Restare o partire. Per molti giovani calabresi il bivio si presenta puntuale dopo il diploma o la laurea. Ma negli ultimi anni si fa strada con sempre maggiore insistenza la volontà di costruire il proprio futuro nella terra d’origine. Fare impresa in Calabria, tuttavia, non è un percorso lineare: richiede molto più di una semplice intuizione brillante. Significa confrontarsi con un sistema burocratico spesso farraginoso, navigare tra le complessità di un fisco percepito come ostile e, soprattutto, acquisire una mentalità gestionale che trasformi l’entusiasmo iniziale in sostenibilità economica a lungo termine.
La “restanza”, termine ormai entrato nel vocabolario comune, cessa di essere una resistenza passiva e diventa azione costruttiva quando supportata da competenze e strumenti adeguati. Per comprendere meglio le dinamiche che animano il tessuto produttivo giovanile della regione, le opportunità offerte da misure come “Resto al Sud” e le insidie da evitare in fase di start-up, abbiamo analizzato la situazione attuale attraverso l’esperienza diretta di chi quotidianamente affianca le nuove realtà imprenditoriali nel loro percorso di crescita. Ne abbiamo parlato con Rossella Bomparola, Dottoressa Commercialista e Revisore Contabile esperta in bandi e consulenza alle imprese. Professionista molto attiva anche sui social, dove porta avanti un intenso lavoro di divulgazione, ci ha raccontato cosa significa oggi accompagnare giovani e imprese del Sud verso scelte davvero sostenibili.
Nel suo lavoro a contatto con imprese, giovani e donne del Sud. Che idea si è fatta del loro rapporto con il denaro, la pianificazione e la gestione finanziaria? Esistono, secondo la sua esperienza, differenze culturali o difficoltà ricorrenti?
L’impressione generale è che i giovani del Sud siano caratterizzati da una grande voglia di fare, soprattutto nei settori tradizionali, di riscoperta di antichi mestieri e di valorizzazione del territorio. Il sentimento della restanza è ormai comune e diffuso e c’è una grande voglia di mettersi in gioco per realizzare quella voglia di riscatto che ha radici arcaiche.
Bisogna dire che però ogni tanto capitano dei casi il cui la voglia di mettersi in proprio non è dettata dallo spirito imprenditoriale ma dalla difficoltà di trovare lavoro. Non è rara la circostanza in cui si presentano ragazzi che hanno idee di attività improvvisate o che pensano di avere spunti o suggerimenti su quale attività aprire. È qui che entra in gioco il mio ruolo, supportare, orientare e accompagnare i ragazzi in un percorso ragionato, che li renda effettivamente consapevoli che non ci si improvvisa imprenditori ma che bisogna avere un progetto curato e ben definito.
Sulla cultura fiscale c’è molto da fare, tanti che si apprestano ad aprire la partita iva non hanno idea del sistema fiscale e previdenziale. Oggi per fortuna l’avvento dei social sta aiutando molto, in rete si possono trovare molte informazioni utili per iniziare ad orientarsi, è vero anche che ci sono molti contenuti “fuffa” con informazioni poco chiare e fuorvianti. Ecco perché è sempre utile affidarsi a professionisti seri e competenti. Una buona prassi che si sta diffondendo e quella dell’educazione all’impresa negli istituti superiori, soprattutto con le classi 4 e 5 vi sono sempre più scuole che aderiscono a progetti PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) coinvolgendo i ragazzi in veri e propri business game per lo sviluppo di imprese. Questo è molto utile perché avvicina i ragazzi alla cultura imprenditoriale e all’educazione fiscale.
Il sistema fiscale viene spesso percepito come complesso e distante. Quali sono gli errori o le paure più ricorrenti che riscontra tra piccoli imprenditori e partite IVA, e cosa significherebbe concretamente “semplificare il fisco”?
Il sistema fiscale italiano è effettivamente molto complicato per chi non conosce la materia, a questo va aggiunta la lamentela di fondo diffusa negli anni che la partita iva uccide. Il problema di fondo è che spesso non si riescono a quantificare le tasse in anticipo per via del sistema a scaglioni e delle varie addizionali. Più semplice è invece la situazione con il regime forfettario nel quale è prevista un’unica aliquota indipendentemente dal livello di reddito. A questo va poi aggiunta la posizione contributiva con l’INPS e le varie casse private. Una buona prassi prima di avviare la partita iva è quella di prendere appuntamento con un professionista ed esaminare le varie possibilità in base all’attività che si intende intraprendere.
Il sistema fiscale andrebbe semplificato, soprattutto per quanto riguarda la gestione degli acconti; il problema principale che scoraggia e pesa è che quando di pagano le tasse si paga il saldo dell’anno in corso e l’acconto dell’anno previsionale. Di fatto le tasse sono il doppio di quello che si pensa e se non hai una buona pianificazione il peso è enorme ed insostenibile.
Lei è molto attiva sui social, dove fa divulgazione su temi fiscali e finanziari. Com’è nata questa scelta e che ruolo hanno oggi i social nel suo lavoro?
La scelta è nata inizialmente durante il Covid: i clienti non potevano venire in ufficio e spesso si sentivano smarriti. In quel periodo i social sono diventati uno strumento fondamentale di contatto e supporto. Successivamente ho compreso la reale potenza di questo mezzo e ho deciso di investirci molto, perché l’impatto educativo era ed è tuttora molto forte. Mi ha permesso di uscire dal mio contesto territoriale e di raggiungere clienti fisicamente lontani.
Oggi la divulgazione e l’educazione fiscale attraverso i social rappresentano a tutti gli effetti una parte integrante del mio lavoro.
Con il suo lavoro aiuta molte imprese ad accedere a bandi e finanziamenti. C’è un’esperienza che può raccontarci per far capire, in concreto, cosa significa per un’azienda del Sud riuscire a ottenere queste opportunità?
Negli anni ho accompagnato molti ragazzi con il bando Resto al Sud ed ho avuto grandissime soddisfazioni. Come politica etica del mio studio ho scelto di preparare il progetto solo a ragazzi che poi decidono di continuare con noi anche per il servizio di contabilità. Questa scelta sta a testimoniare che la partecipazione ad un bando non è una semplice domanda ma un accompagnamento al fare impresa. Il cliente viene accompagnato durante tutto il percorso dalla scelta dei fornitori alla conclusione della domanda. I casi di successo sono tanti. Due ragazzi che hanno investito nella panificazione ogni anno sono nella guida del Gambero Rosso per i prodotti da forno; una cliente ha avviato un laboratorio di saponi e di creme solidi e senza l’uso di plastica: un’altra cliente un asilo nel bosco
Potrei citare tanti esempi positivi e di ispirazione. Il consiglio che do è di investire in un’attività nella quale si ha piena consapevolezza, una buona esperienza lavorativa pregressa e un’approfondita conoscenza sia per il titolo di studio che per corsi successivi. Solo in questo modo si può creare un’impresa di successo e un Sud consapevole.













