Una tendopoli di serie A e una di serie B. Una di fronte all’altra. A San Ferdinando, piana di Gioia Tauro. La prima con tende nuove, ignifughe e con impianto elettrico, moduli con servizi igienici, docce e mensa, e perfino chiesa e moschea. La seconda – in realtà una baraccopoli – con tende deteriorate, fili elettrici volanti, bagni e docce scassate. La prima ospita circa 500 lavoratori migranti, il massimo della capienza.
I lavori per la nuova struttura sono cominciati nel luglio 2016 con l’intenzione di finire entro l’autunno per l’arrivo dei lavoratori migranti stagionali. Ma tra errori, ritardi e scelte discutibili sulle quali sta indagando la magistratura, per mesi il cantiere è fermo. Intanto la vecchia tendopoli cresce a dismisura circondata da centinaia di baracche: più di duemila persone rispetto alle 400 previste quando venne realizzata nel 2010, dopo la rivolta dei migranti contro lo sfruttamento. Mentre le bellissime nuove tende, già acquistate, restano in magazzino. Finalmente i lavori riprendono, grazie soprattutto al forte impegno dalla Protezione civile regionale, ma solo il devastante incendio che il 2 luglio incenerisce centinaia di baracche dà una forte accelerazione. È anche il momento più favorevole, perché d’estate i braccianti si spostano in Puglia e Sicilia per le raccolte.
Forse, sospettano gli investigatori, ci sono altri interessi poco limpidi. Oltretutto coi nuovi arrivi sono ormai più di 300. E chissà quanti ne arriveranno. Questa volta le mediazioni non hanno buon esito. Tutto rimandato all’anno prossimo. Per quest’anno due tendopoli. Ma non è una bella notizia.













