La Giornata internazionale della lotta contadina, istituita in memoria della strage di Eldorado dos Carajás del 1996, riporta l’attenzione sulle condizioni dei lavoratori agricoli a livello globale. A distanza di decenni, i dati delle Nazioni Unite e le statistiche nazionali delineano un settore segnato da profonde contraddizioni. Da un lato emerge il paradosso di chi produce cibo ma vive in condizioni di povertà e malnutrizione, con tassi di lavoro irregolare che in Italia superano il 24%. Dall’altro, si registra la drastica riduzione delle piccole aziende agricole in tutta Europa, progressivamente sostituite dalle grandi imprese e dai fondi di investimento; dinamiche legate alla speculazione fondiaria che frenano il ricambio generazionale e ridefiniscono l’accesso e la gestione delle risorse agroalimentari anche nei Paesi occidentali.
La strage di Eldorado dos Carajás e il paradosso della malnutrizione
Il 17 aprile 1996, la polizia militare brasiliana aprì il fuoco su un gruppo di contadini che bloccavano un tratto dell’autostrada PA-150, nello Stato del Parà, erano braccianti senza terra che chiedevano la redistribuzione di un ranch privato occupato da tremila famiglie: morirono in diciannove. Da allora, ogni 17 aprile, si celebra la Giornata internazionale della lotta contadina…ventinove anni dopo, la ricorrenza porta con sé un paradosso rimasto irrisolto: chi produce il cibo per il resto del mondo continua a soffrire la fame. Secondo i dati raccolti dal Comitato consultivo del Consiglio ONU per i diritti umani, l’80% dei contadini è soggetto a povertà e malnutrizione, nonostante garantisca l’accesso al cibo alla maggior parte della popolazione mondiale.
Il lavoro irregolare e le condizioni dei braccianti in Italia
In Italia il quadro non è meno contraddittorio: il tasso di irregolarità nel settore agricolo supera il 24%, uno su quattro lavoratori, spesso migranti, spesso senza nome nei registri ufficiali. Le condizioni in cui molti di loro operano sono documentate da anni — abitazioni di fortuna, paghe al di sotto dei contratti, assenza di tutele. Un segmento di forza lavoro senza la quale i campi non produrrebbero, ma che nei bilanci del sistema agroalimentare non compare…
La scomparsa delle piccole aziende e la speculazione fondiaria
a questo, poi, si aggiunge la progressiva scomparsa delle piccole aziende. In Italia sono diminuite del 68% negli ultimi trent’anni, passando da oltre due milioni e trecentomila unità nel 1990 a meno di ottocentomila nel 2013. L’Unione Europea nel suo complesso ha perso un terzo delle piccole realtà agricole nell’ultimo decennio, a beneficiarne sono state le grandi imprese e, sempre più, i fondi di investimento che acquistano terreni come asset finanziari. È proprio questo meccanismo a rendere difficile il ricambio generazionale: chi vorrebbe iniziare a coltivare si trova di fronte a un mercato fondiario inaccessibile, dove i prezzi della terra non rispecchiano la sua produttività ma il suo rendimento come strumento speculativo.
L’impatto globale e le sfide per il Nord del mondo
Le politiche europee hanno parzialmente riconosciuto il problema, ma gli strumenti messi in campo restano insufficienti rispetto alla scala del fenomeno. La Giornata del 17 aprile non ha mai avuto grande visibilità nei media generalisti…eppure i temi che porta con sé — lavoro irregolare, concentrazione della proprietà fondiaria, accesso al cibo — riguardano da vicino anche le società del Nord globale. Il modo in cui si organizza la produzione agricola decide chi mangia, chi lavora in condizioni dignitose e chi no, quali territori restano abitati e quali si svuotano. Eldorado dos Carajás è lontana, ma le domande che quella strage ha reso impossibile ignorare non lo sono.













