Il coraggio non si può archiviare

di Nuccio Barillà * – Ventidue anni. Questo è il tempo infinito che connota l’ostinata battaglia di Legambiente alla ricerca della verità sulla morte del capitano di corvetta della capitaneria di porto di Reggio Calabria, Natale De Grazia. Il giovane ufficiale, trentanove anni da compiere, fisico perfettamente sano e atletico, morì in circostanze decisamente poco chiare, nella notte tra il 12 e 13 dicembre 1995, mentre, con autovettura sotto copertura, insieme ad altri due inquirenti, si recava in missione a La Spezia. Chiamato a far parte del pool dell’inchiesta sulle navi a perdere «per le sue competenze straordinarie in fatto di navigazione», De Grazia in pochi mesi ne era diventato la punta di diamante.
Accanto al suo senso del dovere, trasferiva nell’impegno investigativo soprattutto il suo amore sconfinato per il mare. Quella di La Spezia era una missione importante, forse decisiva. Si era in una fase cruciale, probabilmente ad un passo dalla verità su alcune terribili vicende di navi dolosamente affondate e sul traffico di scorie radioattive. La tensione si avvertiva.
Il tecnico Natale De Grazia era probabilmente il più esposto di tutti. A La Spezia avrebbe dovuto eseguire dei riscontri forse determinanti sulle navi più al centro dell’interesse investigativo (la Rosso, la Rigel ma anche sulla motonave Latvia). La morte improvvisa del Capitano reggino, verificatasi mentre era in macchina, fu “archiviata” come conseguenza di infarto al miocardio.
Furono eseguite due autopsie, affidate incredibilmente sempre alla stessa inesperta specialista: l’esito non aveva convinto nessuno. 17 anni dopo ( Il 5 febbraio 2013) la svolta clamorosa. Dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul “caso De Grazia”, sulla base di una nuova perizia affidata a un luminare, viene fuori – con motivazioni «analiticamente motivate e scientificamente inattaccabili» – che la morte del coraggioso capitano non fu determinata da cause naturali, ma da causa tossica, che equivale all’avvelenamento.
Così, finora, si è lasciata sfumare la possibilità di fare luce sulla pagina più buia e amara della vicenda delle cosiddette navi radioattive. Si è rinunciato, di fatto, a provare a dare nomi e volti agli autori di quelle «pressioni e atteggiamenti ostili» di cui parlò , il 24 giugno del 2004, l’allora Presidente della Repubblica Ciampi, nell’assegnare la medaglia d’oro alla memoria al fedele servitore dello Stato Natale De Grazia.
Noi non ci rassegniamo. Continueremo a chiedere giustizia e verità: non sopportiamo che il caso De Grazia rimanga «tra i misteri irrisolti del nostro Paese» e siamo convinti che lo Stato Italiano abbia il dovere di non rinunciare a tentare di individuare gli ispiratori ed esecutori di quell’ormai quasi certo delitto. Pensando a lui,– al suo esempio (utilizzo le parole di un suo amico–collega, Vittorio Alessandro) – «mi piacerebbe rassicurarlo, dirgli che stiamo lavorando proprio sulle cose che più gli stavano a cuore. E che facciamo certamente fatica, ma ci proviamo ad essere generosi e appassionati come lui».
* presidente Legambiente Rc

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