La giornalista di SkyTg24 Mariangela Pira torna in libreria con un nuovo saggio edito da Chiarelettere, intitolato “24 parole per capire l’economia”. Pubblicato nel marzo 2026, il volume si propone di fornire ai lettori gli strumenti essenziali per orientarsi tra i concetti finanziari e geopolitici che incidono in modo diretto sulla vita quotidiana. Attraverso ventiquattro termini chiave, l’autrice costruisce un percorso divulgativo che unisce le dinamiche macroeconomiche globali, come le decisioni delle banche centrali e i mutamenti negli equilibri internazionali, agli aspetti più concreti della gestione familiare, dai mutui agli investimenti. L’obiettivo dichiarato nel testo non è la stesura di un manuale tecnico per addetti ai lavori, ma la decodifica descrittiva di un linguaggio spesso percepito come inaccessibile, al fine di rendere consapevoli i cittadini delle logiche che governano la realtà contemporanea.
La metafora dell’acqua e la struttura del volume
Due pesci giovani nuotano nel mare e incontrano un pesce più anziano che chiede loro come sia l’acqua…i due si guardano perplessi, tirano dritto, e uno sussurra all’altro: «Ma cos’è l’acqua?». La finanza e l’economia, scrive la giornalista Mariangela Pira, funzionano così: «permeano talmente tanto la nostra vita che a volte neanche ce ne accorgiamo». Da qui nasce il motivo del nuovo libro vergato dal volto noto di SkyTg24, pubblicato da Chiarelettere a marzo 2026: rendere visibile ciò che ci circonda e che troppo spesso ci sfugge: “24 parole per capire l’economia” che non è un manuale e non ha la pretesa di esserlo. Pira lo chiarisce fin dall’introduzione, quando ricorda il testo che la guidò da giovane stagista all’Ansa di New York: il suo obiettivo, dice, non è che si comprenda il cento per cento di ciò che si leggerà, ma «se già si comprendesse il 50% in più sarebbe per me una grande felicità». Ventiquattro parole chiave — mercantilismo, frammentazione, dazi, dollaro, oro, Bitcoin, inflazione, debito, e altre ancora — diventano la struttura portante di nove capitoli che attraversano la geopolitica, i mercati finanziari, le criptovalute, i mutui e le pensioni.
Le conseguenze delle decisioni internazionali
Le ultime due parole restano nascoste fino alla conclusione: sono dubbio e apertura, una scelta che rivela l’intenzione del volume. Il punto di forza del libro è la capacità di tenere insieme piani diversi senza mai perdere il filo. Pira parte dalla frammentazione geoeconomica — lo smantellamento progressivo dell’ordine post-bellico, il ritorno dei nazionalismi, la rivalità tra Stati Uniti e Cina — e da lì costruisce un percorso che arriva fino alla rata del mutuo di una famiglia italiana; la geopolitica non resta mai astratta: ogni capitolo mostra come le decisioni prese a Washington, Pechino o Francoforte finiscano per incidere sul carrello della spesa, sul rendimento di un titolo di Stato, sul costo di un finanziamento. Il filo rosso è la convinzione che economia e politica internazionale siano ormai inscindibili, e che comprenderlo sia necessario per non restare, appunto, come quei due pesci ignari dell’acqua.
Lo stile divulgativo tra metafore e cronaca
La scrittura è quella della divulgazione giornalistica: diretta, ricca di esempi concreti, a tratti colloquiale. Pira spiega il funzionamento dei futures partendo dai raccolti di un agricoltore, illustra la diversificazione del portafoglio con la metafora del minestrone, racconta l’iperinflazione dello Zimbabwe attraverso la banconota da cento trilioni di dollari. Non mancano, ovviamente, i riferimenti colti — ogni capitolo si chiude con una citazione di Shakespeare, da Enrico IV al Mercante di Venezia — ma l’impianto resta ancorato alla concretezza dei titoli di giornale, che Pira usa come porte d’ingresso per spiegare meccanismi altrimenti ostici.
Analisi geopolitica e consigli pratici
L’analisi geopolitica è la parte più ambiziosa: il primo capitolo, dedicato alla transizione dalla globalizzazione alla frammentazione, è una lunga cavalcata che va dalla conferenza di Yalta alla Groenlandia, dalla trappola di Tucidide al controllo cinese delle terre rare. Pira descrive l’era Trump come il passaggio «dalla forza della legge alla legge della forza», uno status in cui il cinismo ha sostituito il pragmatismo e l’incertezza si è trasformata in instabilità deliberata. La Cina di Xi Jinping viene raccontata con attenzione alle dinamiche interne — le disuguaglianze tra la costa e l’entroterra, il peso del gaokao, il costo della sanità — che aiutano a comprendere scelte politiche spesso lette solo in chiave di potenza. Altrettanto interessanti sono i capitoli dedicati ai temi più vicini al lettore comune. La guida ai mutui è un piccolo compendio di educazione finanziaria che spiega la differenza tra tasso fisso e variabile, il ruolo dell’Euribor e dell’Irs, le insidie che si nascondono nelle proposte bancarie. Il capitolo sugli investimenti affronta con pragmatismo il rapporto complicato tra consulenza e autonomia, mettendo in guardia tanto dai venditori spregiudicati quanto dall’eccesso di fiducia del fai-da-te. Pira ricorda una frase attribuita al gestore della fondazione Yale: i mercati finanziari sono diventati così complicati che è da pazzi pensare di farcela da soli.
La complessità del reale e i costi dell’ignoranza
Il libro ha una sua pregiata qualità: la scelta di non separare geopolitica, finanza e vita quotidiana restituisce la complessità del reale senza fingere che si possa capire l’economia senza guardare al mondo. Nella dedica, Pira scrive: «Ai bimbi e alle bimbe gazawi, che abbiate i miei stessi diritti». Nelle conclusioni si chiede dove ci stia conducendo la brama di ricchezza a fronte di chi non ha da mangiare. Sono passaggi che rivelano una sensibilità non scontata in un libro di divulgazione economica, e che danno spessore alla tesi di fondo: la formazione costa, ma l’ignoranza costa molto di più.













