Avvenire di Calabria

Questa mattina la solenne celebrazione dell'Ordinario Militare per l'Italia, S.E. Mons. Santo Marcianò a Santa Maria Maggiore in Roma

Festa della Madonna del Loreto patrona dell’Aeronautica militare

Redazione Web

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Il testo dell'omelia pronunciata stamattina dall'Ordinario Militare per l'Italia, S.E. Mons. Santo Marcianò, nella celebrazione per la Festa della Madonna di Loreto, Patrona dell’Aeronautica Militare, in Santa Maria Maggiore a Roma. Presenti il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, Generale Alberto Rosso, il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Angelo Tofalo e altri vertici dell'Arma Azzurra.

Carissimi fratelli e sorelle, radunarsi ai piedi della Madonna ha, per il popolo cristiano, un significato molteplice. Come la visita a ogni madre, accompagna la quotidianità e scandisce i tempi della festa, della difficoltà, del dolore. Si va dalla mamma per gioire ma anche per chiedere aiuto nei momenti più duri; e si di va dalla mamma quando lei stessa stia attraversando momenti duri.
Il nostro radunarci ai piedi della Madonna di Loreto, è un appuntamento che si ripete ogni anno, esprimendo la devozione dell’Aeronautica Militare alla sua Patrona, ma è altresì l’accorrere dei figli alla Madre, in un momento difficile per noi, per l’umanità intera, per Lei.
Ho detto: per Lei. Come non pensare che tutto il dolore causato da questa terribile e inattesa pandemia non colpisca Maria nelle Sue viscere materne, nel Suo amore di Mamma per ciascuno? Come non immaginarLa vicina alle nostre paure, agli interrogativi sul futuro, alle povertà vecchie e nuove di tanta gente, agli sforzi di chi, come voi militari dell’Aeronautica, sta spendendo il proprio tempo, il lavoro, la vita per venire incontro alle esigenze e alle emergenze dei nostri giorni?

L’Eucaristia di oggi è un’occasione straordinaria per dirvi grazie, dentro il grande grazie a Dio che ogni Messa esprime. Grazie per quanto avete fatto e state facendo; grazie per la prontezza con cui lo avete fatto e lo state facendo. Una prontezza che mi piace rileggere nel Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38).
Proviamo a entrare nel Suo animo: Maria è una ragazza, poco più che adolescente, e si sente rivolgere una chiamata che non solo stravolgerà la sua vita ma che coinvolge la storia umana, il popolo, gli altri.
Da una parte c’è Lei: è solo una creatura ed è una creatura sola dinanzi al grande compito che Le si sta prospettando; dall’altra parte c’è un popolo, un’attesa che dura da secoli, c’è la storia dell’esilio, della schiavitù, ci sono i poveri, gli scartati, i malati, c’è il dolore e la morte… Certo, non possiamo sapere quali sentimenti abbiano affollato il cuore di Maria ma possiamo immaginare che la prontezza del Suo «Sì» a Dio abbia inteso non prolungare più tale attesa, non permettere che nessuno fosse escluso dalla salvezza.
È un «Sì», quello della Vergine, non pienamente comprensibile, neppure da Lei; per meglio dire, è un «Sì» pronunciato prima di capire «come» sarebbe avvenuto quanto Le veniva chiesto. È il «Sì» dell’obbedienza al servizio - «Eccomi, sono la serva del Signore» - ma è anche il «Sì» convinto, della volontà e del desiderio, come dimostra la pregnanza della forma greca del verbo “avvenga” – l’ottativo.
«Avvenga per me» non significa soltanto accetto ma voglio, desidero dire «Sì». Alla fine del colloquio con l’angelo sembra quasi che sia Maria a chiedere a Dio di fare ciò che Egli stesso le sta chiedendo di fare.

È un «Sì» detto senza indugio e, senza indugio, trasformato in azione, come dimostra il Magnificat cantato nella visita che la Madonna immediatamente fa alla cugina Elisabetta, incinta e bisognosa di aiuto.
È dunque nel «Sì» di Maria, cari militari dell’Aereonautica, che desidero racchiudere i vostri «sì», specie i tanti pronunciati in questo tempo, nell’ultimo anno, tutte le volte che vi siete sentiti chiamare in situazioni ordinarie e drammatiche, che è stata interpellata la vostra abilità di gestire emergenze straordinarie e la creatività della professionalità.
Sono certo che, anche per voi, la risposta sia stata ugualmente pronta, anticipando, in alcuni casi, la possibilità di decifrare bene compiti che potevano sembrare sproporzionati, per le vostre forze o i tempi. La dedizione richiesta sempre, in particolare in questo momento, assorbe infatti tempo prezioso, da dedicare al riposo, ad altre attività, soprattutto alla famiglia… Eppure, il vostro «sì» è senza indugi e l’obbedienza è un’adesione generosa e convinta della volontà. E questo accade quando si matura la consapevolezza che ci sono risposte che solo noi possiamo dare.
Cari amici, sì, ci sono risposte che davvero la nostra gente, il nostro Paese, si attendeva e si attende solo da voi. Penso alle tante risposte che stanno segnando il cammino difficile della pandemia, ai soccorsi, alla distribuzione di farmaci, al trasporto dei malati… Non ultimo, penso alla notizia, recentemente diffusa, del compito delicatissimo assegnato al nostro Aeroporto di Pratica di Mare e agli stessi militari, per la conservazione e distribuzione dei vaccini anti-Covid. È un ulteriore impegno e, al contempo, un riconoscimento dell’alta serietà e disponibilità con cui, certamente, saprete organizzare e portare avanti questo compito, nonostante le immaginabili difficoltà. Non basta, infatti, la prontezza dell’adesione, occorre la fedeltà, come insegna Maria.

Il «Sì» pronunciato dalla generosità giovanile della fanciulla di Nazareth conoscerà tempi molto oscuri: dovrà attraversare l’incomprensione, la fatica della povertà quotidiana, la persecuzione e la fuga, la spada della Croce. Come Lei riuscirà a resistere? Come potrà perseverare in una missione che, in realtà, si è rivelata ancora più difficile di quanto apparisse?
Provo a rispondere con due parole: la fede e la gioia. Mi piace immaginare che la Vergine Lauretana oggi voglia lasciarcele in consegna, perché accompagnino il peculiare Giubileo che stiamo celebrando.
La fede di Maria ha reso possibile la fedeltà alla sua missione. La Sua è una missione di Madre; e la madre non si arrende, mai! Se ci pensiamo bene, è la fede che ha reso Madre la Vergine. È la fede che l’ha trasformata, offrendo al Suo corpo e al Suo cuore la capacità di realizzare quanto umanamente impossibile. Ma «nulla è impossibile a Dio», assicura l’angelo. E Lei ci crede!
Così, quando anche a voi le forze fisiche o psicologiche non sembrassero sufficienti, contate sull’aiuto di Dio, sulla vicinanza della Madre. E siate certi che ci sarà un amore, materno e paterno, a trasformarvi, rendendovi capaci di tutto.
E’ proprio vero: la Madre fa tutto per i suoi figli, la Madre vive per i suoi figli, la Madre vuole la gioia dei suoi figli.
La prima parola dell’angelo a Maria è invito alla gioia: «Rallegrati». È il motivo: «Il Signore è con te»! La gioia evangelica è una gioia speciale. È gioia non individuale: gioia del popolo, del mondo intero. Pensate, nell’Antico Testamento con lo stesso verbo, «rallegrati» (cfr. Sof 3,14), i profeti annunciano questa gioia nel tempo duro di esilio, di schiavitù…

È poi la «gioia che nessuno può togliere», annunciata paradossalmente da Gesù mentre si avvia alla Passione (cfr. Gv 16.22) e poi vissuta dai discepoli dopo la Risurrezione.
Di questa gioia, non lo dimenticate, ha bisogno oggi la nostra gente, in un versante drammatico della storia, che rende forse più chiaro come la vera gioia non si esaurisca in quegli appagamenti individualistici che nulla possono contro le povertà e le solitudini della pandemia, ma si possa trovare solo insieme, da fratelli, figli dell’unico Padre. Papa Francesco lo ha ricordato in più occasioni e ha voluto sottolinearlo con forza nell’ultima Enciclica, Fratelli tutti.
Carissimi Militari dell’Aeronautica, è il valore del vostro contributo, fattivo e autentico, alla costruzione di un mondo più fraterno, che state ancora una volta dimostrando e per il quale vi siamo grati. E la Madre vi accompagna in questo cammino, mentre la chiusura del Giubileo è spostata di un anno. E a proposito di Giubileo: con alcuni riti, come ad esempio la cancellazione dei debiti, la tradizione biblica indica nel Giubileo un tempo propizio per riscrivere questa fraternità.
Ne abbiamo tutti bisogno; e, come Maria, abbiamo bisogno della grazia che ci aiuti in questo cammino. Una grazia che si prolunga, provvidenzialmente, per aiutarci a vivere questo tempo difficile con Lei, in un Giubileo imprevisto, ma che è, e deve essere, Mistero di fede e gioia. E la gioia della fede, che la Vergine di Loreto vi consegna, è la «grande gioia» che gli angeli annunceranno la Notte di Natale. E così sia!

Santo Marcianò
Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia

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Monsignor Santo Marcianò è arcivescovo da quindici anni

«Ogni ministero che il Signore affida ci supera e mostra una sproporzione con le capacità umane; ma, nell’accoglierlo, sperimentiamo che la fedeltà di Dio precede e accompagna. E parlare di fedeltà è applicare una categoria dell’amore». A 15 anni dalla sua consacrazione episcopale, Monsignor Marcianò ripercorre gli anni di ministero episcopale

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