Avvenire di Calabria

È passato un secolo, ma il pensiero di Toniolo resta attuale

Economia di comunione, investire sul capitale umano

Luigi Iacopino

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

È passato oltre un secolo dal “Programma di Milano”, la prima carta sociale cristiana redatta anche dal Toniolo nel 1894 che interrogò i cattolici sia sulle posizioni da assumere dinanzi al socialismo e sulla possibilità di enunciare soluzioni alternative. Era un’epoca di grandi difficoltà per i cattolici che, tuttavia, riuscirono così a salutare un loro rinnovato impegno sociale. Quel programma fu il primo passo di un sforzo diretto a definire una proposta di cattolicesimo sociale all’interno di una società che stava sperimentando i primi echi del laicismo, stretta tra l’ideologia socialista e le astrattezze inconcludenti del liberismo. Toniolo reputò che fosse opportuno porre «una parola di indirizzo e di incitamento alla nuova e più viva operosità», ponendosi alcuni interrogativi ai quali offrì quelle soluzioni che, distinguendo cause e intenti, e senza negare il malessere reale della società, hanno contribuito a prescrivere pagine importanti della dottrina sociale della Chiesa, nella certezza che «la causa del popolo sofferente è la causa stessa della Chiesa». Invocò, quindi, una legge comune del lavoro che fosse «morale» e «sovrana sopra tutte le classi senza distinzione» e che fosse in grado di garantire «stabilità ai rapporti » sociali. La società odierna, improntata al consumo sfrenato e a un capitalismo che è riuscito a trasformare in oggetto e merce di scambio persino la persona umana, negando i più elementari diritti anche ai più deboli, sembra lontana da questi richiami alla promozione «dell’ordine sociale cristiano fondato sulla giustizia e sulla carità». Una società caratterizzata dall’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi e che nega aspramente la funzione sociale e collettiva delle proprietà senza, tuttavia, negare quest’ultima, è del tutto indirizzata verso una precarietà sociale, lavorativa e antropologica diffusa, dove l’essere umano è ridotto a essere un mero oggetto, la cui dignità è valutata non in base al suo essere fatto a immagine e somiglianza di Dio ma alla sua capacità di produrre e consumare. L’appello del beato Toniolo a «restaurare la coscienza del dovere etico–cristiano», pertanto, è più attuale che mai ed è rafforzato dalle parole di papa Francesco che ha sposato la sfida di una «economia di comunione » che non si fondi sull’omologazione sia liberale che marxista ma sull’alleanza ordinata tra i corpi sociali. Temi come il giusto salario, la partecipazione agli utili e la compartecipazione al capitale dell’impresa, la tutela della piccola e media impresa, la repressione dell’usura e la regolamentazione della finanza, rappresentano il cuore della proposta sociale cattolica che, da Toniolo a Bergoglio, ha attraversato la storia della Chiesa e nutrito l’impegno dei cattolici.

Perché la buona finanza da inizio ‘900 ad oggi è un fatto di «coscienza» che per un cristiano diventa un principio inalienabile e doveroso

Articoli Correlati

Museo diocesano, settimana di aperture straordinarie

Venerdì e sabato, giornate dedicate ai tour operatore della Dvr tedesca, mentre domenica attenzione peculiare alle famiglie. Il tema di quest’anno del F@Mu (Famiglie al Museo) è ”Piccolo, ma prezioso”.

Sorrentino, pastore lungimirante e premuroso

Un ritratto intimistico del presule originario del comune di Zungri nelle parole di monisignor Antonino Denisi, decano del Capitolo diocesano, in occasione del ventesimo anniversario di morte del vescovo di Reggio Calabria dal 1977 al 1990. Tanti aneddoti, tra cui la preparazione del Consiglio Eucaristico Nazionale celebrato proprio in riva allo Stretto nel 1988.

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.