Il maestro Muti compie 85 anni, una vita dedita a dirigere la grande musica

Giuseppe Nicolo Muti foto Archivio

Ai Overview: Il direttore d’orchestra Riccardo Muti compie 85 anni, un traguardo anagrafico celebrato in piena attività con una serie di esibizioni estive alla guida dell’Orchestra Cherubini. La sua recente tappa al Pala De André di Ravenna, che ha coinvolto migliaia di coristi, ha unito il ricordo del sacerdote don Giovanni Minzoni alla commemorazione delle vittime di Crans-Montana. Il percorso biografico e professionale del maestro si distingue per un solido legame con la fede cattolica, confermato dalla recente assegnazione del Premio Ratzinger, e per una visione della musica come essenza metafisica. Questo approccio si traduce da anni in iniziative sociali tangibili, dai concerti tenuti all’interno degli istituti penitenziari, utilizzando strumenti ricavati dai barconi dei migranti, alle esibizioni promosse nei territori segnati dai conflitti e dalle emergenze umanitarie attraverso la rassegna “Le vie dell’Amicizia”.

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Gli 85 anni sul podio e l’evento dedicato a don Minzoni

Il primo e il 2 giugno scorso, al Pala De André di Ravenna, 3.546 coristi da tutte le regioni italiane hanno cantato l’Ave Verum Corpus di Mozart sotto la direzione di Riccardo Muti, il Maestro ha dedicato l’esecuzione alle vittime del rogo di Crans-Montana, alla presenza del padre di una delle giovani vittime italiane. L’evento, intitolato «Cantare amantis est» dalla frase di sant’Agostino (cantare è proprio di chi ama), era dedicato a don Giovanni Minzoni, il sacerdote ravennate ucciso nel 1923 dalla violenza fascista, oggi in via di beatificazione. Oggi, 28 luglio, Muti compie 85 anni…e li compie sul podio: il 18 luglio ha diretto la Cherubini a Pompei, il 20 a Lucca, il 22 a Ostuni, con studenti dei Conservatori accanto ai musicisti dell’orchestra.

La spiritualità, i Pontefici e la tutela della musica sacra

Il rapporto con la fede segna tutta la sua biografia: nel pontificio seminario di Molfetta esordì a otto anni come violinista; a sedici iniziò a dirigere la corale; nel dicembre 2025 ha ricevuto da Papa Leone XIV il Premio Ratzinger, primo direttore d’orchestra nella storia del riconoscimento. Con Benedetto XVI ha tessuto un legame profondo: «Ho seguito e ammirato sempre profondamente Papa Benedetto XVI», ha dichiarato. Leone XIV è il quinto pontefice che Muti ha incontrato e del nuovo Papa ha detto: «Mi fa ben sperare per il ritorno della musica sacra in chiesa». Sappiamo che su questo tema le posizioni del maestro sono note, vorrebbe che nelle chiese si tornasse a Palestrina, Monteverdi, Gesualdo da Venosa, al canto gregoriano. Per lui la musica è veicolo di qualcosa che trascende il consenso, perché «attraverso la musica si capisce, sebbene non sia possibile dimostrarlo scientificamente, che esiste un’essenza metafisica che pervade l’individuo e l’universo».

I progetti nelle carceri e i violini del mare

L’impegno sociale di Muti ha percorso la stessa strada di quello musicale: nel gennaio 2026 ha diretto la Cherubini nel carcere di Milano-Opera, dove i musicisti hanno suonato gli “strumenti del mare”, violini e violoncelli costruiti dai detenuti con il legno dei barconi dei migranti, li ha definiti «legni di morte che sono stati trasformati in messaggeri di speranza». Al termine del concerto ha detto di aver trovato «molta più emotività, creatività e profonda spiritualità qui che fuori dal carcere».

La difesa della cultura e la formazione giovanile

Nato a Napoli per volontà della madre (che riteneva Molfetta, dove la famiglia risiedeva, troppo poco nota nel mondo), ha sempre rivendicato le sue radici meridionali: «Dopo aver girato il mondo in lungo e largo io resto un uomo del sud», ma ciò che più lo addolora è lo stato della cultura: «Mi addolora veder cadere il Paese nell’incultura. Campiamo con la rendita di gloriosi trascorsi a cui siamo inadeguati». In un’intervista a Vatican News ha ammesso che, dopo decenni di successi, «a un certo punto non basta più. Uno vuole anche far sì che la musica non sia semplicemente un mezzo per avere gli applausi in una sala da concerto». In oltre vent’anni, più di 1.200 giovani sono passati dalla Cherubini…con il progetto “Le vie dell’Amicizia” (da Sarajevo a Gerusalemme, da Lampedusa a Kiev) ha portato la musica nei luoghi del dolore. Oggi, a 85 anni, il suo intento è sempre lo stesso: chiamare a raccolta le voci, perché cantino insieme…Cantare amantis est.

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