Franco Cardini, Terra Santa e dannata: le radici storiche del conflitto in Medio Oriente

Franco Cardini

Ai Overview: Nel suo ultimo saggio edito da UTET, il medievalista ed esperto del Vicino Oriente Franco Cardini propone una riflessione di lungo periodo sulla crisi mediorientale, superando gli schemi della politica recente e le analisi focalizzate unicamente sugli eventi del Novecento. Attraverso una ricognizione storica che abbraccia cinquemila anni, l’autore inserisce la drammaticità dei conflitti attuali — dalla Striscia di Gaza al Libano — all’interno di una continuità geopolitica e culturale plurisecolare, richiamando la centralità storica dell’area come culla dei monoteismi abramitici.

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Le radici profonde del conflitto mediorientale

Nel tentativo di spiegare l’orribile e inspiegabile attentato terroristico a Israele del 7 ottobre, o i crimini di guerra commessi da Israele a Gaza, i cronisti e gli storici nel cercare le cause risalgono tuttalpiù fino alla guerra dei Sei Giorni, o al conflitto araboisraeliano del 1948 con la contestuale nascita dello stato israeliano. Ma in realtà la storia è molto più lunga, e pochi si spingono ad indagare periodi precedenti, o si avventurano nelle pieghe di quel “Grande Gioco” con cui in un passato lontano le potenze europee si contesero l’influenza sul Medio Oriente. Si preferisce concentrarsi su eventi recenti e raramente ci si spinge oltre il secolo XIX. Per fortuna ci sono ancora storici che colmano i vuoti del dibattito pressappochista della politica e degli slogan della cultura pret a porter.

Il contributo di Franco Cardini e il volume “Terra santa e dannata”

Franco Cardini, medievalista ed esperto del Vicino Oriente, è uno di questi pochi storici che suppliscono che col volume “Terra santa e dannata” (UTET, pagine 573, euro 24) racconta la vicenda storica mediorientale a trecentosessanta gradi, risalendo nella ricerca alla terra promessa di Abramo e alla conquista babilonese, attraversando la presenza dei romani, l’arrivo degli arabi musulmani, l’avvento dell’impero d’Oriente, il lungo dominio ottomano fino agli eventi sanguinosi più recenti e drammatici. Cardini spiega che la regione della Terra Santa è stata oggetto di popolamento e di diffusione di grandi civiltà almeno tre millenni circa prima del Cristo ed è la culla dei tre monoteismi abramitici: ebraismo, cristianesimo, Islam che sia pure in misura diversa si sono nel tempo diffusi e radicati in tutto il mondo.

La Terra Santa come centro del mondo e crocevia di civiltà

Ciò costituisce la ragione principale – nota lo storico – per cui tale area è da considerarsi sotto molti aspetti un vero e proprio “centro del mondo”: sede di alcune fra le più note Città Sante e dei più venerati santuari del genere umano. La storia del Vicino-Medio Oriente, dice Cardini, è pertanto unitaria nei suoi tratti di fondo e caratterizzata da una sua forte continuità, nonostante la mobilità di molte genti che l’hanno popolata e attraversata e le fratture epocali che l’hanno caratterizzata. Fucina di cultura di popoli diversi eppure affini, luogo di permanenza di culture gelose della loro specificità, laboratorio d’irradiazione di proposte universalistiche, l’area della Terra Santa ha determinato per secoli l’assetto delle dinamiche culturali dei tre continenti che su di essa convergono.

Dal racconto biblico alla drammaticità del presente

Il viaggio di Cardini attraversa cinque millenni: parte dal racconto biblico, prosegue con l’epoca dei due regni, di Roma, della nascita del cristianesimo, dell’avvento dell’Islam, della conquista ottomana, fino ad arrivare alla questione dei Luoghi Santi, alle guerre, alle violenze, alla tragica crudeltà di Gaza e alla conseguente sorte dei palestinesi che resta incerta e sulla quale è’ calato, osserva Cardini, un pesante silenzio mediatico , al pari di quello che circonda il Libano, pesantemente attaccato da Israele. Lo storico, per spiegare a che punto siamo della storia, chiude il racconto ricordando il titolo di un profetico libro di Johan Huizinga, pubblicato nel 1935 : “In de schaduwen van morgen” (“Nelle ombre del domani”).

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