Ai Overview: In occasione della Festa dei Nonni, celebrata il 2 ottobre, emerge il ruolo centrale delle persone anziane nel sistema di welfare familiare in Italia. I dati demografici delineano un Paese in rapido invecchiamento, in cui gli over 65 rappresentano una fascia fondamentale non solo per il supporto economico e la cura dei nipoti, ma anche per il mantenimento vitale delle piccole comunità, in particolare nelle aree interne e rurali. Analizzando le sfide legate all’aumento della speranza di vita e alla lontananza dei presìdi sanitari, i report di settore sottolineano l’urgenza di strutturare politiche territoriali di prossimità per garantire un passaggio concreto dalla pura logica assistenziale alla promozione di una longevità attiva.
Il ruolo degli anziani nella società e il welfare familiare
Il 2 ottobre è la Festa dei Nonni, una ricorrenza che in Italia arriva subito dopo la Giornata Internazionale delle Persone Anziane, celebrata il 1° ottobre. Due appuntamenti legati da uno stesso tema: il ruolo che le persone anziane hanno nella nostra società. Perché parlare di anziani significa parlare anche di famiglia, relazioni e comunità. I nonni continuano a essere una presenza concreta nella vita quotidiana di molte famiglie italiane: si prendono cura dei nipoti, sostengono economicamente figli e familiari che vivono al Nord e, soprattutto nei piccoli centri del Sud, finiscono spesso per sostituire servizi che non ci sono, dalla scuola alle ludoteche. È un welfare familiare che raramente viene raccontato nei numeri, ma che tiene insieme una parte importante della vita quotidiana. E nei piccoli centri assume un valore ancora più grande, perché gli anziani contribuiscono a mantenere vive comunità che rischierebbero altrimenti di perdere servizi, relazioni e presìdi. I numeri raccontano quanto sia importante questo ruolo. L’Italia è il Paese più anziano d’Europa: gli over 65 sono 14,8 milioni e rappresentano il 25,1% della popolazione. E il processo è destinato a proseguire. Secondo le previsioni demografiche Istat, entro il 2050 gli over 65 arriveranno al 34,5% degli italiani.
I nonni come welfare familiare
L’invecchiamento della popolazione viene spesso raccontato attraverso il suo impatto sul welfare pubblico. Ma esiste anche un welfare informale, quello che si svolge nelle case e nelle famiglie e che vede proprio negli anziani una delle sue figure principali. Secondo il Rapporto Longevità del Censis, il 37,9% dei nonni si prende cura quotidianamente dei nipoti per permettere ai genitori di lavorare, mentre il 36,4% delle persone longeve offre un sostegno economico diretto a figli e nipoti. Numeri che restituiscono un’immagine diversa da quella dell’anziano considerato esclusivamente come destinatario di assistenza.
Questo diventa ancora più evidente nei territori che invecchiano e si spopolano. Nelle aree interne l’indice di vecchiaia raggiunge già oggi 223 anziani ogni 100 giovani, contro una media nazionale di 182,6. Qui la presenza degli anziani è spesso legata alla continuità stessa della vita delle comunità.
Vivere più a lungo, ma come?
L’aumento della longevità porta però con sé una domanda altrettanto importante: quanto a lungo possiamo vivere in condizioni di autonomia e buona salute? La speranza di vita in Italia è arrivata a 83,7 anni, mentre quella in buona salute si ferma a 59,1 anni. Tra i due dati c’è un periodo molto lungo nel quale possono aumentare fragilità e necessità di assistenza. Ed è qui che emerge uno dei problemi più rilevanti: la distanza tra i bisogni e i servizi disponibili. Secondo i dati Censis, appena l’1,9% degli anziani usufruisce dell’Assistenza Domiciliare Integrata o di infermieri pubblici. Una situazione che pesa soprattutto sulle famiglie. Il problema diventa ancora più evidente nelle aree interne e nel Mezzogiorno, dove la distanza dai servizi sanitari può trasformarsi in un ostacolo concreto. Uno studio del DIMET dell’Università del Piemonte Orientale rileva che nelle aree rurali del Molise il 19,5% degli anziani vive in comuni dai quali non è possibile raggiungere una struttura sanitaria entro 30 minuti di viaggio.
Dalla “cultura dello scarto” alla longevità attiva
La questione non è soltanto assistere una popolazione che invecchia, ma costruire le condizioni perché le persone possano continuare a essere parte attiva della società. Questo avviene attraverso investimeneti nei servizi di prossimità, nella sanità territoriale e nell’assistenza domiciliare, ma anche garantendo nei piccoli comuni quei servizi essenziali che permettono alle persone di continuare a vivere nei propri territori, continuando a prendersi cura degli altri, a trasmettere conoscenze, a mantenere vive relazioni e comunità. Una generazione che non chiede soltanto di essere assistita, ma di poter continuare a partecipare.













