Il «chiasso» della rete che soffoca la spiritualità

Tra fake news e trappole social si corre il rischio di «vivacchiare» anziché vivere

La rete può diventare fonte di violenza. Lo dice il Papa nell’Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate.

«Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia». «Le forme di comunicazione rapida possono essere un fattore di stordimento», aggiunge il Papa, preoccupato soprattutto per i giovani «esposti a uno zapping costante».

Queste riflessioni di Bergoglio aprono due scenari.

Il primo, quello delle Fake news che, oltre la disinformazione, alimentano anche «diffamazione e calunnia». Con la comunicazione diramata giovedì scorso da Bruxelles, dopo la vasta consultazione pubblica condotta dalla commissaria Mariya Gabriel su incarico del presidente Juncker a partire dal novembre 2017, arriva anche la conferma di quanto sia ormai forte la consapevolezza della gravità della questione. Viene finalmente formulata una definizione chiara del fenomeno: fake news è una «informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico». E quello che pare interessante, ma non sufficientemente tematizzato, è che per la prima volta – pubblicamente, anche se non del tutto esplicitamente – viene messa in questione l’equazione «vero è ciò che funziona» o «ciò che serve allo scopo va bene». Resta da capire come verrà risolto il problema delle fake news sul web, ma nessuna procedura, per quanto ben congegnata, rende immuni da questo rischio: si potrebbe portare l’esempio di ambiti in cui i protocolli che dovrebbero garantire la qualità sono ormai consolidati, come quello della produzione scientifica delle università, e i deludenti risultati a fronte dell’enorme appesantimento burocratico, ma questo è solo uno dei tanti casi. Il secondo scenario aperto dalle parole del Papa è quello dei giovani «esposti a uno zapping costante». I giovani di oggi hanno un disperato bisogno di interiorità, di imparare a riflettere e produrre pensiero, anche pensiero critico, sul mondo che li circonda e che tende a saturarli di stimoli e di immagini, di eccitazione e di sensazioni senza mai aiutarli invece a costruire i significati e a dare senso a ciò da cui la loro vita è invasa. Il fatto che siamo sempre immersi in suoni, rumori, esperienze digitali e che tutto sia così accelerato da succedere ancora prima di riuscire a pensare ciò che realmente desideriamo che accada, rappresenta un ostacolo non indifferente nel coltivare la nostra interiorità.

Forse servirebbe una vera e propria cura del silenzio, i ragazzi devono reimpossessarsi di uno spazio e di un tempo che non sono già riempiti, che non sono già pensati da altri, all’interno dei quali mettere in gioco la parte di loro che va alla ricerca dell’essenza e del mistero che regola le nostre vite.

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