Giornata della Memoria, arginare dialettica della discriminazione

Ma che razza di uomo è un uomo che parla di razza quando parla di uomini? Nel dire “razza” si percepisce il brivido d’una parola sconcia e insanguinata dalla storia se riferita a una diversità biologica o antropologica fra esseri umani. Oggi non c’è più nessuno che sul piano scientifico accetti la teoria delle razze. Sul piano dell’analisi genetica non ha fondamento. Le differenze che caratterizzano popoli ed etnie sono costrutti socioculturali; e anziché ostacolare l’unità della specie umana sono esse stesse espressione di diritti umani («diritto alla differenza»). In realtà, la teoria delle razze è servita nella storia a separare, dominare, sterminare. Scorrono sullo sfondo in pochi attimi i secoli dello schiavismo codificato e accettato senza sussulti etici sopra la vita torturata di milioni di esseri «sub–umani»; i secoli del colonialismo sfruttatore dei «selvaggi» e massacratore dei popoli autoctoni; gli anni centrali dell’ultimo secolo di sangue, con la fornace della Shoah a tener pura la razza ariana. Un filo rosso lega tutte le tragedie, ed è il concetto di razza superiore e di razza inferiore, di confronto identitario che cancella la M qualità umana di chi è reputato appunto sub–umano, selvaggio, impuro. Finché perdura questa concezione di valore e di dominio, che espelle gli inferiori o i barbari o i “musi colorati” dalla cerchia della famiglia umana, non basterà aver bandito dai discorsi la parola razza, sostituendola con etnia. Perché l’inimicizia fra le etnie, che pure reciprocamente si includono nella famiglia umana, è identicamente capace di paura e di odio, a rischio di tragedia, come avvenuto nei decenni trascorsi. Non è più possibile, oggi, avere questi pensieri. Non lo è per un paese accogliente come l’Italia che ospita migliaia di stranieri. Provenienti da un arcobaleno di decine di Paesi diversi. Lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola. Alle università di Lombardia, ad esempio, sono iscritti quasi un quarto di tutti gli universitari stranieri in Italia. Apprendono la cultura “nostra”. Per questo sembra assurdo ascoltare le parole che alcuni politici usano col rischio di seminare odio o disprezzo. O, forse sarebbe meglio sintetizzare tale sentimento, nella paura cavalcata elettoralmente con fantasmi di «estinzione dell’etnia». Ma qui, appunto, con l’identità minacciata si insinua la dottrina della purezza etnica e della contaminazione. E non si capisce che la soluzione non è il rifiuto, ma l’integrazione. Farli nostri è il loro divenire nostri. Noi e loro, e ci richiamiamo “noi”. Lo slogan che «non possiamo prenderli tutti» non sbianca le parole sbagliate. Lo sappiamo tutti che “tutti non possiamo prenderli” (e del resto, gran parte chiede di migrare altrove). Ma quelli che possiamo prendere prendiamoli con noi. Purtroppo l’attuale campagna elettorale sta rinvigorendo messaggi che erano ormai desueti, impolverati, dimenticati. Guai a sottovalutarli. Non esistono «altre razze» perché di una cosa siamo totalmente sicuri, rispetto ai tanti migranti che arrivano nel nostro Paese, che lo sono della nostra stessa razza. Umana.

Lascia un commento

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
inaugurazione anno scolastico nuova Fims Reggio Calabria

Reggio Calabria: FISM affida l'anno scolastico alla Madonna della Consolazione

mensa caritas

Educare la famiglia alla carità attraverso la conoscenza e la consapevolezza della caritas parrocchiale ai nuclei bisognosi

Scuole vuote

Crisi demografica scuola: le proiezioni indicano un calo di due milioni di studenti entro il 2040

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email