Avvenire di Calabria

Maria la madre di Dio donna per eccellenza

Icone e femminilità, una riflessione di suor Mirella Muià

Un viaggio nella simbologia dell'arte

Redazione Web

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La Madre di Dio , icona della Donna secondo il disegno d’amore del creatore, raffigura il mistero della salvezza della condizione umana : il Figlio, che compie questa salvezza secondo la volontà del Padre,ha rigenerato la creatura umana, e il modello compiuto di questa creazione nuova è la sua stessa Madre. Nella tradizione iconografica, in Maria è la sintesi dell’universale umano,della Chiesa, sposa dell’Agnello, e di ogni creatura nella sua personale relazione con Dio. Ogni altra figura di santità al femminile è contenuta nel modello mariano, perché esso è l’icona della Donna. Consideriamo, come modello di riferimento, l’icona della Vergine del Segno, che corrisponde alla profezia di Isaia 7,14:” Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio,che sarà chiamato Emmanuele (Dio con noi)” . Quel Figlio, nell’icona è iscritto in un nimbo d’oro, che è il cuore stesso di Dio,a sua volta inserito nella figura femminile in modo da esserne il centro. Infatti il luogo della sua inabitazione non è il grembo soltanto, ma il cuore stesso della Donna, la centralità della sua persona. La Madre , nel suo stesso essere una persona storica, Maria di Nazaret, si dilata alla dimensione universale della creatura umana, per aver accolto e portato nel mondo il Verbo della Vita, e nello stesso tempo raffigura la primizia della redenzione, la Chiesa, nel suo essere dimora e ostensorio. In quanto nuova arca santa, la Chiesa dunque – come ci mostra la figura mariana – non rinchiude in se stessa il Signore della gloria come in un cerchio magico ed esclusivo, ma lo presenta e lo offre al mondo. In questo, l’icona manifesta la vocazione della creatura “donna”: creata da Dio non dalla terra arida – ‘adamà’ – ma a partire dalla stessa carne vivente di Adamo, viene condotta dal Signore in persona all’uomo dormiente, per essere per lui il segno visibile dell’amore divino (Gen 2,22). E questo segno è l’Emmanuele, presenza della Gloria nel mondo. Di questa presenza è portatrice e ostensorio la Chiesa nel suo essere la Donna. Nella tradizione orientale, le icone mariane non presentano l’abbraccio della Madre e del Bambino secondo la natura, ma secondo la vocazione di quella natura che viene spesso confusa con quell’ affettività possessiva che ci è molto familiare, e che è in realtà il segno della caduta. La piena vocazione della donna – essere nel mondo l’icona dell’amore di Dio per tutto l’umano – si manifesta nel portare il mistero di Dio come centro vivente di sé, non per se stessa ma per ogni creatura. Ecco perché nella relazione fra la Madre e il Figlio, l’iconografia non ci presenta mai un abbraccio chiuso su se stesso, ma aperto verso chi contempla l’icona, verso lo spazio umano e il tempo della storia, per indicare che il fine di ciò che contempliamo è la sua consegna a ogni creatura umana, nella vocazione che si compie finalmente nel trasmettere il dono ricevuto. 

 Mirella Muià

Articoli Correlati

Donne vittime di violenza e il coraggio di cambiare vita

«Una casa che cura», la ”Reghellin” resta un episodio isolato di protezione sociale presente sul territorio. Ce lo racconta una delle fondatrici, Nella Restuccia. Parlando delle tante donne, Nella dice:
«La Casa ha visto le loro lacrime e curato le loro ferite».

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.