra poca fede” (scarica da qui il documento), davanti ai sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi, operatori pastorali e rappresentanti di parrocchie, associazioni e movimenti. L’intervento del presule è stato anticipato da una articolata presentazione delle linee pastorali, momento curato da don Antonio Bacciarelli, vicario episcopale per la pastorale e l’evangelizzazione. Poi Eugenia Santoro, componente dell’ufficio catechistico diocesano e delegata regionale per il Cammino sinodale, ha tenuto una comunicazione sulla trasmissione della fede e l’iniziazione alla vita cristiana. Infine, è stata data lettura di una riflessione di Carmine Gelonese, segretario della Consulta per le Aggregazioni laicali, sull’importanza della formazione nella vita cristiana.

Dall’ascolto di luglio alle linee per l’anno
La lettera raccoglie i frutti dell’assemblea di fine anno del 2 e 3 luglio 2026 al Seminario Pio XI, vi hanno preso parte il Consiglio pastorale diocesano, la Consulta delle aggregazioni laicali, il Consiglio presbiterale e altri fedeli impegnati nella vita della diocesi, con il metodo della “conversazione nello Spirito” sperimentato nel Cammino sinodale. Il testo, firmato il 12 settembre, è la terza tappa del percorso aperto nel 2023 con la lettera pastorale programmatica “Al passo di Gesù”. Non mancano spunti per una correzione fraterna: l’arcivescovo, per esempio, giudica la verifica zonale di febbraio-marzo 2026 «un po’ formale» e riconosce che gran parte delle indicazioni del Sinodo diocesano del 1999 e del Direttorio pastorale del 1993 è stata «ignorata o dimenticata».
La barca nella tempesta
Filo conduttore della nuova Lettera pastorale consegnata da Morrone è la traversata notturna del lago narrata dall’evangelista Marco (6,45-52). Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù costringe i discepoli a salire sulla barca per sottrarli all’entusiasmo della folla, ma in piena tempesta lo scambiano per un fantasma e, invece di approdare a Betsaida, in terra pagana, tornano a Gennesaret, in una terra sicura e conosciuta. Per Morrone è l’immagine di una Chiesa tentata di rientrare nel porto sicuro delle proprie abitudini. Il rischio, scrive il l’Arcivescovo, è chiudersi nelle “cittadelle parrocchiali”, quasi un «lenitivo religioso all’esistenza», mentre il territorio assume i tratti di una società post-cristiana segnata dalle ferite del nostro tempo, tra cui individualismo e nuove fragilità.
Trasmettere la fede, non organizzare attività
La priorità dell’anno indicata dall’arcivescovo è la trasmissione della fede: la lettera fa propria la sintesi dell’Assemblea diocesana di luglio: «la trasmissione della fede non può più essere pensata come un insieme di attività, ma come un’esperienza di vita che nasce dall’incontro con Gesù Cristo e si comunica attraverso relazioni vere». Quindi il pastore della Chiesa reggina rivolge direttamente alcune domande alle comunità: «Conosciamo il Signore Gesù o il fantasma delle nostre proiezioni?», chiede l’arcivescovo. E sulla catechesi si domanda se si possa reggere la sfida «con una mezz’ora di catechismo alla settimana per circa 6 mesi». I sacramenti dell’iniziazione, pensati come tappe, finiscono spesso per segnare la conclusione «liberante» del cammino, venuta meno la famiglia come primo anello della trasmissione, Morrone chiede se la parrocchia sappia accompagnare gli adolescenti, i giovani, i fidanzati e le giovani coppie verso la maturità della scelta consapevole della vita cristiana.
Giovani, scuola e intelligenza artificiale
Dall’assemblea di Luglio 2026 è emersa una «sete di spiritualità nei giovani»: per l’Arcivescovo le nuove generazioni devono diventare protagoniste dei processi sinodali e non semplici destinatarie: ascoltarle e parlare con loro dovrebbe venire prima del parlare di loro. La scuola è individuata come «frontiera antropologica, culturale e sociale», con un ringraziamento particolare agli insegnanti di religione. Il Seminario, riconfigurato a servizio della vocazione cristiana, è il luogo per costruire una rete tra pastorale giovanile, scolastica, familiare e vocazionale, «senza invadere gli spazi educativi né ridurre l’ascolto a una strategia di reclutamento». La lettera guarda anche all’impatto dei social media e dell’intelligenza artificiale sulla percezione di sé, soprattutto nei più giovani, e alla concentrazione di queste tecnologie nelle mani di pochi grandi attori privati, richiamando l’enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas che sin da subito l’arcivescovo ha voluto porre al centro del pensiero teologico e pastorale della Chiesa reggina: la diocesi dello Stretto, infatti, è stata la prima in Italia ad organizzare a giugno scorso un’occasione di riflessione sul documento del Papa con alcuni esperti della Santa Sede e in collaborazione con l’Università Mediterranea.
Le scelte per il 2026-2027
Accanto alla cura dell’ordinario, la lettera prospetta due scelte di fondo. La prima riguarda le Zone pastorali. Le parrocchie sono chiamate a uscire dall’isolamento e a pensarsi come un «arcipelago» di comunità collegate, che condividono persone, idee e risorse. Diventa stabile la Commissione di zona, guidata dal Vicario zonale e composta da rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali. Tra febbraio e marzo 2027 l’arcivescovo incontrerà le Commissioni per la verifica del cammino. La seconda riguarda la Formazione permanente, soprattutto degli adulti. Morrone chiede ai parroci di investire nella formazione dei laici, valorizzando l’Istituto superiore di Scienze religiose, l’Istituto di formazione politico-sociale, la Scuola biblica paolina, la Scuola per operatori pastorali, la Scuola per catechisti, la Biblioteca, l’Archivio e il Museo diocesano. Tra gli strumenti di formazione permanente trova spazio anche il settimanale diocesano che, in uscita abbinata al quotidiano dei Cattolici italiani, offre una lettura sul presente e un’interpretazione della realtà ancorata ai valori cristiani.
All’Ufficio catechistico, inoltre, è affidata una proposta per gli adulti, con il coinvolgimento dell’Azione cattolica; una o più parrocchie potranno avviare già quest’anno una sperimentazione con l’obiettivo di passare dai “corsi” a percorsi esperienziali graduali, anche nella preparazione al matrimonio. Infine, l’arcivescovo suggerisce alle comunità momenti di convivenza residenziale, per avere più tempo per pregare e per ascoltarsi, magari condividendo anche dei momenti di preghiera.
«Gente di poca fede», ma non una Chiesa in agonia
La conclusione torna alla tempesta nella versione di Matteo (14,22-33), con Pietro che affonda e viene afferrato dalla mano di Gesù. Morrone mette in guardia dal lamento di chi guarda alla Chiesa come a un’istituzione in agonia: «Non sono le nostre strategie pastorali, anche coraggiose […], a tenerla in piedi, ma è la Sua Presenza a vivificarla giorno dopo giorno».













