In occasione della Giornata dell’innovazione, il professor Salvatore Marra, docente di elettrotecnica dell’Istituto Panella-Vallauri di Reggio Calabria, riflette sul significato dell’innovazione nella scuola di oggi. Al centro dell’intervista il rapporto tra didattica, laboratori, nuove competenze e futuro dei giovani, con uno sguardo che unisce tecnologia, formazione e responsabilità educativa.
Quando parliamo di innovazione, rischiamo a volte di ridurla a una parola di moda: secondo lei, che cosa significa davvero innovare nella scuola?
Troppo spesso anche noi docenti rischiamo di associare la parola “innovazione” alla presenza, nei nostri istituti, di PC, notebook, LIM, tablet ma anche piattaforme on-line, software, pacchetti applicativi, che sono parte integrante degli strumenti di uso quotidiano. Ma la vera innovazione, a mio avviso, riguarda il modo in cui si insegna e in cui si apprende, perché al centro ci sono i nostri ragazzi. Mi spiego meglio: se esponessi il funzionamento di un circuito o di un sistema complesso utilizzando una tipica lezione frontale, solo gli alunni più attenti e con un alto livello di concentrazione riuscirebbero ad apprendere subito come funziona. Ma una classe non è costituita solo dai più preparati, e l’impiego di una metodologia didattica come la flipped classroom – che consiste nel fornire loro la videolezione sull’argomento da guardare e analizzare tutte le volte che vogliono, quando e dove vogliono – migliorerebbe i risultati di apprendimento in modo significativo. E potrei fare tanti altri esempi. Oggi l’innovazione vera è creare le condizioni perché gli studenti capiscano, colleghino e sappiano usare ciò che apprendono.
Quali sono le competenze che un giovane dovrebbe acquisire oggi per essere pronto al mondo di domani?
Senza alcun dubbio, il mondo del lavoro e le aziende oggi ricercano disperatamente competenze “trasversali”: capacità di adattamento, di problem solving, saper lavorare in gruppo, gestione del tempo e imparare come imparare, solo per citarne alcune. La scuola è il luogo principale dove acquisire queste competenze, ma è necessario iniziare già dalla scuola primaria, con metodologie didattiche che mirano al raggiungimento di questi obiettivi. Se invece spostiamo l’attenzione sulle competenze specifiche, io direi che quelle riguardanti l’uso dell’intelligenza artificiale e la robotica non saranno più “opzionali”, e anche il solo fatto di capire cosa c’è alla base darà un enorme vantaggio.
La scuola tecnica viene talvolta percepita come una scuola “del fare”: quanto è importante invece unire al fare anche pensiero critico, creatività e responsabilità?
Direi che è fondamentale, non serve a nulla “fare” e basta, ma è necessaria un’analisi critica, saper dare un senso a ciò che si studia, saper rispondere alla domanda “perché si tratta questo argomento?”, individuare le soluzioni più adatte per un determinato problema e, soprattutto quando si lavora in gruppo, agire con responsabilità e nel pieno rispetto degli altri.
Quanto conta il laboratorio come luogo in cui le idee prendono forma e diventano esperienza reale?
Non riesco ad immaginare una scuola senza laboratori. Sono il luogo in cui ogni giorno vedo l’espressione sul volto dei miei ragazzi cambiare (in meglio), nel momento in cui realizzano praticamente una certa esperienza studiata teoricamente e sono entusiasti nel vederla funzionare. Inoltre, in un istituto tecnico, i laboratori diventano un vero e proprio “luogo di innovazione e di ricerca” quando si sviluppano progetti da presentare in concorsi nazionali: in questi contesti la passione prevale, il tempo scorre in maniera piacevole e spesso diventa difficile interrompere le attività, tanto da dover sollecitare gli studenti a lasciare i locali alla chiusura della scuola.
Ai ragazzi che guardano al futuro con incertezza, che cosa si sente di dire?
Anche noi della Generazione X guardavamo il futuro con un pizzico di incertezza e credo sia qualcosa che non dipenda dall’epoca in cui si vive; tuttavia eravamo convinti che attraverso l’impegno e lo studio saremmo riusciti a realizzarci. Posso solo suggerire loro di intraprendere studi o percorsi legati a settori per cui si nutre un certo interesse, magari di cui si è appassionati, perché questo è il motore di tutto. Vorrei dire, infine, che oggi più che mai, in un mondo in cui quasi nulla è certo e scontato, i nostri giovani possono avere una certezza incrollabile: fede nel nostro Dio. “Riponi la tua sorte nel Signore, confida in Lui, ed Egli agirà” scriveva il grande re Davide in un Salmo. Che questo passo della Parola di Dio possa accompagnare la vita di tutti i nostri ragazzi cosi come ha accompagnato, e continua ad accompagnare, quella di molti di noi.













