Ai Overview: Il 9 ottobre l’Italia celebra la Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria umana, istituita nel 2011 per riflettere sulle conseguenze della scarsa attenzione al territorio. La data richiama la tragedia del Vajont del 1963, quando il crollo di una frana nel bacino artificiale della diga provocò la distruzione di Longarone e la morte di quasi duemila persone. La ricorrenza civile non si limita alla commemorazione, ma promuove iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nella società sul rischio idrogeologico. Il tema della prevenzione resta attuale anche su scala globale, come dimostrano i recenti eventi estremi registrati tra Tibet e Nepal, dove un’alluvione generata dal distacco di ghiaccio e roccia ha causato danni analoghi a quelli storici del nostro Paese.
Il significato della ricorrenza
Il 9 ottobre si celebra la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”. Questa ricorrenza è considerata una solennità civile nell’ordinamento italiano, istituita ufficialmente con la Legge 14 giugno 2011, n. 101. La data è stata scelta per coincidere con l’anniversario del tragico disastro del Vajont, avvenuto il 9 ottobre 1963, che costò la vita a quasi 2.000 persone. Le iniziative legate a questa ricorrenza puntano a raggiungere diversi scopi sul territorio nazionale: ricordare le vittime del Vajont e di altre gravissime catastrofi italiane legate all’azione o all’omissione umana; sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di tutelare l’ambiente e il territorio; coinvolgere attivamente le scuole di ogni ordine e grado in attività, incontri e riflessioni per sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi legati all’alterazione degli equilibri idrogeologici e ambientali.
La dinamica dell’evento
Il disastro del Vajont è stata una catastrofe industriale e ambientale consumatasi la sera del 9 ottobre 1963 alle ore 22:39 al confine tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Un’immensa frana si staccò dal Monte Toc e precipitò nel bacino artificiale creato dalla Diga del Vajont, provocando un’ondata gigantesca che scavalcò lo sbarramento e rase al suolo l’abitato di Longarone e diverse frazioni limitrofe, causando la morte di 1.917 persone. Nel 2008 l’Unesco ha definito questo tragico evento come un esempio emblematico di “disastro evitabile”, causato dalla negligenza umana e dal fallimento nel valutare correttamente il rischio idrogeologico.
I danni causati dall’incuria in Asia
Qualcosa di simile è accaduto questa estate quando una catastrofica alluvione lampo ha devastato la regione di confine tra il Tibet e il Nepal causando oltre 1.300 vittime e migliaia di dispersi. Una massa di ghiaccio e roccia si è staccata dalle alte quote, il crollo ha bloccato i fiumi creando dighe naturali di fango e detriti, la cui rottura ha generato onde distruttive lungo le valli sottostanti.













