Il saggio “Medioccidente” di Giuseppe Lupo, docente di Letteratura italiana all’Università Cattolica di Milano, si inserisce nel dibattito sulla crisi attuale dell’Occidente. Di fronte a uno scenario globale caratterizzato da incertezza e smarrimento istituzionale, l’autore propone una riflessione sulla necessità di ripensare i modelli culturali e sociali di questa vasta area. Attraverso l’analisi di città simbolo, correnti di pensiero e figure storiche, il volume indaga la possibilità di un nuovo spazio, definito appunto Medioccidente, fondato sulla contaminazione, sull’incontro tra diverse identità e sulla condivisione di valori radicati nella tradizione cristiano-sociale, riletti in chiave laica.
Lo smarrimento dell’Occidente e la necessità di un nuovo paradigma
L’Occidente (area politica e culturale che comprende parte dell’Europa e dell’America) vive nello smarrimento più totale, a causa della liquefazione delle vecchie regole che qualcuno (il presidente americano Trump, ma non solo) ha disdettato, con la logica della manomissione: una forzatura, anche quando è presentata come atto legittimo. Guardando sgomenti allo scenario che è davanti ai nostri occhi (le guerre, anzitutto) , in molti cominciano a pensare che non è più tempo di restare immobili, e continuare a vivere una lenta agonia del mondo; ragion per cui, analisti, studiosi, filosofi, scienziati, più che politici, hanno cominciato a riflettere su che fare di fronte al disastro, e sulla necessità di cercare un’altra maniera di essere occidentali, consci che qualcosa è andato storto, in quella zona geografica [Occidente] di volta in volta definita area politica o culturale, soprattutto in riferimento all’opposto termine Oriente.
Il saggio di Giuseppe Lupo: l’ipotesi di un continente nuovo
Un interessante e originale contributo al dibattito in corso viene da uno studioso italiano, Giuseppe Lupo, professore di Letteratura italiana all’Università’ Cattolica di Milano, lucano di Atella di origine, autore di “Medioccidente” (Marsilio editore, pagine 184, euro 18) : saggio in cui si accarezza l’ipotesi di un continente “nuovo”, capace di correggere gli errori che hanno portato al declino dell’Occidente. Dov’è il “Medioccidente” (scritto così, tutto unito, che è cosa diversa da Medio Occidente, che significa un’altra cosa) non è facile individuarlo, ma da qualche parte esiste, dice Lupo, e bisogna cercarlo o inventarselo.
Le città simbolo e l’identità costruita sulle contaminazioni
Cercarlo, per esempio nelle metropoli e città dove si possono riconoscere i segni di un Oriente non finito e di un Occidente non cominciato: Venezia, Praga, Budapest, Trieste, Bari, Matera, Palermo, Napoli, Istanbul, Lisbona; tutte possibili capitali del Medioccidente immaginato. Qualcuno dirà – osserva Lupo – che Praga, Budapest e Trieste afferiscono più alla Mitteleuropa, ma accanto alla indubitabile matrice mitteleuropea coabita quella medioccidentale, e in ogni caso l’elenco ha un valore simbolico, perché tutte queste città citate hanno in comune una storia di contaminazioni; un’identità che si è costruita sugli innesti, senza esclusioni. Il Medioccidente, non è dunque soltanto una questione esclusivamente geografica. Ci sono altri aspetti, a cui affidarsi, per riconoscerne i caratteri: dalla storia all’antropologia, dall’economia alla letteratura, dalla filosofia alla teologia.
Le radici cristiano-sociali e uno spazio possibile per il futuro
Segni del Medioccidente – osserva Lupo – si possono trovare nelle idee; e cita Ivan Illich, don Lorenzo Milani, Danilo Dolci, le narrazioni di Senofonte e di Apollonio Rodio, l’utopia industriale di Adriano Olivetti, le figure di Gioacchino da Fiore o Celestino V, le proposte urbanistiche di Le Corbusier, il racconto di Marco Polo. E’ utopia l’idea di Medioccidente? Forse si, ma è anche uno spazio possibile, dove l’Occidente in crisi si può ridisegnare, non in termini geopolitici, ma ripensando i rapporti non all’insegna della forza e della tecnologia, ma guardando alla condivisione di valori e avendo come modello le radici cristiano-sociali declinati in termini laici, buoni per tutti.













