Ai Overview: A oltre cento anni di distanza dai fatti che segnarono il passaggio politico cruciale verso la fine del sistema parlamentare libero, la Camera dei Deputati è intervenuta per mantenere visibile la memoria dell’ultimo intervento in Aula di Giacomo Matteotti. L’assegnazione permanente del banco numero 14, unita all’apposizione di una targa al posto della consueta seduta per i parlamentari in carica, traccia nel luogo fisico il ricordo della formale denuncia delle irregolarità elettorali. La decisione delle istituzioni si inserisce nella cornice della ricorrenza del 10 giugno, data in cui si ripercorre storicamente il sequestro e il successivo omicidio del segretario del Partito Socialista Unitario, uno snodo che determinò in pochi mesi il ritiro delle opposizioni e la successiva svolta autoritaria del Paese.
L’iniziativa a Montecitorio e la targa commemorativa
Il banco numero 14 dell’Aula di Montecitorio da qualche settimana è stato intitolato in modo permanente a Giacomo Matteotti. Da quella postazione, il deputato socialista tenne il suo ultimo discorso il 30 maggio 1924 prima di essere assassinato. Il seggio non sarà più assegnato ad alcun parlamentare, al suo posto una targa commemorativa: «Da questo banco il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò lo storico discorso del 30 maggio 1924, in difesa del libero Parlamento e contro le intimidazioni e le violenze fasciste, che gli sarebbe costato la vita». Domani 10 giugno (1924) la storia italiana ricorda proprio l’omicidio di Giacomo Matteotti per mano fascista e l’instaurazione della dittatura di Benito Mussolini.
Il percorso politico e il discorso di denuncia alla Camera
Nato in una famiglia benestante del Veneto, si laureò in giurisprudenza a Bologna. Giovanissimo aderì al Partito Socialista Italiano, distinguendosi per le sue posizioni pacifiste durante la Prima Guerra Mondiale. Fu nel 1922 che guidò la scissione riformista per dare vita al Partito Socialista Unitario (Psu), di cui divenne segretario. Tra i più rigorosi e documentati oppositori del regime mussoliniano che si affacciava in quegli anni, ne denunciò le violenze. Era il 30 maggio 1924 quando Matteotti prese la parola alla Camera dei Deputati per contestare i risultati delle elezioni politiche dell’aprile precedente denunciando brogli elettorali in tutta Italia causati dalle violenze e le intimidazioni della milizia fascista che avevano impedito il regolare voto dell’opposizione. Quindi l’invalidità della legge Acerbo e della composizione della nuova Camera. Cosciente del rischio che correva terminò dicendo: «Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».
Il rapimento, le reazioni politiche e l’inizio della dittatura
Il 10 giugno 1924, Matteotti venne rapito a Roma da una squadra fascista, fu accoltellato a morte all’interno di un’auto e il suo corpo venne ritrovato solo due mesi dopo, il 16 agosto, nel bosco della Macchiarella a Riano. L’omicidio scosse profondamente l’opinione pubblica e aprì la più grave crisi politica del primo governo Mussolini. I deputati dell’opposizione abbandonarono il Parlamento per protesta, sperando inutilmente in un intervento del re Vittorio Emanuele III. Di fatto il 3 gennaio 1925 superata la crisi, Mussolini si assunse la «responsabilità politica, morale e storica» del delitto in un famoso discorso alla Camera, decretando la fine della democrazia e l’inizio della dittatura fascista.













