Diocesi: Fermo, giovedì al Centro San Rocco l’incontro “Duetti” sui grandi temi del mito e della guerra

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Giovedì 16 maggio, alle ore 18, il Centro culturale san Rocco della diocesi di Fermo dedica un incontro alla letteratura e all’arte, attraverso un percorso critico affiancato da letture e immagini d’arte, classica e moderna, condotto dalla scrittrice Luana Trapé, personaggio noto per le sue ricerche storiche sulla cultura e la società fermana, i suoi libri, la sua collaborazione con Joyce Lussu. L’evento, con il titolo di “Duetti”, si struttura, appunto, come un dialogo a due voci sui grandi temi del mito e della guerra: il mito rappresentato come nucleo tematico che, dalle origini arcaiche, attraversa il tempo rigenerandosi di epoca in epoca fino a toccare l’attualità; la guerra come eterno conflitto tra popoli fatalmente mai placantesi, malattia congenita dell’umano simbolicamente esemplata dal biblico mito di Caino. Entrambi i temi ci proiettano nel mondo degli inferi, gli inferi della perdita, della violenza, della distruzione, quelli del passato, quelli che quotidianamente oggi ci feriscono.
Così gli echi del mito classico nella modernità, con letture da Rainer Maria Rilke e da Louise Glûck, verranno declinati nei temi attuali dell’amore fragile e della violenza. Orfeo ed Euridice e, poi, Ade e Persefone rievocano gli “inferi” dei classici. Inferi che allora come oggi sono solitudine, assenza, deserto: gli inferi della perdita irrevocabile di Euridice, eterno emblema di ogni scomparsa della persona amata (da rileggere a tal proposito di Claudio Magris il romanzo, “Lei dunque capirà”, tra esperienza personale e mito, dove la moglie Marisa è novella Euridice); gli inferi terribili di chi, per una spinta erotica bestiale, è violentato nel corpo e costretto all’eterna prigione della memoria dello stupro. Persefone, rapita e costretta agli inferi, vive in tutte le donne che subiscono violenza, nel loro sentirsi rubate, nullificate.
Infine l’eterno flagello della guerra con un profetico testo di Mariangela Gualtieri e una graffiante istallazione dell’artista fermano Giovanni Ercoli, per darci la coscienza dell’oggi attraverso un’arte che dall’antico trae parole nuove e attuali.

Fonte: Agensir
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