Avvenire di Calabria

Il Governatore, Visco: «impoverisce uomini e cose, distorce i mercati»

Economia mafiosa, l’analisi della Banca d’Italia

Francesco Bolognese

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Lo sviluppo di uomini e territori, non solo del sud del Belpaese, è sempre più a rischio, stante i reiterati tentativi delle varie consorterie mafiose di condizionare scelte economiche e mercati. La piovra, non da ora, punta sempre più in alto. All’attenzione dei governanti non può pertanto (e non deve) esserci solo l’aggiornamento delle norme penali per contrastare la recrudescenza del fenomeno malavitoso - argomento quest’ultimo delicato e decisivo per il quale sono comunque attese risposte, atteso il lavoro certosino eseguito dalla commissione ad hoc, presieduta dal capo della procura di Catanzaro, Gratteri – urgono altresì azioni più incisive sul dirimente crinale «economico». Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, al cospetto della Commissione parlamentare ad hoc, è stato estremamente chiaro ed auspica, tra l’altro, «un approccio differente volto a identificare gli effetti dell’economia criminale sul funzionamento del sistema economico». Per il Governatore «l’impatto economico più significativo della criminalità non consiste tanto nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, ma, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione della criminalità». Infatti «un primo lavoro condotto a supporto dei lavori della precedente Commissione Antimafia ha stimato che l’insediamento della criminalità organizzata in Puglia e Basilicata nei primi anni Settanta ha generato nelle due regioni, nell’arco di un trentennio, una perdita di PIL di circa il 16 per cento, rispetto a uno scenario controfattuale». Del pari «con una metodologia simile, si è confrontato quanto accaduto in Friuli Venezia Giulia e in Irpinia dopo i terremoti del 1976 e 1980, in seguito all’afflusso di fondi pubblici: nel corso dei trent’anni successivi, in Friuli Venezia Giulia, dove la criminalità organizzata non era presente, la crescita del PIL pro capite è stata superiore di circa 20 punti percentuali a quella osservata in una regione controfattuale, mentre in Irpinia, dove la criminalità organizzata era fortemente radicata, la crescita del PIL pro capite è stata inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quella della regione di controllo». Va da se che «una maggiore densità criminale fa salire il costo del credito per le imprese, e induce una maggiore richiesta di garanzie da parte delle banche con potenziali effetti negativi su investimenti e crescita. Anche nel mercato assicurativo la presenza della criminalità impone un costo diretto su imprese e cittadini: i dati IVASS mostrano che nel 2013 i premi più elevati sono stati pagati in Campania, Puglia e Calabria, regioni a forte densità criminale». Ne discende che «la criminalità ha un effetto negativo sugli investimenti in generale e quelli diretti dall’estero in particolare. Utilizzando l’indicatore Doing Business, che fornisce una sintesi della qualità dell’ambiente istituzionale, e considerando il grado di penetrazione criminale nel territorio, è stato stimato che, a parità di altre condizioni, se le istituzioni italiane fossero state qualitativamente simili a quelle dell’area dell’euro, tra il 2006 e il 2012 i flussi di investimento esteri in Italia sarebbero risultati superiori del 15 per cento – quasi 16 miliardi di euro – agli investimenti diretti effettivamente attratti nel periodo. In sintesi, le analisi concordano nell’evidenziare effetti negativi significativi sulle principali variabili che influenzano la crescita di una nazione».

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