La toponomastica di Reggio Calabria conserva tracce profonde di figure che hanno segnato il passaggio dall’epoca borbonica a quella dello Stato unitario. Tra queste, spicca il profilo di Domenico Genoese Zerbi, esponente di un’antica famiglia nobiliare che ha intrecciato la propria genealogia con le istituzioni civili ed ecclesiastiche della città. La sua attività, divisa tra la gestione del Comune in momenti storici cruciali e l’impegno come deputato nel Parlamento nazionale, restituisce l’immagine di un amministratore radicato nel tessuto sociale reggino, la cui memoria oggi è legata principalmente a uno degli snodi stradali più caratteristici del centro urbano.
Le origini della famiglia e il legame con la città
Tra le figure del passato della città di Reggio Calabria i libri di storia assegnano una pagina importante al marchese Domenico Genoese Zerbi nato il 9 aprile del 1824 e morto il 16 maggio del 1897. Va detto innanzitutto che la famiglia Genoese è una famiglia molto antica, già presente a Cava dei Tirreni attorno all’anno 1000. I vari rami della famiglia originati da un ceppo baronale, poi divenuto marchionale si estinguono nel Salernitano per vedere invece fiorire un ramo stabilitosi proprio a Reggio di Calabria nei primi del 1500. «A Reggio la famiglia esercitò i maggiori uffici, e ne godette gli onori. Appartenne alle nobili arciconfraternite dei Bianchi ed Ottimati, diede alla città di Reggio il primo sindaco Nobile per trenta volte, ed alla Chiesa un Vescovo, Monsignor Diego nel 1753».
L’impegno politico tra Parlamento e Comune
In questo contesto si inserisce la vita e la storia del marchese Domenico Genoese Zerbi, eletto per due volte al Parlamento del Regno d’Italia: la prima nel 1874 e la seconda nel 1876, conservando questa carica fino al 1880. Ma fu anche sindaco di Reggio Calabria in tre distinte occasioni: la prima volta, dal 2 febbraio 1867 al 19 settembre 1868; una seconda volta, dal 1° agosto 1870 al 2 novembre 1874; la terza volta, dal 7 dicembre 1884 al 12 febbraio 1886.
L’eredità urbana: il viale alberato
Per chi non lo sapesse a lui è intitolato il bel viale con lo spartitraffico alberato da arancio amaro, che da Piazza Indipendenza arriva al Porto, per l’esattezza all’incrocio di Viale Umberto Boccioni, dove oggi c’è la rotatoria per intenderci.













