Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, i giovani si organizzano per un futuro da protagonisti

Lavoro agricolo

Ai Overview: In occasione della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, la Confederazione sindacale internazionale pone l’accento sulla precarietà giovanile e sull’importanza di garantire condizioni di impiego stabili e sicure. L’instabilità contrattuale e il fenomeno dei lavoratori poveri rimangono temi centrali nel dibattito italiano, insieme alle recenti misure governative sui minimi retributivi. A queste tematiche si affianca l’emergenza dello sfruttamento, con il tragico ricordo dei giovani braccianti morti ad Amendolara e i recenti dati Inail che segnalano un aumento delle malattie professionali. Il quadro richiama la necessità di un rinnovato approccio culturale al valore dell’impiego, radicato anche nella dottrina sociale della Chiesa.

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La Giornata mondiale per il lavoro dignitoso e l’attenzione ai giovani

La Confederazione sindacale internazionale (Csi), che rappresenta 191 milioni di lavoratori in 169 Paesi, celebra oggi la Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, istituita il 7 ottobre del 2008 con l’obiettivo di mettere al centro del dibattito culturale e delle scelte politiche le questioni delle condizioni di impiego giuste e sicure e del diritto all’equa retribuzione che si accompagnano alla lotta con contro la precarietà e lo sfruttamento, in ossequio a quanto sancito dalla Costituzione e dagli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Quest’anno l’attenzione è rivolta ai giovani lavoratori e alla loro capacità di organizzarsi per il futuro in direzione del lavoro stabile, quale risposta concreta alla disoccupazione giovanile e alla precarietà, e del protagonismo giovanile, anche e soprattutto rispetto alle mobilitazioni sindacali e ai processi decisionali che incidono sul diritto del lavoro.

Instabilità contrattuale e il nodo delle retribuzioni

L’instabilità contrattuale, caratterizzata dall’utilizzo massiccio di contratti a termine o a chiamata e di tirocini extra-curriculari, infatti, va di pari passo con l’insufficienza reddituale, caratterizzata da salari bassi che spesso configurano il fenomeno dei working poor (lavoratori poveri). Il Governo ha cercato di correre ai ripari in questi anni sia sul fronte della stabilizzazione, anche attraverso il ricorso agli incentivi per le aziende, che su quello delle retribuzioni, rispetto alle quali, tuttavia, ha scelto una strada diversa da quella del minimo fissato per legge. La legge 112/2026, infatti, definisce il concetto di «salario giusto» attraverso il riferimento ai contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative.

Sicurezza e lotta al caporalato: la tragedia di Amendolara

Ma il lavoro dignitoso non è soltanto una questione di paga o di stabilità, ma anche di condizioni di impiego e di conciliazione vita-lavoro, per non tacere, poi, del dramma dello sfruttamento. Il 1° giugno, ad Amendolara, nel Cosentino, quattro braccianti tra i 19 e i 29 anni sono morti nel minivan dato alle fiamme, perché, secondo quanto riferito, avevano chiesto, tra l’altro, un contratto regolare e di essere pagati. Il prossimo 29 ottobre la legge 199 contro il caporalato compirà dieci anni, mentre la Flai Cgil stima ancora in 200mila i lavoratori agricoli irregolari. Anche sul versante della sicurezza il quadro continua a destare preoccupazioni, tanto è vero che, nel primo semestre, l’Inail ha registrato 342 denunce di infortunio mortale, quindici in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le denunce di malattia professionale sono aumentate del 16,7%.

L’approccio culturale al mondo dell’impiego

Non c’è dubbio che il primo passo per strutturare una riflessione critica per il futuro sia quello culturale. E allora giova ricordare, non soltanto le parole di Leone XIV, secondo cui «Il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita», ma anche le riflessioni di san Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei, secondo cui il lavoro può contribuire a santificare l’uomo ma non può assolutamente consumarlo né sottrargli la vita.

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