«Credibile è solo Amore – Agape»: a Reggio Calabria la presentazione del volume di Staglianò sul vescovo Giuseppe Agostino

Seminario Reggio Calabria

Il prossimo 29 aprile, il Seminario «Pio XI» di Reggio Calabria ospiterà la presentazione del saggio «Credibile è solo Amore – Agape», un volume dedicato alla figura di Monsignor Giuseppe Agostino e curato da Monsignor Antonio Staglianò. L’incontro ripercorre la vita e il magistero dell’arcivescovo reggino, delineando il suo lungo ministero episcopale e le scelte pastorali che hanno caratterizzato il suo mandato in Calabria. Attraverso l’analisi teologica dell’autore, l’evento offre un quadro storico e biografico del presule, riannodando i legami con la sua città natale e con coloro che hanno condiviso il suo percorso ecclesiastico, in un dibattito incentrato sull’approfondimento del messaggio evangelico nella società contemporanea.

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Il legame biografico tra maestro e allievo

Il 29 aprile alle 18 nell’Aula Magna del Seminario «Pio XI» di Reggio Calabria, verrà presentato il volume «Credibile è solo Amore – Agape», scritto da Mons. Antonio Staglianò su Mons. Giuseppe Agostino, e il solo intreccio biografico tra i due protagonisti basterebbe a capire perché. Era il 20 ottobre 1984 quando, nella cattedrale di Crotone, Mons. Giuseppe Agostino ordinava sacerdote il giovane Antonio Staglianò. Quarant’anni dopo, Staglianò – oggi vescovo emerito di Noto e Presidente della Pontificia Accademia di Teologia per volere di Papa Francesco – torna a occuparsi della figura di quell’arcivescovo che aveva segnato l’inizio del suo cammino presbiterale. Un debito di gratitudine che è scaturito in una ricerca teologica e, infine, in un libro. Agostino era nato a Reggio Calabria il 25 novembre 1928, fu ordinato sacerdote nel 1951 dal vescovo Giovanni Ferro, poi nominato parroco, ministero che ha esercitato per quasi vent’anni in diverse comunità parrocchiali tra cui quella di San Giorgio al Corso, prima di essere eletto, nel 1973, alla sede arcivescovile di Santa Severina e alle sedi vescovili di Crotone e Cariati, comunità che guidò fino al 1998, anno in cui fu trasferito alla sede di Cosenza-Bisignano, dove rimase fino alla rinuncia accettata da Giovanni Paolo II nel 2004 per raggiunti limiti d’età. Fu anche eletto presidente della Cec per due quinquenni e vicepresidente della Cei per un quinquennio. Morì il 24 marzo 2014 nel seminario di Rende, dove aveva trascorso gli ultimi anni, ed è sepolto nel duomo di Crotone. La sua fu una vita episcopale lunga e intensa, segnata anche da scelte scomode: nel 1996 vietò ai massoni di ricoprire il ruolo di padrini nei battesimi e nelle cresime, al pari di mafiosi e usurai, una decisione che destò reazioni vivaci ma che fu poi confermata dalla Conferenza episcopale italiana.

Gli interventi e i relatori dell’incontro

A introdurre la serata del 29 aprile sarà S.E. Mons. Fortunato Morrone, Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, anch’egli ordinato presbitero da Mons. Giuseppe Agostino, che accoglie l’evento nella città natale del presule reggino conferendogli una valenza non soltanto culturale ma anche diocesana. La presentazione del volume è affidata a Mimmo Nunnari, giornalista e scrittore, figura nota nel panorama dell’informazione calabrese, già vicedirettore nazionale della testata Rai TGR, capace di leggere con gli occhi di chi è abituato a raccontare persone e storie. Nunnari nel 1992 insieme proprio a monsignor Agostino e al cardinale Carlo Maria Martini ha scritto “Nord Sud l’Italia da riconciliare (edizioni Paoline) saggio intervista in cui si mettevano a confronto due voci autorevoli della Chiesa italiana sull’annosa questione meridionale.

La teologia dell’Agape come chiave di lettura

La conclusione dei lavori sarà affidata all’autore del volume, S.E. Mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia. Il titolo del volume richiama direttamente la categoria biblica e teologica dell’agape, quell’amore gratuito e incondizionato che nella tradizione cristiana rappresenta il cuore del messaggio evangelico; Staglianò, noto per il suo impegno a costruire ponti tra la teologia accademica e i linguaggi della cultura popolare – un progetto che lui stesso chiama «Pop-Theology» – si misura qui con una figura che lo ha preceduto e in qualche modo formato, tentando di restituirne il profilo attraverso la chiave interpretativa dell’amore come criterio di credibilità. L’appuntamento di Reggio Calabria ha dunque i tratti di un incontro a più livelli: tra una città e un suo figlio illustre, tra un vescovo-autore e il maestro che lo ordinò, tra il linguaggio della teologia e la necessità di renderla comprensibile.

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