La ricorrenza del 4 febbraio rappresenta un momento significativo per analizzare la traiettoria compiuta dall’oncologia negli ultimi trent’anni. Da un periodo caratterizzato da opzioni terapeutiche limitate e ad alta tossicità, la medicina si è mossa verso un’era di precisione, supportata dalle scoperte sulla genomica e sul meccanismo d’azione dell’immunoterapia. Questo percorso ha mutato profondamente non solo le prospettive di sopravvivenza dei pazienti, ma anche la percezione stessa della malattia, trasformando quella che un tempo era una diagnosi senza appello in una condizione trattabile e spesso cronicizzabile. Il progresso scientifico si accompagna tuttavia a nuove sfide, che vanno dalla necessità di potenziare gli strumenti di screening all’urgenza di garantire un accesso equo a cure sempre più costose, senza mai dimenticare la centralità del rapporto tra medico e assistito.
L’evoluzione delle terapie oncologiche
Il 4 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, un’occasione per me di ricordare e condividere quanto accaduto in questi ultimi decenni. Negli anni ’90, quando specializzando in oncologia, all’istituto Regina Elena di Roma partecipavamo alla ricerca per la cura del cancro, c’era solo la chemioterapia, pochi farmaci, in genere poco efficaci e molto tossici. La parola cancro incuteva talmente timore che si evitava di pronunciarla ma, grazie alla ricerca, le cose sarebbero presto cambiate. Lo studio del DNA (genomica), delle proteine prodotte dai geni (proteomica), la conoscenza delle vie di trasduzione del segnale con le quali la cellula tumorale comunica con l’ambiente esterno e ne viene influenzata, hanno consentito di produrre farmaci a bersaglio molecolare capaci di bloccare le cellule neoplastiche e fare regredire la malattia.
La rivoluzione dell’immunoterapia
Si tratta di terapie molto efficaci e poco tossiche. Ma il vero momento di svolta è avvenuto quando si è scoperto che la cellula tumorale era in grado di nascondersi al sistema immunitario e che farmaci immunoterapici erano in grado di invertire questo processo. I dati del primo studio clinico sul Nivolumab nella terapia dei tumori del polmone comunicati all’ ASCO venivano accolti da diversi minuti di applausi provocando molta emozione nei vecchi oncologi chemioterapisti come me. Il solco era segnato, finalmente avevamo farmaci in grado di allungare la sopravvivenza dei nostri pazienti e si cominciava a parlare di cronicizzazione della malattia.
Le nuove frontiere farmacologiche e chirurgiche
La ricerca non si è fermata e recentemente l’armamentario terapeutico si è arricchito con CAR-T, PARP inibitori, inibitori di cicline e farmaci coniugati. Questi ultimi in particolare destano grande interesse in quanto il chemioterapico, legato ad un agente anticorpale, viene veicolato direttamente alla cellula tumorale rendendolo più mirato e meno tossico. Anche in campo radioterapico sono stati ottenuti notevoli miglioramenti, nuove macchine permettono oggi di erogare maggiori quantità di radiazioni selezionando in maniera più precisa il campo da irradiare. In campo chirurgico il laser, la tecnica laparoscopica e la chirurgia robotica hanno reso gli interventi più precisi e hanno abbreviato le degenze.
L’importanza della diagnostica e della prevenzione
La ricerca non ha interessato solo il campo terapeutico ma anche quello diagnostico, nuove apparecchiature hanno sostituito le vecchie tac e risonanze magnetiche. A queste si è aggiunta la PET e per ultima la biopsia liquida che consente la ricerca nel sangue di cellule tumorali circolanti o di frammenti di DNA tumorale in modo da poter seguire meglio l’evoluzione della malattia adeguando la terapia nelle sue diverse fasi. Inoltre, è allo studio la possibilità di potere effettuare una diagnosi molto precoce di malattia con un semplice prelievo ematico. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la migliore arma contro il cancro è rappresentata dalla prevenzione. La prevenzione primaria intesa come quegli accorgimenti per ridurre il rischio di ammalarsi e quindi stile di vita sano, corretta alimentazione, attività fisica regolare, astensione dal fumo e riduzione del consumo di alcol. La prevenzione secondaria invece è quella che ci consente di ottenere una diagnosi precoce con programmi di screening che sono sempre più diffusi sul territorio nazionale ma che necessitano di maggiore implementazione.
Il nodo della sostenibilità e l’accesso alle cure
Le note negative, invece, sono rappresentate dalla preoccupazione per il rilevante problema della spesa sanitaria legata agli alti costi dei nuovi farmaci e dal complesso apparato burocratico per l’approvvigionamento dei farmaci. Questo potrebbe creare iniquità nell’accesso alle cure e ai percorsi diagnostico-terapeutici ed è pertanto necessario fare di tutto affinché questi vengano sempre garantiti indipendentemente dal luogo di residenza o dalla condizione socioeconomica dei pazienti.
La centralità della relazione umana
La Giornata mondiale contro il cancro ci ricorda infine l’importanza dell’aspetto umano della cura: ascolto, comunicazione e presa in carico globale del paziente sono parte integrante della terapia. Combattere il cancro significa investire nella scienza, ma anche nella relazione di cura e nella responsabilità collettiva. È una sfida che riguarda tutti e oggi abbiamo una consapevolezza in più: il futuro prossimo ci riserva importanti novità ed è dietro l’angolo.












