Era il 6 ottobre 1991: la marcia Reggio Calabria – Archi

La prima iniziativa pubblica per dire no alla ‘ndrangheta col sostegno della Chiesa reggina in prima linea
La marcia Reggio Calabria - Archi

Era il 6 ottobre 1991: la marcia Reggio Calabria – Archi. Sono passati trent’anni esatti quando gli occhi di tutta Italia furono puntati sulla punta dello Stivale. La prima iniziativa pubblica per dire no alla ‘ndrangheta col sostegno fattivo della Chiesa reggina in prima linea.

La marcia Reggio Calabria – Archi

«Reggio, non solo ‘ndrangheta». Titolava così Avvenire di Calabria, il 12 ottobre 1991. Il primo numero successivo alla grande manifestazione che aveva catapultato in riva allo Stretto centinaia di giovani di tutta Italia e visto scendere in piazza i reggini contro i boss. Si era in piena guerra di ‘ndrangheta.

A guidare il corteo era l’arcivescovo del tempo, l’attuale emerito, monsignor Luigi Vittorio Mondello come documentano foto e video del tempo. Accanto a loro sacerdoti e laici che hanno lasciato il segno col loro impegno sul territorio fino ai giorni nostri.

Scriveva Filippo Praticò dalle colonne del settimanale diocesano: «Ad Archi, il passaggio degli oltre ventimila messaggeri di pace è stato salutato dal prolungato suono a festa delle campane della chiesa di Santo Stefano di Nicea».

La prima pagina di Avvenire di Calabria del 12 ottobre 1991

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Da quell’esperienza nacque anche il Centro d’Ascolto della Caritas sul territorio, voluto proprio da don Italo Calabrò, sacerdote al quale oggi è intitolato il presidio di prossimità. A gestirlo le suore francescane alcantarine. Che ricordano quel ’91.

«Negli anni difficili della guerra di mafia, don Italo Calabrò guidò e concluse ad Archi una marcia della pace». A raccontarlo è suor Loriana Torelli. «In quell’occasione propose alle suore di aprire e gestire un’opera segno della Caritas diocesana. Così nel 1991 venne inaugurato il Centro di Ascolto».

La struttura si rivolse «alle persone senza fissa dimora, offrendo il pranzo quotidiano e la possibilità di fare una doccia calda». Ma non solo. Prosegue suor Loriana: «Da sempre c’è stata un’attenzione particolare ai bambini e ai giovani del quartiere che in quel tempo, come del resto ancora oggi, avevano subito le conseguenze di una violenta guerra tra le cosche mafiose presenti».


PER APPROFONDIRE: Gratteri: «La Chiesa ha fatto passi da gigante»


Scelte di campo. Quelle della Chiesa reggina. Nate proprio da quel 6 ottobre 1991. Un giorno in cui Reggio disse in modo incontrovertibile un secco “no” alla ‘ndrangheta.

Un “no” comunitario. Come scrive Danilo Chirico, giornalista reggino, nel suo ultimo libro. «Partono carovane da Torino (voluta don Luigi Ciotti), da Milano (con la benedizione del cardinale Martini), da Palermo e da Gela».

«Il lancio del corteo avviene anche durante la maratona televisiva contro la mafia organizzata da Michele Santoro e Maurizio Costanzo» scrive Chirico.

Aggiunge il giornalista: «Reggio Calabria diventa un grande cantiere antimafia». In quel corteo c’era il presidente nazionale delle Acli, Giovanni Bianchi, e del Movi (Giuseppe Lumia). E ancora padre Vincenzo Sibilio, recentemente scomparso, e don Giorgio Pratesi. E tanti, tantissimi giovani che lanciarono il più grande messaggio di pace espresso in Calabria contro la ‘ndrangheta.

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