Ai Overview: A cinquantuno anni dalla scomparsa di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, il suo insegnamento sulla vocazione universale alla santità attraverso la vita quotidiana e il lavoro continua a essere ricordato con celebrazioni liturgiche in numerose città italiane. Mentre la Prelatura personale si avvicina al traguardo del centenario previsto per il 2028 sotto la guida del prelato monsignor Fernando Ocáriz, l’istituzione attraversa parallelamente una fase di aggiornamento canonico e strutturale. In linea con le disposizioni del motu proprio “Ad charisma tuendum” promulgato da Papa Francesco, gli statuti dell’Opera sono attualmente al vaglio delle competenti autorità vaticane per un processo di revisione formale. Il messaggio originario del sacerdote spagnolo, che individua negli impegni ordinari il luogo d’elezione per il cammino spirituale, trova riscontro nel magistero contemporaneo e mantiene viva l’interrogazione su come declinare questa intuizione nel presente.
La memoria liturgica e l’estensione della Prelatura
Cinquantuno anni fa, in una stanza di Roma, un sacerdote spagnolo di settantatré anni rivolgeva l’ultimo sguardo a un quadro della Madonna: era il 26 giugno 1975 e Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, si spegneva per un arresto cardiaco, lasciando alla Chiesa un’idea dirompente: la santità è affare di tutti, e il luogo per coltivarla è la vita di ogni giorno.
Quest’anno le celebrazioni per la sua memoria liturgica si tengono in decine di città italiane, da Genova a Padova, da Napoli a Catanzaro, con celebrazioni eucaristiche presiedute da diversi vescovi, un segno della vitalità di un messaggio che accompagna una stagione di trasformazione per la Prelatura, l’unica di tipo personale nella Chiesa cattolica, con circa 94mila membri nel mondo.
L’intuizione sulla santità laicale e il Concilio
Il nucleo dell’insegnamento di Escrivá ruotava attorno a un’idea: «Dio non ti strappa dal tuo ambiente, non ti toglie dal mondo, né dal tuo stato, né dalle tue nobili ambizioni umane, né dal tuo lavoro professionale… ma lì, ti vuole santo!», ripeteva. Il cardinale Karl Lehmann lo definì «un precursore del concilio», riconoscendo che «molte delle dichiarazioni del concilio sulla vocazione alla santità e all’apostolato nella Chiesa e nel mondo secolare hanno in lui le loro radici». Il capitolo V della Lumen Gentium, dedicato alla vocazione universale alla santità, ha dato forma dottrinale a ciò che il sacerdote aragonese predicava da decenni.
La spiritualità del lavoro verso il centenario
Al centro della sua spiritualità c’è il lavoro: «Il lavoro nasce dall’amore, manifesta l’amore, è ordinato all’amore», scriveva Escrivá. Un trinomio (santificare il lavoro, santificarsi con il lavoro, santificare gli altri con il lavoro) che il prelato mons. Fernando Ocáriz ha rilanciato nel marzo 2026 come asse portante del cammino verso il centenario della fondazione, nel 2028. «Tutto è fatto, e tutto resta da fare», ha scritto Ocáriz richiamando una frase cara al fondatore: compiuta l’Opera per ispirazione divina, resta da rinnovarla in fedeltà all’origine.
Le riforme statutarie in fase di studio
Nell’intervista rilasciata ad Avvenire nel giugno 2025, Ocáriz osservava che «ogni lavoro, ogni impegno familiare, ogni piccola gioia o sofferenza vissuti con amore diventano occasione di incontro con Dio», un richiamo alla santificazione del presente che definiva «più attuale che mai». L’anniversario cade in una fase di rinnovamento per l’Opera: gli statuti aggiornati, presentati alla Santa Sede nel giugno 2025 nell’ambito delle riforme avviate da Papa Francesco con il motu proprio “Ad charisma tuendum”, restano all’esame del Dicastero per il Clero. Papa Leone XIV, nel febbraio scorso, ha confermato che il processo «continua nella sua fase di studio» e Ocáriz ha descritto questa revisione come un esercizio spirituale oltre che giuridico, un’occasione per tornare a ciò che davvero conta.
I santi del quotidiano tra passato e presente
Papa Francesco, nella Gaudete et Exsultate del 2018, parlava dei «santi della porta accanto»: persone la cui costanza quotidiana riflette la presenza di Dio; in quell’espressione riecheggia l’intuizione di Escrivá: «Là dove sono i vostri fratelli uomini, dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, i vostri amori, là è il luogo del vostro incontro quotidiano con Cristo».
Mentre l’Opus Dei si avvia verso il suo primo secolo di vita, la domanda posta da quel sacerdote morto nella sua stanza di lavoro è utile per ciascuno di noi: se la santità abita nel quotidiano, quale forma deve prendere oggi?













