Vai al contenuto
  • 17 Giugno 2026
Accedi
Abbonati
Pentedattilo

Estate in Calabria, cosa fare a Pentedattilo: dal Sentiero dell’Inglese al Film Festival

  • Giugno 17, 2026
Pentedattilo

Estate in Calabria, cosa fare a Pentedattilo: dal Sentiero dell’Inglese al Film Festival

17 Giugno 2026
Don Italo Calabrò

Don Italo Calabrò, il prete che chiamava i poveri “padroni”

16 Giugno 2026
energie rinnovabili

Giornata mondiale del vento, l’eolico cresce ma in Italia frenano le autorizzazioni e gli impianti offshore

15 Giugno 2026
Logo Avvenire di Calabria
Facebook-f X-twitter Youtube Instagram Linkedin Telegram Whatsapp Threads Spotify Spreaker Spreaker Streamline Icon: https://streamlinehq.com Spreaker

Home » Il libro del Qohelet, prova di fede «audace»

Banner Siamo su Whatsapp, clicca per unirti al nostro canale
  • CHIESA IN CALABRIA, VITA ECCLESIALE

Il libro del Qohelet, prova di fede «audace»

  • Redazione Web
  • 16 Febbraio 2021

di Augusto Sabatini – L’8.2.2021, su iniziativa dell’Ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, della Commissione Ecumenica Regionale Calabra, del gruppo MEIC e della Sezione del S.A.E.-Segretariato Attività Ecumeniche di Reggio Calabria, per l’occasione della XXXII Gionata di dialogo tra Cattolici ed Ebrei ha avuto luogo su piattaforma Zoom un incontro di studio e riflessione sul tema Il libro del Qohelet. Testimonianza di una fede “audace”, con la partecipazione della prof. Elena Lea Bartolini De Angeli, docente di Giudaismo ed Ermeneutica ebraica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose e l’Università Cattolica di Milano, nonché docente invitata presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e presso la cattedra di Dialogo tra le culture della Diocesi di Ragusa, che dirige la collana “Studi giudaici” per la casa editrice Effatà e cura la rubrica “Judaica” per la rivista Terrasanta.
Protagonisti in collegamento ben 82 account (di cui almeno quattro aperti a consentire la partecipazione di più persone in presenza contestuale), dopo la presentazione – sia della relatrice, sia del testo biblico in rilievo – a cura di d. B. Verduci (per l’Ufficio diocesano competente) ed i saluti dei rappresentanti degli enti co-organizzatori dell’evento, Maria Tripodi (per il MEIC) e Gigliola Pedullà (per la sezione del S.A.E. di Reggio Calabria), è stato letto in apertura il testo di Qohelet 3, 1-20.
La relatrice, studiosa assai titolata nel dibattito teologico e scientifico sull’AT (in quanto autrice di numerosi saggi scientifici di altro profilo e valore) e figura particolarmente attiva nel dialogo ebraico-cristiano – ha esordito porgendo la propria solidarietà alla memoria di Amos Luzzatto, vittima domenica 7 febbraio di “antisemitismo telematico” in occasione dell’incontro (promosso dal S.A.E. con la Comunità Evangelica Luterana ed il Beit Casa della Cultura Ebraica di Venezia) oltraggiato dal blitz di hacker che hanno immesso in rete immagini di Hitler, bestemmie, slogan antisemiti, scene pornografiche e varie altre forme di disturbo dell’evento.
Illustrando con particolare cura, speciale conoscenza e rara chiarezza prima il contesto storico e letterario della redazione del libro e quindi i suoi fondamentali temi spirituali, la prof. Bartolini De Angeli– proponendo in comparazione tra loro sia la traduzione CEI 2008 sia la propria quanto ai passaggi più significativi del testo – ha chiarito innanzi tutto che l’autore presenta sé stesso come un re d’Israele, nella tradizione Salomone, che ha impegnato il suo cuore a ricercare (= compito sciagurato …) ciò che accade “sotto il cielo”, ossia il senso della storia sociale e individuale nelle sue dinamiche, e che parla però, anche per esperienza personale, non solo “dal cielo in giù” (come ogni profeta), ma anche di ciò che è “oltre il cielo”, ossia dell’identità stessa di Dio. E parla di Elohim, cioè del “Dio di tutti”, che si rivela non solo al popolo eletto ed ai suoi credenti ma all’umanità intera, in una dimensione universale.
La parola chiave, che ritorna come refrain nel libro, *hevel (che è anche il nome di Abele), indica ciò che è destinato a svanire, a passare. E tutto ha questo destino, nella concezione dell’uomo e della vita di Qohelet, sicché il problema esistenziale fondamentale – per ogni uomo e donna, di ogni tempo e di ogni luogo – da lui indagato è quello del Sal 44: perché “l’uomo è simile ad un soffio” ed “i suoi giorni sono come ombra che passa”?
L’esito di questo percorso di ricerca sembra paradossale.
Qohelet, che ha dato il suo “cuore” (tutta la sua vita, ogni sua energia) per questo, scopre che quel qualcosa (il senso della vita) che con tanto impegno cercava di comprendere, alla fine, non può esser scoperto. È valsa la pena, allora, di tanto impegno?
L’esperienza della morte farebbe dire: no. Perché la finitezza è ciò che accomuna ogni vivente (sia umano, sia vegetale sia animale) e ciò è stato certamente voluto da Dio, che ha dato ad ogni organismo vivente un’unica *ruah (nel mondo semitico esiste un’unica dimensione, che accomuna corpo e spirito, e questa è detta vita e coincide appunto con la *ruah, ossia: l’alito, il respiro che è indice della vitalità; finita la *ruah, finiscono insieme sia corpo sia spirito. E non c’è resurrezione, pertanto).
Eppure, Qohelet dice che ugualmente la felicità è possibile e consiste nel “godersi” questa vita, ossia essere riconoscenti d’averla ricevuta da Dio in dono. E ciò può avvenire anche attraverso ciò che dà piacere (come il cibo, il vino, il fare e vivere cose piacevoli).
Inoltre, sovverte la concezione “retributiva” tradizionale, per cui se agisci bene sarai felice, se agisci male sarai ripagato con l’infelicità: tutto infatti ha un “suo” momento opportuno, sia la felicità sia l’infelicità. E questo non è da ricercare nel tempo cronologico (lo *zeman), che trascorre ineluttabilmente e nel suo dinamismo non è arrestabile né influenzabile, ma nell’*et (che potremmo chiamare il kairòs), ossia nell’occasione in cui si manifesta qualcosa del progetto di Dio sulla storia e sull’umanità che non solo è destinato a restare nella memoria, ma costituisce ciò che attraverso di essa forma la sapienza: uno spazio in cui è stata possibile una forma di conoscenza del senso della vita che, se colta e se custodita, diventa identità.
Qohelet ammonisce: come si potrebbe capire cos’è il dolore se non lo sperimentassimo? Ma perché questo avvenga bisogna saperlo “vivere”, ossia non cercare di evitarlo, ma “attraversarlo” ed “assimilarlo”. Ed esso non avrà l’ultima parola, se lo si comprende bene e nella sua essenza profonda.
Dunque, le esperienze spesso contraddittorie che segnano l’esistenza d’ognuno (ben 7 “polarità” si oppongono, nel cap. 3, 1-20) – opposti che, invece, in Dio non esistono – sono indispensabili all’uomo, per conoscere il senso d’essa.
Entrambe, sia quelle di segno positivo sia quelle di segno negativo, ci guidano infatti al riconoscimento della bellezza della creazione e del dono della vita. E se Dio ha voluto che fosse proprio così, la vita dell’umanità, un senso c’è sia in ciò che desideriamo (il bene) sia in ciò che invece avversiamo (il male).
Sarebbe come dire che anche nel tempo della sofferenza c’è una bellezza che potremo “vivere” (anche se, fino alla fine, non capiremo comunque la chiave del mistero della necessità – ovvero, dell’indispensabilità della compresenza – d’entrambe le esperienze per la nostra esistenza: quelle del bene e del male, della felicità e dell’infelicità). Bellezza che risiede nel fatto che Dio è più misericordioso che onnipotente, ha cioè un amore incondizionato per le sue creature che prevale su tutto e la sola fiducia in questo amore incondizionato può loro bastare, per attingere davvero la felicità.
In Genesi 1, 1-14 ed in Isaia 45, 7 si fa la stessa affermazione: a Dio, come dice pure Giobbe, dobbiamo esser capaci di ricondurre tutto. Anche il mistero della necessità del male, che nella creazione è stato previsto ed attuato (e di cui, nel secondo giorno della creazione, non si dice che era “cosa buona”: v. Gn 1, 6-8).
Ma la grande lezione di Qohelet è ulteriore: essa consiste nell’insegnamento per cui Dio opta, nel rivelarsi, per il tipo del Dio “debole”, che lascia all’umanità l’esperienza del male e del peccato perché possa capire in essa chi è Lui veramente … E l’ebraismo non parla mai, a proposito, di peccato originale: se non fosse possibile sperimentare l’errore ed il peccato, non sarebbe infatti possibile conoscere cosa sia il bene!
Ed ecco, insieme, l’importanza nella vita dell’esperienza di comunità/comunione: se si è in due, la caduta dell’uno è compensata dalla forza dell’altro che lo fa rialzare. Ed anche due delinquenti possono aiutarsi ad uscirne, collaborando insieme nella fatica di risollevarsi dalle cadute.
In Qohelet 12 è forte, poi, l’invito ad imparare già negli anni delle maggiori energie e della vita più rigogliosa il senso del “ritorno finale” a Dio della *ruah che ci ha dato, e cioè che la precarietà non va vissuta in modo incosciente o contraddittorio, ma serio e coinvolto.
Perché sono proprio le contraddizioni della vita la via propria per crescere in sapienza. Ed i veri sapienti hanno sempre parole che testimoniano della verità di un Dio unico autore e creatore dell’umanità, che ogni uomo in ogni tempo e in ogni luogo potrà riconoscere per tale sia nelle prove e nelle desolazioni che nelle occasioni di serenità.
In proposito, molto bella è ad esempio per l’ebraismo la festa delle Capanne, perché ci vuole ricordare la precarietà e l’insicurezza, l’instabilità del vivere (le capanne sono provvisorie e spesso anche fragili o fatiscenti) ed insieme dirci che questo della precarietà e dell’insicurezza è anche il solo spazio in cui è possibile l’incontro tra Dio e gli uomini.
Così, poi, anche nel grido “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” possono trovarsi insieme sia la maledizione sia la benedizione, se si sa stare nella contraddizione d’una vita voluta comunque così da Dio creatore.
Pure l’ultimo avviso del libro è assai importante: fare molti libri e studiare molto non è sempre la via giusta per attingere alla sapienza e alla felicità.
E gioire, anche di cose semplici e materiali, non è affatto cosa sbagliata: perché in questa gioia la vicinanza a Dio (la capacità di capire chi è davvero Chi mi ha creato e di essergli riconoscenti, puramente e semplicemente, per averne avuto con la vita il dono) ci può essere davvero, e meglio e di più che in tante vie ascetiche o penitenziali.
Ma possiamo educare alla gioia solo nel momento in cui educhiamo al mistero della vita umana testimoniando che si può essere protagonisti della vita comunque vada a finire, perché l’alternanza luce/tenebre ha sempre una ragione e, se la cogli, ritrovi Dio accanto a te, anche nella contraddizione. Per cui non è importante, insomma, nel vivere attingere i “perché”, ma sperimentare i “come”.
La mistica ebraica, che molto ha analizzato e rivissuto l’insegnamento di Qohelet (anche in relazione a tragedie straordinarie per l’umanità, come quella della shoah), ha detto che chi fa del bene e rende la storia “migliore” non solo l’aiuta a redimersi ma riunificandone le scintille divine separate riconduce Dio stesso (coinvolto nel male storico e da esso ridotto a solo frammentarie epifanie) ad autentica unità. E questo è il vivere non soltanto sostando o cercando “sotto il sole”, ma anche guardando “oltre il sole”, che Qohelet propone ai veri credenti.
Ha concluso poi la relatrice rilevando che Qohelet è più utile di altri testi biblici non solo per aiutare il dialogo interreligioso, perché tocca il nervo scoperto di ogni fede (la ricomposizione in un senso vivibile delle polarità in contraddizione che scandiscono l’esistenza umana), ma anche come porta d’ingresso “altra” ad un più vero rapporto con Dio misericordioso (perché rivelatosi come debole e non come onnipotente).
Il nutrito dibattito successivo, anche nel corso del quale la gratitudine dei partecipanti è stata ben testimoniata alla prof. Bartolini De Angeli (per la sua acutezza e competenza), ha dato poi la misura della straordinaria necessità e bontà d’iniziative come questa non soso nella nostra Chiesa particolare, ma ovunque, perché dall’esperienza dell’aver molto imparato nasce riconoscenza per l’altrui responsabile e gratuita disponibilità e questa è chiave certa d’amicizia vera e seria, forse “sopra tutte” la via migliore che possa fiorire tra credenti di diverse fedi e farli cooperare per un mondo migliore da costruire.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Papa Leone

Enciclica Magnifica Humanitas: il significato della diaconia

17 Giugno 2026
Banca Generali a Reggio Ca

ESG: la biodiversità al centro degli investimenti sostenibili nell’evento di Banca Generali a Reggio Calabria

17 Giugno 2026
Intelligenza artificiale scuola

Intelligenza artificiale nella scuola: come affrontare i rischi e le nuove sfide della tecnologia per gli studenti

17 Giugno 2026
Pentedattilo

Estate in Calabria, cosa fare a Pentedattilo: dal Sentiero dell’Inglese al Film Festival

17 Giugno 2026
Copertina libro Kuhn

Trent’anni senza Thomas Kuhn, che fine ha fatto la parola che abbiamo consumato?

17 Giugno 2026
Desertificazione

Giornata mondiale della lotta alla desertificazione: i rischi per il suolo e le sfide del Mezzogiorno

17 Giugno 2026
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati

Enciclica Magnifica Humanitas: il significato della diaconia

17 Giugno 2026

ESG: la biodiversità al centro degli investimenti sostenibili nell’evento di Banca Generali a Reggio Calabria

17 Giugno 2026

Intelligenza artificiale nella scuola: come affrontare i rischi e le nuove sfide della tecnologia per gli studenti

17 Giugno 2026

Estate in Calabria, cosa fare a Pentedattilo: dal Sentiero dell’Inglese al Film Festival

17 Giugno 2026
Aula G
Intelligenza artificiale scuola

Intelligenza artificiale nella scuola: come affrontare i rischi e le nuove sfide della tecnologia per gli studenti

giovani estate

Disagio giovanile in estate: i medici mettono in guardia sui rischi del web

Progetto psicologo scolastico

Progetto psicologo scolastico: il bilancio del primo anno nelle scuole della Calabria

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email

Logo Avvenire di Calabria
Facebook-f X-twitter Youtube Instagram Linkedin Telegram Whatsapp Threads Spotify Spreaker Spreaker Streamline Icon: https://streamlinehq.com Spreaker

Sezioni

  • ATTUALITÀ
  • CULTURA
  • SOCIETÀ
  • VITA ECCLESIALE
  • CHIESA IN CALABRIA
  • EDITORIALI
  • Aula G
  • ATTUALITÀ
  • CULTURA
  • SOCIETÀ
  • VITA ECCLESIALE
  • CHIESA IN CALABRIA
  • EDITORIALI
  • Aula G
  • Spazio Genitori
  • Appunti di dottrina sociale
  • Il libro della settimana
  • Dagli Archivi
  • Human Prompt
  • Disconoscimento
  • Spazio Genitori
  • Appunti di dottrina sociale
  • Il libro della settimana
  • Dagli Archivi
  • Human Prompt
  • Disconoscimento

Link Utili

  • Abbonamenti
  • Cookie Policy (UE)
  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
  • Dichiarazione Accessibilità
  • Abbonamenti
  • Cookie Policy (UE)
  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
  • Dichiarazione Accessibilità

Copyright 2016-2026 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati Testata registrata al Tribunale di Reggio Calabria al numero 1 del 1981 | Direttore responsabile: Davide Imeneo Editore: Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Redazione: Via Cattolica dei Greci, 28/C – 89125 Reggio Calabria Powered by: Evermind Srl Società Benefit

Edizione 15-21 Giugno 2026
L’Avvenire di Calabria è una testata registrata al Tribunale di Reggio Calabria al numero 1 del 1981
ISSN 3103-5345
Direttore responsabile: Davide Imeneo | Editore: Curia arcivescovile di Reggio Calabria
Redazione: Via Cattolica dei Greci, 28/C, Reggio Calabria – redazione@avveniredicalabria.it
Luogo di Pubblicazione: Reggio Calabria | Periodicità: Settimanale online

Avveniredicalabria.it, tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Copyright 2016-2026 ©avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati
Powered by: Evermind Srl Società Benefit

Regolazioni di accessibilità

Offerto da OneTap

Per quanto tempo vuoi nascondere la barra degli strumenti di accessibilità?Per quanto tempo vuoi nascondere la barra degli strumenti di accessibilità?
Durata nascondi barra strumenti
Seleziona il tuo profilo di accessibilità
Modalità ipovedenti
Migliora la resa visiva del sito
Profilo sicuro contro le crisi
Elimina i lampeggi e riduce i colori
Modalità adatta all'ADHD
Navigazione focalizzata, senza distrazioni
Modalità cecità
Riduce le distrazioni, migliora la concentrazione
Modalità sicura per epilessia
Attenua i colori e blocca il lampeggio
Moduli contenuto
Dimensione carattere

Predefinito

Interlinea

Predefinito

Moduli colore
Moduli orientamento
Gestisci la tua privacy

Per fornire le migliori esperienze, noi e i nostri partner utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie permetterà a noi e ai nostri partner di elaborare dati personali come il comportamento durante la navigazione o gli ID univoci su questo sito e di mostrare annunci (non) personalizzati. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.

Clicca qui sotto per acconsentire a quanto sopra o per fare scelte dettagliate. Le tue scelte saranno applicate solamente a questo sito. È possibile modificare le impostazioni in qualsiasi momento, compreso il ritiro del consenso, utilizzando i pulsanti della Cookie Policy o cliccando sul pulsante di gestione del consenso nella parte inferiore dello schermo.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Statistiche

Marketing

Funzionalità
Sempre attivo

Sempre attivo
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Gestisci opzioni
  • {title}
  • {title}
  • {title}
  • ATTUALITÀ
  • CULTURA
  • Società
  • VITA ECCLESIALE
  • CHIESA IN CALABRIA
  • EDITORIALI
  • Aula G
  • RUBRICHE
    • Spazio Genitori
    • Appunti di dottrina sociale
    • Il libro della settimana
    • Dagli Archivi
    • Human Prompt
  • ATTUALITÀ
  • CULTURA
  • Società
  • VITA ECCLESIALE
  • CHIESA IN CALABRIA
  • EDITORIALI
  • Aula G
  • RUBRICHE
    • Spazio Genitori
    • Appunti di dottrina sociale
    • Il libro della settimana
    • Dagli Archivi
    • Human Prompt
Accedi
Abbonati