Don Santo Franco, un prete semplice: parla monsignor Curatola

Don Santo Franco, un prete semplice, che ha donato la sua vita a servizio di Dio e della gente; un prete che non ha mai pensato di mettersi in mostra per qualsiasi motivo; ma ha saputo vivere nel silenzio e nel nascondimento, in mezzo ai suoi fedeli, per i quali è stato soprattutto “un padre”. Un padre che non perdeva mai il sorriso. A Cataforio, la chiesa non era solo la “casa aperta” per tutti; ma era la “casa di tutti”: per chi aveva bisogno di qualsiasi cosa, don Santo Franco c’era, sempre. Ma, ancora più bello era che la casa di ognuna delle famiglie della sua parrocchia era la “sua” casa: lui ci andava per la tradizionale “benedizione”; ma, ci andava anche per incontrare i bisognosi e gli ammalati; e, a volte, semplicemente, per incontrare una famiglia o l’altra, per “stare insieme”. Era semplicemente un padre.


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E “padre” fu anche per i tanti alunni delle scuole pubbliche, dove don Santo Franco insegnò Religione per oltre trent’anni; sapeva farsi “piccolo” con i piccoli, perché nessuno avesse paura di confidargli qualsiasi cosa. Nonostante la differenza di età, un bel rapporto fraterno unì lui e me, specialmente durante i lunghi anni, che io vissi come Rettore del Seminario, dall’83 al ’96. In Seminario don Santo Franco veniva per il ritiro spirituale mensile, ma anche in altre circostanze, quando poteva. E a volte si fermava a parlarmi un po’ di qualche situazione difficile, di parrocchiani o alunni, che gli procurava sofferenza; e mi chiedeva preghiere.


PER APPROFONDIRE: La biografia del cuore. I familiari raccontano don Santo Franco


Ma, la cosa, che più mi rimane scolpita nella memoria, ancora oggi, a distanza di decenni, fu la risposta che un giorno diede ad una mia domanda: «Come va, don Santo, dopo tanti anni, con la guida della Parrocchia?». E lui: «Beh, più che dirigere e comandare, io mi faccio guidare». Ed io: «Da chi? dai laici del consiglio pastorale, immagino ». «No – mi disse – da Gesù che guida me e loro». Lo abbracciai sussurrandogli: «Grazie». In quella risposta don Santo Franco aveva centrato, in un attimo, il senso del Sacerdozio, l’unico itinerario corretto di un prete, dovunque egli si trovi in campagna, in montagna, in pianura, in città, a scuola Gesù è la guida. Così mi piace ricordarlo a quasi dieci anni dal suo passaggio dalla terra al Cielo e nell’attesa che l’intitolazione al suo nome di una piazza a Cataforio ne tramandi la memoria ai posteri, a quanti, pur non avendolo conosciuto, potranno gustare il profumo della sua fede e il suo sorriso. * Già direttore de L’Avvenire di Calabria

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