Per abbracciare la vita intera di Alvaro, l’autrice parte dalla fine, dai giorni della sofferenza, della lunga agonia che lo condurrà alla morte
L’omaggio più bello a Corrado Alvaro, a centotrenta anni dalla nascita, è di Giusy Staropoli Calafati, narratrice che con costanza e tenacia, anche come studiosa, segue le orme di Alvaro e di Saverio Strati, due fari della letteratura meridionale: vera, autentica, eccellente letteratura italiana. La scrittrice irrompe nella notte buia di San Luca, il paese di Alvaro, il più punito d’Italia (anche la Fondazione Alvaro hanno decapitato), con un sorprendente, intenso romanzo: “Alvaro, più di una vita” (Castelvecchi, pagine 235, euro 19,50).

Del sanluchese in questo libro racconta a tutto campo la vita: l’amore per la sua terra, i tormenti dell’uomo libero, gli amori e le infelicità, le sofferenze per le tirannie dei suoi tempi, la grandezza del narratore che con i suoi scritti rivestiti di bellezza e luce ha illuminato le nostre coscienze appannate e sonnacchiose. Alvaro, intellettuale e scrittore di dimensione europea, passato da tempo alla dimensione della classicità, non è facile da raccontare, per cui l’idea di presentarlo nella sua condizione essenziale di uomo e scrittore, appare il modo migliore per riportare l’attenzione su un maestro purtroppo rimasto inascoltato e senza allievi, come sosteneva lo storico della letteratura Carlo Bo, che collocava Alvaro tra i grandi narratori nati alla fine dell’Ottocento. Che il romanzo di Staropoli Calafati veda la luce nella concomitanza del centotrentesimo anniversario della nascita dello scrittore, è solo una felice teologia del caso, scrive Aldo Maria Morace – massimo studioso dell’opera alvariana – nella bella prefazione del libro.
Per abbracciare la vita intera di Alvaro, l’autrice parte dalla fine, dai giorni della sofferenza, della lunga agonia che lo condurrà alla morte, avvenuta alle 4:50 dell’11 giugno 1956 nella casa romana di vicolo del Bottino, che graziosamente affaccia sulle palme di piazza di Spagna. Negli ultimi giorni di malattia Alvaro ha accanto a sé due donne per lui importanti, la moglie Laura e Cristina Campo (l’amore platonico), poetessa e traduttrice bolognese – donna di rara eleganza, piena di fascino – che nelle lettere all’amica Margherita Pieracci Harwell, spiega il senso del legame intimo con lo scrittore: «Un’amicizia trasudante una purezza e profondità quasi sconcertanti e tali da lasciare un segno inequivocabile di musicale testimonianza».
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L’Alvaro studente irrequieto, l’adolescente che si avvia alla poesia per puro piacere, il soldato al fronte, lo scrittore esordiente, l’intellettuale che va via da San Luca per sempre, senza farvi ritorno, il matrimonio con Laura: bella come una notte d’estate a Scilla; la tragedia del suicidio del fratello, innamorato della cognata, il giornalismo, la letteratura, l’amicizia con Pirandello, il fascismo, i libri, le direzioni dei giornali, sono tutti pezzi di storia alvariana che Staropoli Calafati cuce con maestria , aiutata dalla sete di conoscere l’Alvaro uomo calabrese, prima che scrittore. Nel libro, c’è tutta la lezione di Alvaro, che la scrittrice riassume in chiusura del suo romanzo, dando voce al compianto padre Stefano De Fiores, mariologo di fama internazionale, anch’egli figlio di San Luca: «…Lo scrittore sanluchese ha abbracciato il mondo intero, con una ispirazione lirica e una commozione profonda che nessuno potrà mai negare».













