De Raho: «Figli tolti ai boss? I genitori ci ringraziano»

Non si è fatta attendere la replica di Federico Cafiero De Raho al collega (hanno condiviso il pool anti-casalesi negli anni ’90) Raffaele Cantone. Oggi sul Corriere della Sera, la tesi del procuratore di Reggio Calabria: «Bisogna scegliere la vita e non la morte. Per questo stiamo tentando di sradicare il vecchio concetto di famiglia, che sta incominciando a scricchiolare. Ora sono gli stessi genitori, dal carcere o dal degrado in cui vivono, a chiederci che ai loro figli venga data una possibilità. Di vivere».
«È quel che emerge dai colloqui in carcere – spiega il capo della Dda reggina – fra i boss della camorra, della ’ndrangheta e della mafia e i loro parenti e mai come in questo momento le famiglie sono sofferenti, rimpiangono di aver compiuto delitti, vorrebbero tornare indietro, soprattutto se hanno figli in tenera età».
«Facciamo un passo indietro. Ci sono realtà nelle quali la criminalità controlla capillarmente il territorio. Qui le regole mafiose coinvolgono i bambini perché in questi territori la famiglia non è più quella che la Costituzione considera un primo riferimento, il cui primo dovere è educare e far crescere i propri figli. Qui padri e madri vivono nell’illegalità e non sono in grado di esercitare le naturali potestà genitoriali in modo che i bambini crescano nella cultura e nella correttezza, cardini della nostra società civile. E in queste terre neanche la scuola è in condizione di formare i bambini né di segnalare disguidi educativi, a causa dell’ambiente circostante e delle stesse famiglie. Vi è ancora timore nell’affrontare l’argomento per paura di avere a che fare con elementi, spesso anche violenti, che non consentono di intervenire. Cosa che succede anche ai servizi sociali minorili che, per mancanza di risorse umane o per l’impossibilità di interloquire con i gruppi familiari, non conseguono risultati e scopi per cui sono stati costituiti. In questo panorama s’inseriscono i primi esperimenti del tribunale che allontanano i ragazzi dalle loro famiglie di origine». Ma Cantone non la pensa così, eppure secondo De Raho vi sono già i primi feedback positivi: «Questi esperimenti sono stati parecchi, sia in Calabria che in Campania. Tutto fila se dei genitori vanno a trovare i figli allontanati nel loro nuovo ambiente e ci ringraziano perché comprendono che non erano nelle condizioni di poter offrire loro nulla e capiscono che invece ora i ragazzi possono essere felici. Così sono sempre più numerose le famiglie che si affidano al Tribunale e che sono aiutate da Miur, Cei e Libera a cercare e trovare un ambiente diverso ispirato ai principî di una società sana e civile».

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