Il cursore del mouse diventa intelligente, arriva il nuovo PC di casa Google

Intelligenza artificiale

Google rinnova la propria offerta tecnologica puntando sull’integrazione strutturale dell’intelligenza artificiale nei dispositivi di uso quotidiano e nell’infrastruttura globale. Durante l’evento Android Show, l’azienda ha presentato i nuovi Googlebook, computer portatili dotati del sistema Gemini e di funzionalità inedite come il Magic Pointer, pensati per unire gli ecosistemi Android e ChromeOS. Le novità di Mountain View, tuttavia, non si limitano all’hardware di consumo: i progetti in cantiere spaziano dalle trattative per la realizzazione di datacenter orbitali in collaborazione con SpaceX, fino agli investimenti miliardari della controllata Isomorphic Labs per la ricerca in ambito medico e farmaceutico. Nel frattempo, le politiche di adozione dell’Ia sul posto di lavoro sollevano nuovi interrogativi sulle dinamiche interne aziendali, come dimostra il caso dei dipendenti Amazon, spinti a massimizzare artificialmente l’utilizzo dei nuovi strumenti digitali pur di scalare le classifiche interne di produttività.

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I nuovi Googlebook e le funzionalità del sistema Gemini

Prima dell’avvento dell’Ai il cursore del computer era un semplice puntatore, una freccia bianca su sfondo blu che non faceva altro che indicare, adesso, invece, Google ha deciso di rivoluzionare anche la “freccia amica” che ci aiuta a rendere a portata di mano il mondo digital. All’evento Android Show, infatti, l’azienda di Mountain View ha presentato i Googlebook, una nuova categoria di computer portatili progettati attorno a Gemini, il sistema di intelligenza artificiale proprietario. La novità più curiosa si chiama Magic Pointer (puntatore magico): basta muovere il cursore su un elemento dello schermo — una cartella, la data di un’email, un’immagine, un testo — perché il sistema suggerisca azioni contestuali…una sorta di assistente che osserva ciò che si guarda e propone il prossimo step. I Googlebook, realizzati in collaborazione con Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo, arriveranno nei negozi in autunno e rappresentano la fusione tra il sistema operativo Android e ChromeOS, la piattaforma che finora animava i Chromebook…la funzione Create My Widget (crea il tuo widget) permette di generare con un comando vocale o testuale pannelli personalizzati sulla scrivania digitale, capaci di raccogliere informazioni da Gmail, dal Calendario e dal web in un unico riquadro. Gemini Intelligence, questo il nome della piattaforma, funzionerà anche su smartphone, smartwatch, occhiali per la realtà aumentata e automobili con Android Auto, dove sarà possibile persino ordinare cibo durante la guida tramite DoorDash…le prime funzionalità saranno disponibili in estate sui dispositivi Pixel e Samsung Galaxy di ultima generazione. Chiaramente Google si sta muovendo con anticipo rispetto ad Apple, che ancora non ha svelato la sua attesissima revisione dell’assistente Siri.

Project Suncatcher: l’ipotesi dei datacenter nello spazio

Ma la giornata di ieri ha riservato anche notizie più sorprendenti. Secondo il Wall Street Journal, Google starebbe trattando con SpaceX di Elon Musk per lanciare in orbita prototipi di datacenter spaziali; il progetto, chiamato internamente Project Suncatcher (letteralmente «acchiappa-sole»), punta a sfruttare l’energia solare nello spazio per alimentare l’infrastruttura necessaria ai calcoli dell’Ia. Google, che detiene una partecipazione del 6,1% in SpaceX grazie a un investimento di 900 milioni di dollari nel 2015, prevede di lanciare i primi satelliti sperimentali entro il 2027. Sam Altman, il fondatore di OpenAI, ha definito l’idea dei centri dati orbitali «ridicola», sostenendo che non avranno impatto su larga scala, almeno in questo decennio…vedremo chi ha ragione, lo scopriremo solo vivendo cantava Battisti.

L’applicazione degli algoritmi nella ricerca medica

Sul fronte della ricerca medica, Isomorphic Labs — società nata nel 2021 come costola di Google DeepMind e guidata dal premio Nobel Demis Hassabis — ha raccolto 2,1 miliardi di dollari per sviluppare il proprio motore di progettazione farmaceutica basato sull’Ia…i primi farmaci progettati interamente con l’intelligenza artificiale dovrebbero entrare in sperimentazione clinica entro la fine dell’anno.

Il caso Amazon e gli effetti imprevisti sul lavoro

Intanto, dall’altra parte del Pacifico, Amazon offre un caso studio su come le buone intenzioni possano produrre effetti imprevisti: l’azienda di Jeff Bezos ha fissato l’obiettivo di “costringere” oltre l’80% dei propri sviluppatori a utilizzare strumenti di Ia ogni settimana, classificando gli usi attraverso classifiche interne. Il risultato, raccontato dal Financial Times, è un metodo che i dipendenti hanno battezzato tokenmaxxing (massimizzazione dei token, le unità di calcolo elaborate dall’Ia): alcuni lavoratori utilizzano lo strumento interno MeshClaw per compiti inutili, al solo scopo di scalare la classifica: «C’è una pressione enorme a usare questi strumenti», ha confermato un dipendente al quotidiano britannico… Amazon, lato suo, ha precisato che i dati di consumo non influiscono sulle valutazioni delle prestazioni, ma ha poi ridotto la visibilità delle statistiche. È la legge di Goodhart: quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura. E nessuna intelligenza, artificiale o meno, sembra immune da questa trappola.

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