Ai Overview: Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha recentemente ospitato l’evento conclusivo del progetto M.I.R.A. (Museo Interattivo Ricerca e Accessibilità). L’iniziativa, focalizzata sull’inclusione sensoriale e cognitiva, si propone di trasformare lo spazio espositivo in un ambiente aperto alla partecipazione attiva di tutti i visitatori. Durante l’incontro finale, svoltosi sulla terrazza del MArRC, il direttore Fabrizio Sudano ha delineato la strategia dell’istituzione, orientata all’abbattimento delle barriere architettoniche e percettive. Per approfondire le metodologie adottate e il bilancio delle attività, pubblichiamo un’intervista a Gabriella Vigoroso, progettista pedagogica e coordinatrice del percorso, che illustra il ruolo delle competenze multidisciplinari, della formazione del personale e degli strumenti tattili impiegati nei laboratori.
L’inclusione come strategia museale
Si è concluso nei giorni scorsi, sulla terrazza del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, il progetto “M.I.R.A. – Museo Interattivo Ricerca e Accessibilità”, un percorso che ha messo al centro il tema dell’accessibilità cognitiva e sensoriale, promuovendo un’idea di museo sempre più aperto, inclusivo e partecipato. Nel corso dell’evento conclusivo il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, ha ribadito come «progetti come M.I.R.A. confermano il ruolo del museo come luogo vivo, capace di generare conoscenza e partecipazione attiva. Il nostro impegno è quello di rendere il patrimonio sempre più accessibile, valorizzando le differenze come risorsa e promuovendo nuove modalità di fruizione culturale rivolte a tutti».
Abbiamo tracciato un bilancio con Gabriella Vigoroso, progettista pedagogica, esperta di didattica museale e ideatrice del progetto M.I.R.A., che ha coordinato l’intero percorso.
Il direttore del MArRC ha definito il museo un luogo vivo, capace di generare partecipazione e valorizzare le differenze. Quanto questa visione ha accompagnato la nascita e lo sviluppo del progetto M.I.R.A.?
La dichiarazione del Direttore Fabrizio Sudano tocca il cuore profondo della nostra mission: il progetto nasce proprio per abbattere le barriere cognitive e sensoriali, trasformando il museo da luogo di conservazione a spazio di partecipazione viva. In questo senso, M.I.R.A. si è sviluppato in perfetta sinergia con i progetti che il Museo sta portando avanti parallelamente sui temi dell’accessibilità, potenziando e confermando come questa sia la reale direzione strategica e culturale della direzione. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al Museo per aver creduto in questa visione. Le parole del Direttore dimostrano una straordinaria lungimiranza e la volontà culturale di aprire le porte a tutti, senza distinzioni, rendendo la fruizione del patrimonio un diritto vissuto e concreto.
M.I.R.A. ha coinvolto competenze diverse, dalla pedagogia alla comunicazione accessibile, fino ai laboratori artistici e alla formazione del personale museale. Come è stato costruito questo percorso e quale ruolo ha avuto la progettazione pedagogica nell’intero progetto?
Come ideatrice, progettista pedagogica e supervisore delle attività didattiche e gestionali, ho disegnato l’intera impalcatura del percorso definendo ogni singola attività sulla base del Design for All e della pedagogia speciale. Questo approccio sposa appieno la precisa volontà della direzione del Museo, fermamente determinata ad abbattere ogni tipo di barriera – sia strutturale che cognitiva – attraverso ogni singolo progetto messo in campo. La multidisciplinarietà è stata la nostra forza: con la Dott.ssa Maria Cantone abbiamo curato i linguaggi comunicativi e la comunicazione accessibile, mentre con la maestra d’arte Daniela Sarica abbiamo reso il laboratorio uno strumento di inclusione creativa, mettendo in luce i processi espressivi dei partecipanti. Inoltre, come formatrice esperta in Neurodivergenza e CAA (Comunicazione Alternativa Aumentativa), ho curato personalmente la preparazione scientifica grazie ad alcuni incontri di formazione rivolti al personale museale per sensibilizzare ad un’accoglienza consapevole e strutturata, assicurando che ogni fase rispondesse agli standard di accessibilità cognitiva previsti.
Uno degli aspetti più innovativi di M.I.R.A. riguarda gli strumenti utilizzati per rendere l’esperienza museale realmente accessibile. Quanto è stata importante la collaborazione con le associazioni del territorio e quale valore hanno avuto i supporti tattili messi a disposizione durante il percorso?
Moltissimo, ed è uno degli aspetti di cui vado più fiera. Grazie alla generosa donazione dell’Associazione ASHIAFATIMA, abbiamo potuto utilizzare durante tutte le attività laboratoriali degli straordinari strumenti tattili dedicati. Questi supporti sono stati realizzati appositamente dalla Stamperia Braille di Catania e comprendono un memory tattile e dei fogli termoformati speciali che raccontano visivamente e al tatto la storia e i dettagli dei Bronzi di Riace. Sono strumenti pedagogici straordinari, che hanno permesso ai partecipanti con disabilità visiva e non solo di toccare con mano la bellezza del nostro patrimonio, abbattendo l’ennesima barriera.
Il progetto si è concluso con una partecipazione significativa di scuole, associazioni e realtà del territorio. Qual è il bilancio finale di M.I.R.A. e quali prospettive apre per il futuro dell’accessibilità nei musei e, più in generale, per il territorio reggino?
Il bilancio è straordinario ed è confermato dalla forte partecipazione di scuole, associazioni ed enti partner. M.I.R.A. non è solo un progetto temporaneo, ma un modello di “buone pratiche” dove pedagogia, formazione specialistica e azione diretta si fondono. L’auspicio, in linea con l’impegno preso dalla direzione del MArRC, è che questo modello di rete tra museo, scuola e territorio diventi una struttura permanente per una cultura davvero accessibile a tutti. Un grazie sincero a chi ha condiviso e reso possibile questo viaggio umano e professionale.













