Giovani e lockdown: «Riscoprirsi uguali oltre i limiti»

di Giovanna Canale – «Ci hanno tolto tutto», «Finalmente posso dormire di più», «Mi mancano i miei amici», «Ho più tempo per fare quello che mi piace«, «Ho bisogno di uscire», «Ho iniziato a parlare di più con i miei», «Ho paura»… Queste sono solo alcune delle innumerevoli voci di adolescenti che ho potuto ascoltare durante il lockdown: incredulità, senso di vuoto, ansia, ma anche capacità di adattarsi e di attendere. Ho visto sguardi tristi o smarriti accanto a sguardi che non hanno perso, nonostante tutto, l’energia e l’entusiasmo di questa meravigliosa età. I nostri adolescenti, come tutti noi d’altronde, sono stati messi a dura prova di fronte all’inatteso virus che ha sconvolto i piani e ha rivoluzionato l’ordinario e le reazioni sono state tra le più disparate: chi ha vissuto la quotidianità con maggiore agitazione, chi si è sentito paradossalmente più libero, chi si è chiuso troppo in se stesso, chi invece ne ha approfittato per dedicarsi a qualcosa o a qualcuno che trascurava da tempo, chi ha conosciuto il dolore o chi lo ha visto negli occhi degli altri. Insomma, non è facile sintetizzare il vissuto emotivo di un’esperienza così forte e peculiare qual è quella della pandemia, forte perché ti mette dinnanzi a ciò che ti supera e che sfugge al controllo, peculiare perché ti impone un immediato e necessario cambiamento di vita; tuttavia, se penso a parole come “limite” e “tempo” riconosco in esse un significato ed un valore decisamente rinnovati da quanto accaduto. L’adolescente dinnanzi al limite, al confine, a ciò che lo ingabbia o che lo vincola non può che ribellarsi; ma il suo titanismo, frenato inevitabilmente dall’eccessiva grandezza del nemico, cede subito il posto a sentimenti come la rabbia, la frustrazione, la tristezza nel toccare con mano la fragilità propria e altrui: ecco, dunque, il primo punto da cui ripartire, anzi – mi sento di poter dire – ecco il punto da cui siamo già ripartiti durante il lockdown. Cos’è il limite e come si affronta e chi è chiamato a misurarsi con esso? Ci si riscopre uguali nell’humanitas, fragili tutti ma tutti chiamati a leggere con intelligenza questo tempo storico certamente difficile e delicato, questo tempo che ci è dato e del quale siamo responsabili, un tempo, cioè, che chiede delle risposte concrete, nello stile di vita, nelle relazioni, nelle nostre personali scale di valori. Un tempo in cui occorrono coraggio e duttilità: sì, perché non basta solo il desiderio di ripartire, ma serve anche la forza di farlo quando ancora non siamo approdati alla riva, quando le cose di prima non possono più essere immaginate del tutto come prima e allora servono nuove prospettive, nuovi punti di osservazione. I nostri adolescenti devono sentire che tutto questo è possibile! E lo è nella misura in cui, pur educandoli, come è giusto, ad un’etica della corresponsabilità che implica (a maggior ragione adesso!) il rispetto di precise regole, ci lasciamo contagiare dalla natura generativa e creatrice propria della loro età, refrattaria agli schemi e prepotentemente libera, capace di voli impensati.

 

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