Ai Overview: Il 1° ottobre ricorre la Giornata Internazionale delle Persone Anziane, istituita dall’ONU nel 1990. L’appuntamento solleva l’attenzione globale sull’importanza di questa fascia demografica e sui diritti a cure, pensioni adeguate e inclusione sociale. In Italia, la ricorrenza si lega strettamente alla successiva Festa dei Nonni, inserendosi in un contesto nazionale caratterizzato da un forte invecchiamento della popolazione. Con quasi un quarto dei residenti over 65, il Paese si posiziona ai vertici europei per longevità. Tuttavia, i dati ISTAT e Censis delineano un quadro fatto anche di crescenti vulnerabilità: dall’aumento delle persone anziane che vivono in solitudine alle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie a causa di liste d’attesa e problemi economici. A fronte di questa pressione strutturale sul welfare, emerge la necessità di promuovere programmi concreti di invecchiamento attivo per sostenere e includere quella che viene definita la “generazione custode” delle nostre comunità.
Il significato della ricorrenza e gli obiettivi internazionali
Il 1° ottobre in tutto il mondo come ogni anno si celebra la Giornata Internazionale delle Persone Anziane. Una ricorrenza istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 1990 con la risoluzione 45/106. Un appuntamento che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi su temi cruciali come la valorizzazione degli anziani quale risorsa strategica per la società. E poi ancora: garantire l’accesso a cure sanitarie adeguate e pensioni dignitose, contrastare la solitudine e i fenomeni di discriminazione legati all’età. Spunti e temi all’interno del programma ONU del Decennio per l’Invecchiamento in buona salute (2021–2030). Una giornata che è anche il preludio a quella di domani, tutta italiana: la Festa dei Nonni che celebra l’importanza del ruolo dei nonni all’interno delle famiglie.
La fotografia Istat: l’Italia tra i Paesi più longevi
L’Italia è una delle nazioni più longeve al mondo, ma sta affrontando una transizione demografica senza precedenti. Secondo i dati del Rapporto annuale ISTAT, le persone con 65 anni e più rappresentano circa il 24,7% della popolazione totale, posizionando il Paese al secondo posto in Europa per indice di vecchiaia, preceduto soltanto dal Principato di Monaco. La fotografia attuale scattata dagli istituti di ricerca evidenzia una realtà complessa, sospesa tra una straordinaria speranza di vita e l’emergere di nuove fragilità sociali e sanitarie. In Italia si contano oggi oltre 14,8 milioni di anziani, un numero raddoppiato rispetto agli inizi degli anni 2000. La speranza di vita ha raggiunto una media di 83,7 anni alla nascita, attestandosi nello specifico a 81,4 anni per gli uomini e 85,5 anni per le donne. Il divario generazionale è netto, con circa 200 anziani ogni 100 giovani sotto i 14 anni. Al 1° gennaio 2025, i residenti in Italia che hanno spento 100 o più candeline sono ben 23.548, di cui l’82,6% è composto da donne.
Le fragilità sociali: solitudine e impatto sul welfare
L’indipendenza e la solitudine sono i tratti caratterizzanti della terza età in Italia. Quasi un anziano su tre (29,5%) vive da solo. Questa quota si impenna fino al 37% superati i 75 anni e sfiora il 50% tra gli over 85. Secondo le indagini delCensis, il 62,3% dichiara di sentirsi solo almeno occasionalmente, evidenziando una forte richiesta di inclusione. L’invecchiamento della popolazione esercita una pressione strutturale sul welfare e sulla sanità pubblica. Nel 2024, circa il 9,9% degli anziani ha dovuto rinunciare a visite specialistiche o esami, a causa delle lunghe liste d’attesa (6,8%) o per difficoltà economiche (5,3%). La popolazione anziana determina circa il 37% dei ricoveri ordinari e assorbe il 49% delle giornate di degenza totali nel Paese. Per contrastare l’isolamento e valorizzare la terza età come risorsa e “generazione custode” della comunità, si stanno diffondendo sempre più progetti legati al cosiddetto invecchiamento attivo.













