Ai Overview: In occasione del sessantacinquesimo compleanno di Michael J. Fox, volto simbolo del cinema anni ’80 grazie alla saga di “Ritorno al Futuro”, ripercorriamo la sua decennale convivenza con il morbo di Parkinson. Diagnosticatagli nel 1991, all’età di 29 anni, la patologia ha spinto l’attore canadese a fondare nel 2000 l’omonima fondazione, oggi ente di primario rilievo nel finanziamento della ricerca scientifica sulle malattie neurodegenerative. La sua esperienza privata e pubblica accende i riflettori non solo sull’importanza del progresso medico e diagnostico, ma anche sul ruolo centrale ricoperto da familiari, caregiver e dalla comunità nel supportare chi vive una condizione di progressiva fragilità clinica, evidenziando come la cura si estenda oltre le terapie farmacologiche per abbracciare l’assistenza umana e psicologica quotidiana.
La diagnosi precoce e la fondazione per sostenere la ricerca scientifica
Chi tra i nati negli anni 80 non ha visto “Ritorno al Futuro”? Ebbene, oggi, 9 giugno, il protagonista Michael J. Fox compie 65 anni, l’attore canadese che per molti resta il volto giovane di Marty McFly, il ragazzo che nella celebre pellicola degli anni 80 correva avanti e indietro nel tempo…nella sua vita reale, invece, ha dovuto fare i conti con una malattia neurodegenerativa diagnosticata quando aveva appena 29 anni: la diagnosi del Parkinson, infatti, è arrivata nel 1991 e per alcuni anni Fox ha deciso di viverla in riservatezza, come spesso accade quando si riceve una notizia che cambia la percezione sia del presente che del futuro. Molto tempo più tardi ha deciso di rendere pubblica la sua condizione e di utilizzare la sua notorietà come uno strumento di sensibilizzazione, creando nel 2000 la Michael J. Fox Foundation con lo scopo di sostenere la ricerca tanto da diventare uno dei principali punti di riferimento per il finanziamento degli studi sulla malattia.
L’impatto clinico sulla quotidianità e il ruolo silenzioso dei caregiver
La malattia entra nella vita quotidiana, incide anche sui gesti normali e dà vita a vicende personali diverse perché, accanto alla persona malata, ci sono medici e fisioterapisti, familiari e caregiver, che spesso sostengono in silenzio il peso della quotidianità: non c’è dubbio che le malattie neurodegenerative ci pongano dinanzi alla domanda scomoda di come assistere chi vive una condizione di fragilità progressiva nella consapevolezza che il Parkinson e le altre patologie neurologiche richiedono ricerca e diagnosi tempestive, sostegno psicologico e attenzione concreta alle famiglie… i bisogni di chi è costretto a convivere con una malattia che cambia lentamente sia il corpo che la mente non possono essere soddisfatti soltanto attraverso le terapie.
L’esposizione pubblica come strumento di sensibilizzazione e cultura della cura
Nella storia di Michael J. Fox è emerso quanto sia importante il coinvolgimento della comunità in cui si vive da cui discende quella responsabilità comune che ci permette di capire come la raccolta fondi e il sostegno agli studi contribuiscono a tenere alta l’attenzione su una patologia per la quale oggi non esiste ancora una cura definitiva. I farmaci e la riabilitazione possono migliorare la qualità della vita, la ricerca è chiamata a sperimentare strade nuova per costruire quella speranza concreta dove il lavoro scientifico si incontra con la cultura della cura. La vita dell’attore canadese, peraltro, ci spinge ad affrontare il tema spinoso della dignità di una vita che cambia e Fox, attraverso la sua esposizione pubblica, ha aiutato molti a guardare al Parkinson con meno paura: il suo cammino ci consegna l’insegnamento importante secondo il quale una persona non coincide mai con la propria diagnosi, anche quando la malattia diventa visibile e molto invalidante. Il compleanno di Michael J. Fox è l’occasione per guardare alle malattie neurodegenerative partendo da un volto noto e arrivando ai tanti volti meno conosciuti che ci aiutano capire che la cura non è soltanto un fatto medico…è presenza che si accompagna all’ascolto, è assistenza che si accompagna alla pazienza quotidiana.













