Giornata mondiale della libertà di stampa: aumentano i cronisti uccisi e si aggrava la crisi dell’informazione in Italia

Giornali

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, l’Unesco e Reporters sans frontières delineano un quadro critico per l’informazione globale. Le statistiche sui giornalisti caduti sul campo, unite al diffuso fenomeno dell’autocensura, evidenziano un contesto di forte pressione per gli operatori dei media. A queste criticità fisiche e psicologiche si sommano la crisi economica strutturale del settore editoriale e le sfide legate alla disinformazione generata tramite l’intelligenza artificiale. Anche il contesto italiano riflette tali difficoltà, registrando ostacoli normativi, pressioni giudiziarie e una marcata precarietà occupazionale che limitano l’indipendenza e la tenuta delle redazioni.

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I dati sulle vittime e l’allarme sull’autocensura

128 giornalisti uccisi nel mondo nel 2025, quasi duecento operatori dei media morti a Gaza dall’ottobre 2023. È con questo drammatico conto aperto che oggi torna la Giornata mondiale della libertà di stampa, accompagnata quest’anno dal tema scelto dall’UNESCO, «Shaping a Future at Peace», costruire un futuro di pace. La Conferenza globale si terrà domani e dopodomani a Lusaka, in Zambia, e non a caso lega esplicitamente la libertà di informare alla possibilità stessa della pace. Il rapporto World Trends in Freedom of Expression and Media Development 2022-2025, da cui il tema è stato tratto, parla di un arretramento della libertà di stampa che non si vedeva dal 2012, paragonabile per intensità ai periodi più instabili del Novecento. Inoltre, l’autocensura è cresciuta di oltre il 60%, sospinta da cause spesso silenziose: paura di ritorsioni, molestie online, intimidazioni giudiziarie, pressioni economiche…è la zona grigia dei cronisti che rinunciano a una notizia prima ancora di iniziare a scriverla, e che lascia praterie informative scoperte.

La crisi economica del settore e l’impatto dell’intelligenza artificiale

A pesare è anche la fragilità economica del settore dell’editoria: in 160 dei 180 Paesi monitorati da Reporters sans frontières i media raggiungono la sostenibilità con difficoltà o non la raggiungono affatto; senza conti in ordine l’indipendenza editoriale diventa un esercizio di equilibrismo, e i giornalisti restano stretti tra precarietà contrattuale e dipendenza da pochi inserzionisti o sussidi pubblici. Sullo sfondo, l’intelligenza artificiale…strumento di verifica per chi indaga, ma anche di manipolazione su larga scala. L’UNESCO segnala che la diffusione di contenuti generati e amplificati dall’IA da parte di attori malevoli sta erodendo la fiducia del pubblico nelle notizie e, di riflesso, nelle istituzioni democratiche. La domanda che attraversa redazioni e università è la stessa: come distinguere il vero dal verosimile, quando il verosimile costa pochi clic?

Le criticità del sistema dell’informazione in Italia

L’Italia è parte di questo quadro a tinte fosche…Reporters sans frontières segnala da tempo la criminalizzazione della diffamazione e il ricorso diffuso alle SLAPP, le cause-bavaglio intentate per soffocare inchieste sgradite. Vi si aggiungono i limiti imposti alla cronaca giudiziaria dalla normativa sulle intercettazioni, ribattezzata «legge bavaglio» da una parte della categoria, e il nodo della concentrazione editoriale: il tentativo dell’acquisizione dell’agenzia di stampa AGI da parte di un parlamentare della maggioranza, già proprietario di altri quotidiani, è stata segnalata come un caso da manuale di conflitto di interessi. Sotto, la precarietà di chi scrive: redazioni sempre più vuote, freelance pagati a riga, contratti rinviati a oltranza.

Il legame tra informazione verificabile e democrazia

Senza informazione verificabile non c’è pace duratura, e senza qualcuno disposto a cercarla, pubblicarla e talvolta pagarla, non c’è informazione verificabile. È questa la filiera fragile e interdipendente della stampa, presupposto della libertà di tutti i cittadini e le cittadine del mondo.

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