Ai Overview: Il romanzo “Cruento” di Andrea Polimeni, pubblicato da bookabook, costruisce un impianto narrativo basato sull’intreccio di quattro storie provenienti da aree geografiche distinte: Nigeria, Siria, Libia e Sicilia. Attraverso le vicende dei quattro protagonisti principali – Aisha, Jacopo, Muhammad e David – l’opera affronta tematiche attuali legate ai conflitti armati, alle migrazioni forzate, ai centri di detenzione e alle rotte nel Mediterraneo. Il testo si sviluppa in un arco temporale di circa dieci anni, a partire dal 2005, optando per uno stile narrativo orientato ai fatti e all’azione. L’autore rinuncia ad artifici retorici, preferendo un approccio realistico e crudo per descrivere le dinamiche e i contesti in cui si muovono i personaggi, fino alla convergenza finale delle loro esistenze.
L’inizio e la fine di un viaggio lungo dieci anni
La scena che apre il libro è del 2005, in un villaggio nigeriano: una bambina e un padre che vende il furgone per pagare lo sciamano chiamato per curare la madre malata. La scena che lo chiude è di dieci anni dopo, su una nave attraccata al porto di Palermo: una ragazza incinta, sbarcata da poco, deposita un pallone da calcio all’interno di uno dei sacchi che custodivano i corpi recuperati in mare: quel pallone era stato affidato a un ragazzino siriano che il lettore ha imparato a conoscere nelle pagine precedenti. «Cruento» di Andrea Polimeni (bookabook, pp 295) lavora proprio su questo genere di convergenze e offre quattro storie ambientate in quattro luoghi diversi e distanti: Nigeria, Siria, Libia, Sicilia. Lo scrittore tiene le storie separate e le fa convergere pazientemente, le coincidenze presenti sono ben ideate e vengono costruite con cura affinché possano apparire credibili. Il titolo fa capire subito al lettore cosa lo aspetta.
Quattro esistenze tra violenza, fuga e senso di colpa
Aisha è una ragazza nigeriana che ama lo sport e sogna di fare l’ostetrica: un commando jihadista irrompe con violenza nella sua scuola cattolica: uccide, le fa provare l’orrore e le ruba l’innocenza. Jacopo è un ragazzo di quindici anni che frequenta gli Scout a Palermo, insieme a Matteo (nipote di un boss latitante) e a Dino, ragazzo con la sindrome del savant: il giovane subisce la presenza ingombrante del padre, uomo egoista e superficiale. Muhammad è un ragazzo siriano di quattordici anni che ha il desiderio di raccogliere i soldi necessari per fuggire con la madre: vive nella parte est di Aleppo e ha perso il padre e i fratelli sotto le bombe. David è un medico italiano che dirige una piccola ONG sanitaria in Libia, risente ancora della morte del padre reporter sepolto dalle macerie siriane e si sente oppresso da un senso di colpa che non riesce a superare.
Uno stile narrativo incentrato sull’azione
L’autore preferisce privilegiare l’azione e compie una scelta che gli consente di imprimere velocità alla lettura senza escludere l’elemento psicologico quando si rivela necessario per lo sviluppo della trama e delle storie dei protagonisti: non c’è spazio per la superficialità né per la retorica fine a se stessa. Le pagine migliori sono quelle che non spiegano nulla perché i fatti, narrati come sono, non hanno bisogno di spiegazioni ulteriori e chiedono soltanto di essere letti e accolti nella loro realtà.
Un mondo raccontato nella sua cruda realtà
Il titolo compare nella voce di David dopo l’ennesima notizia di morte: «Abbiamo poco da fare per questo mondo cruento». L’aggettivo arriva con la forza di un colpo secco e il libro lo prende in parola: attraversa guerre, centri di detenzione e cantieri dove la vita di un operaio vale poco o niente. L’autore ha il merito di raccontare storie a noi lontane senza essere banale e di far entrare il lettore dentro guerre e macerie, latrine e gommoni, così, come se ci fosse finito per sbaglio.













