Avvenire di Calabria

Per costruire la pace serve “spendere” pari risorse a quelle usate per fare la guerra. Disarmo e Servizio civile sono fondamentali

Disarmo e Servizio civile, per dire no alla guerra occorre costruire la Pace

Essere obiettore oggi, in questo tempo, ci pone ancora di fronte ad ostacoli ed incomprensioni: la riflessione di Alfonso Canale

di Alfonso Canale *

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Disarmo e Servizio civile, per dire no alla guerra occorre costruire la Pace. Essere obiettore oggi, in questo tempo, ci pone ancora di fronte ad ostacoli ed incomprensioni: la riflessione di Alfonso Canale.

Disarmo e Servizio civile, per dire no alla guerra occorre costruire la Pace

«C’è un tempo per ogni cosa, tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo». Un tempo per la guerra e un tempo per la pace. È tempo di guerra, è tempo di sofferenza, è tempo di violenza, è tempo di lacrime.


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È tempo di una nuova coscienza di pace, la ricerca di un nuovo ordine di rapporti umani, che superi la contrapposizione tra i blocchi e punti a relazioni di giustizia e di solidarietà tra i popoli e all’interno delle singole nazioni. In questo tempo affiora un più preciso impegno di ricerca, educazione e azione per la pace; approfondire, se è vero che la pace non è riducibile alla sola assenza di guerra, è anche vero che la guerra rimane la più terribile espressione della violenza umana, in cui esplodono in maniera drammatica le contraddizioni dell’oppressione, dell’ingiustizia, della sete di dominio.

D’altra parte, dinanzi alla guerra e alla corsa agli armamenti che continua a ritmi folli pare che si abbia paura di esprimere ad alta voce la propria condanna morale, seguita da gesti e scelte coerenti. Tutto viene giustificato dalla necessità della guerra, sia pure come extrema ratio, come strumento di “difesa”. Così, la scusa di evitarla tenta di giustificarne la preparazione e la guerra moderna resta tuttora in mano ai militari, ai potentati economici, alle oligarchie politiche. Ecco perché l’impegno radicale contro la guerra, le strutture di guerra costituite dagli eserciti, la loro logica di morte resta un capitolo essenziale di una globale scelta di pace, «noi dobbiamo organizzare la pace così come gli altri organizzano la guerra».

Di fronte alla guerra che ci interpella in termini drammatici, in atto tra Russia e Ucraina ma anche in tutti gli altri conflitti attivi nel mondo, è necessario anzi direi prioritario, in coscienza, obiettare nuovamente e vivamente


PER APPROFONDIRE: Vent’anni di Servizio Civile in Caritas: una storia da raccontare


Di fronte alle violenze dirette e strutturali diviene ineludibile un impegno personale, culturale, civile e politico che vinca il costume della mancata partecipazione, della sfiducia, dell’individualismo che non sono un destino fatalisticamente inevitabile, ma mali da denunciare e da lottare, senza compromessi, in uno stile fatto di trasparenza, competenza, disponibilità al servizio, promozione del bene comune.

Il richiamo al primato della coscienza è affermazione di libertà individuale, ma esige al tempo stesso la coerenza delle scelte: e l’impegno per la pace, per la giustizia, per la solidarietà, per il disarmo, per l’educazione e la promozione della pace è certamente impegno di tutta la vita. È scegliere la vita e non la morte. Di fronte a questo “buio” non ci si deve scoraggiare, la pace è responsabilità di tutti, è auspicabile agire incoraggiando gesti profetici; ribadendo, appassionatamente, l’impegno contro ogni forma di violenza e ogni guerra, ogni sopruso e ingiustizia, in favore del dialogo e della giustizia.

Essere obiettore oggi, in questo tempo, ci pone ancora di fronte ad ostacoli ed incomprensioni: eppure sono convinto che tale scelta di pace, di nonviolenza, di servizio all’uomo rappresenti un preciso segno di provocazione e contraddizione rispetto alla cultura dominante, impregnata di violenza in tutte le sue forme ed espressioni storiche, sociali e quindi ha ancora senso obiettare.

* Caritas diocesana di Reggio Calabria - Bova

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