Ecologia integrale, all’Università Mediterranea un seminario con Pietro Maranesi sulle orme di san Francesco

Università Mediterranea

Ai Overview: Il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria organizza per giovedì 15 ottobre un seminario dedicato al rapporto tra San Francesco d’Assisi e l’ecologia integrale. L’incontro, guidato dal teologo e frate cappuccino Pietro Maranesi, analizzerà le note narrazioni del lupo di Gubbio e della pecora per riflettere sui temi dell’inclusione sociale e della tutela ambientale. L’appuntamento, curato dal professor Salvatore Di Fazio, si inserisce nel programma di eventi per l’ottavo centenario della morte del santo e si propone di analizzare come la custodia del creato sia storicamente legata alla ricerca della giustizia, al rispetto per le diversità e a un uso consapevole delle risorse.

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Il seminario all’Università Mediterranea

Giovedì 15 ottobre, alle 16:00, il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, a Feo di Vito, ospiterà fra Pietro Maranesi, cappuccino e docente di Teologia e Francescanesimo all’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi e alla Pontificia Università Antonianum di Roma, per un seminario dal titolo “Francesco, il lupo e la pecora. Riflessioni verso un’ecologia integrale”, a partire da due narrazioni, quella della pecora e quella del lupo. L’incontro, promosso dalla Biblioteca dell’area di Agraria sotto la responsabilità scientifica del professor Salvatore Di Fazio, è il penultimo appuntamento del ciclo “In compagnia degli animali (salvando l’umano)”, iniziato ad aprile, nell’ambito degli eventi che stanno accompagnando l’ottavo centenario della morte del santo di Assisi. Ma qual è il nesso che ci permette di tenere assieme due animali evidentemente antitetici?

Il lupo di Gubbio e la parabola dell’inclusione

La prima storia è probabilmente quella più conosciuta: è quella del lupo di Gubbio, che Maranesi, nel saggio “Francesco e il lupo”, legge come una parabola perché l’animale diventa la figura del diverso che bussa alle porte della città: fa paura, pone richieste e per questo resta fuori dalle mura. Francesco, invece, si fa mediatore e, prima si fida, comprende e accoglie, dopo, ammaestra il lupo insieme ai cittadini, fino a quando la paura smette di generare violenza. «L’esclusione e la violenza non rendono la vita più umana», scrive il frate, ma senza un paziente lavoro di ricucitura, le mura della città «si trasformano inevitabilmente in una fortezza da difendere e smettono di essere una casa da abitare».

La pecora salvata e l’azione ecologica

La seconda storia, invece, è meno conosciuta: una pecorella rischia di soccombere ai caproni del gregge, ma Francesco se ne accorge, coinvolge un mercante per riscattarla e, infine, la affida a un gruppo di religiose di San Severino: sono tre passaggi nei quali il cappuccino, intervistato recentemente da Avvenire, riconosceva i momenti costitutivi di ogni azione ecologica, ovvero la consapevolezza delle necessità, la scelta economica e una rete di cura capace di prolungare nel tempo i benefici dell’intervento salvifico. Nella stessa intervista, tuttavia, osservava quanto sia cambiato, nel tempo, il nostro sguardo sulla natura che un tempo era temuta, oggi appare «minacciata e fragile a causa del potere che abbiamo ottenuto su di essa». E gli animali, in particolare, finiscono per essere esposti a un duplice pericolo perché quelli di casa vengono trattati come bambini, cui spesso si chiede di riempire la nostra solitudine, mentre quelli degli allevamenti intensivi sono privati di ogni dignità.

Le basi per una visione condivisa del creato

Il lupo e la pecora, dunque, conducono allo stesso approdo, ovvero l’ecologia integrale, di cui Francesco è ritenuto un precursore, tanto che nel 1979 Giovanni Paolo II lo proclamò patrono dei “cultori dell’ecologia”. Secondo questa visione, la custodia del creato, l’uso sostenibile delle risorse e la difesa della biodiversità procedono insieme, tra gli altri, alla ricerca della giustizia sociale e al rispetto delle diversità umane. Il lupo da accogliere e la pecora da proteggere, in fondo, chiedono la stessa cosa a chi li incontra: qualcuno che si fermi, guardi e se ne faccia carico.

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