Ai Overview: In occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che quest’anno vede il suo evento principale a Longarone, si torna a riflettere sull’importanza della prevenzione e delle tutele per i lavoratori. Il quadro tracciato dai recenti dati dell’Inail mostra una situazione complessa: sebbene vi sia un lieve calo generale dei decessi, aumentano le morti tra i lavoratori stranieri, così come crescono le denunce per le malattie professionali e per gli infortuni non mortali. In questo contesto, alle iniziative promosse dall’Anmil per richiedere interventi legislativi più severi, si affianca l’istituzione di una nuova Giornata europea l’8 agosto e il costante richiamo della Chiesa sull’urgenza di garantire la sicurezza di ogni persona occupata.
La Giornata nazionale e il focus sulla prevenzione
Domani sarà celebrata in tutte le province italiane la 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, l’appuntamento che l’Anmil, l’associazione nata nel 1943 per tutelare mutilati, invalidi, vedove e orfani del lavoro, promuove ogni seconda domenica di ottobre e che una direttiva della Presidenza del Consiglio ha reso ufficiale nel 1998. Sono previsti eventi commemorativi in tutta Italia ma, secondo quando diffuso da Anmil, «per l’edizione 2026 la manifestazione nazionale si svolgerà a Longarone, luogo di straordinario valore simbolico che richiama il dovere di promuovere una sempre più diffusa cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro e di riaffermare il valore irrinunciabile della tutela della vita umana». Il titolo scelto è “Potrebbe essere chiunque” e l’obiettivo è quello di promuovere un’attività di riflessione sull’importanza della prevenzione e della tutela di ogni lavoratore.
La nuova ricorrenza europea e l’incidenza sugli stranieri
Quest’anno, però, il calendario si è arricchito di una nuova ricorrenza, perché a luglio la Commissione europea, su proposta del governo italiano, ha annunciato l’istituzione della Giornata europea delle vittime del lavoro, da celebrarsi l’8 agosto, anniversario della tragedia di Marcinelle, dove nel 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani. Settant’anni dopo, il volto della migrazione è cambiato e oggi sono soprattutto i lavoratori stranieri impiegati in Italia a pagare un prezzo crescente. Secondo i dati provvisori dell’Inail, tra gennaio e luglio le denunce di morte sul luogo di lavoro che riguardano cittadini stranieri sono passate da 93 a 120, mentre nello stesso periodo quelle relative agli italiani sono scese da 339 a 302.
I dati Inail e le proposte normative
La Relazione annuale dell’Inail, presentata alla Camera il 22 settembre, registra 1.189 denunce di infortunio mortale per il 2025, in calo rispetto all’anno precedente: 890 sul luogo di lavoro e 299 nel tragitto tra casa e lavoro. Nel 2026, fino a luglio, i decessi denunciati sono stati 595, contro i 607 dello stesso periodo precedente. Ma mentre le morti diminuiscono lievemente, aumentano gli infortuni in occasione di lavoro, cresciuti del 4,9%, e soprattutto le malattie professionali: 69.796 denunce, il 16,6% in più. C’è poi il capitolo della scuola, con 13 casi mortali tra gli studenti a fronte dei sette del 2025. Questi dati non consentono ancora di parlare di una svolta, tanto che l’Anmil chiede anche l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e l’istituzione di una Procura nazionale dedicata, senza dimenticare i circa tre milioni di persone che lavorano nel sommerso.
Il richiamo della Chiesa
Anche la Chiesa segue da vicino il tema della sicurezza e un anno fa, durante l’Angelus della seconda domenica di ottobre, Leone XIV aveva invitato a pregare per le vittime «e per la sicurezza di tutti i lavoratori». A dicembre, insieme ai consulenti del lavoro, aveva le parole di papa Francesco che aveva paragonato la sicurezza all’aria: ci si accorge della sua importanza soprattutto quando viene a mancare.













