Fuga dei giovani, la testimonianza di Riccardo Ferrara: «Partire è la strada più facile, ma ho scelto la mia città»

La testimonianza del da poco medaglia di bronzo nel lancio del peso alle recenti Universiadi ospitate a Bochum in Germania

Atleta e studente Riccardo Ferrara è un “pendolare” dello sport. Nonostante gli impegni internazionali con la nazionale giovanile di atletica leggera ammette: «Reggio è difficile da lasciare». Abbiamo raccolto la sua testimonianza

«Io atleta internazionale ho scelto Reggio, la mia città»

Restare a Reggio Calabria, per Riccardo Ferrara, è una scelta coraggiosa. Atleta del gruppo sportivo dei Carabinieri e studente, spesso costretto a spostarsi per allenarsi, ha deciso di costruire qui il proprio futuro. Una scelta che lo ha premiato: è fresco di medaglia di bronzo nel lancio del peso alle Universiadi di Bochum (Germania).



Fondamentale in questo percorso spiega – è il legame con il suo allenatore, il professore Francesco Antonio Raneri, figura storica dell’atletica reggina. Ci racconta cosa significa ripartire, restando.

Settembre è tempo di ripartenze. Come riparte un atleta come te e con quali obiettivi?

L’obiettivo principale di quest’anno era partecipare ai campionati mondiali, sia universitari – che sono andati molto bene – sia quelli assoluti, in corso a Tokyo. Era un traguardo difficile, ma ci sono andato vicino: sono arrivati quarto nelle graduatorie nazionali e ne venivano convocati solo tre. Fa parte del gioco, quindi continuo a lavorare e a spingere per migliorare. È fondamentale avere una buona base di partenza, sia sportiva che scolastica e lavorativa, per capire dove si è arrivati e da lì ripartire.

Hai scelto di restare a Reggio Calabria per costruire il tuo percorso. Quali sono i vantaggi e gli ostacoli di questa scelta?

I vantaggi sono tanti. Ottenere risultati e costruire qualcosa nella propria città ha un grande valore, soprattutto in un momento in cui molti decidono di andarsene. Io sto bene a casa, anche se non è semplice. Siamo costretti a spostarci spesso, percorrendo anche 7000-8000 chilometri per una gara. Però resto legato al territorio, e sono molto contento che il campo Coni venga finalmente restaurato: è un impianto storico e importante. Spero solo che i tempi siano rispettati.


PER APPROFONDIRE: Fuga dei giovani e futuro in Calabria: «Restare è possibile»


Il problema è che, intanto, siamo costretti ad allenarci fuori città, a Gioia Tauro o Messina, perché non abbiamo un’alternativa a Reggio. Era stato ipotizzato un campo provvisorio a Gallina, ma i lavori sono fermi. Se il campo per ristrutturarlo è giusto, ma bisogna garantire una sistemazione provvisoria. È fondamentale.

Quali sono le principali difficoltà nell’allenarsi lontano da casa?

Il problema più grande è la mancanza di strutture adeguate. Sono costretto a cercare luoghi più attrezzati, con macchinari e spazi indoor. In inverno è essenziale potersi allenare al coperto, ma qui siamo spesso costretti a lavorare all’aperto, in condizioni complicate. Questo rende la preparazione molto più difficile.

Cosa chiedi, da giovane che ha deciso di restare in Calabria, a chi può fare qualcosa per lo sport ei giovani?

Chiedo più attenzione a questo settore. L’atletica ha un grande potenziale qui, soprattutto nei lanci. Anche se ho giocato a calcio per dieci anni e sono legato alla Reggina come tanti reggini, credo che sia il momento di valorizzare anche altri sport. Bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica, investire nei giovani, nelle strutture, offrire opportunità. Non servono impianti straordinari, ma il minimo indispensabile per poter lavorare con serietà. Ed è proprio quello che oggi manca.

Il tema della “fuga dei cervelli” è molto attuale anche nello sport. Cosa ne pensi?

È vero. Abbiamo un materiale umano incredibile, non solo a Reggio, ma in tutto il Sud Italia. Eppure tanti ragazzi si sentono costretti ad andare via, e vivono questa scelta come una conquista. Ma è davvero colpa loro? Io credo di no. Vanno messi nelle condizioni di sentirsi orgogliosi di restare. Per farlo, servono le strutture giuste e una mentalità nuova. Io credo che si possa fare.

Oltre a essere atleta, sei anche studente. Come riesci a conciliare i due aspetti della tua vita?

I campionati mondiali universitari mi hanno spinto a iscrivermi all’università, scegliendo Scienze della comunicazione. È stata un’ottima occasione per conciliare la formazione culturale con quella sportiva. Lo sport è cultura, e unisce le due cose in modo naturale. Credo fermamente che si potranno portare avanti entrambe le strade, e che farlo arricchisca non solo noi come individui, ma anche la nostra città.

Cosa diresti ai ragazzi della tua età, o anche più giovani, che si preparano a ripartire con scuola e sport?

La scuola è fondamentale. È lì che spesso nascono le passioni, anche grazie ai compagni, oltre che ai professori. Parlarsi, conoscersi, studiare: tutto parte da lì. Il consiglio che posso osare è di affrontare l’anno con la voglia di imparare, per se stessi, non solo per gli altri. È questo l’atteggiamento giusto.



Quindi, si può davvero restare qui e costruire il proprio futuro?

Sì, si può. Ho avuto esperienze scolastiche positive e professori che mi hanno incoraggiato a seguire le mie inclinazioni. Gli strumenti ci sono. Bisogna solo avere il coraggio di iniziare. Il resto verrà da sé.

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