Avvenire di Calabria

Antonio Viscomi auspica «una stagione all’insegna della ricerca della verità»

Il Pd calabrese «appoggia» la rottamazione lampo

Le dimissioni accompagnate da accuse pesantissime devono aprire il dibattito interno

Redazione Web

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di Antonio Viscomi * - La vita riserva sempre delle sorprese. Anche in politica. Anche nel Partito Democratico. Le dimissioni di Zingaretti, accompagnate da parole incredibilmente pesanti: vergogna, poltrone, ricerca del potere per il potere. L’incredulità di una comunità politica che ancora una volta assiste al disgregarsi della dirigenza democratica in una delicata fase di transizione.

La velocità di risposta alla crisi interna con l’elezione in assemblea di Enrico Letta, pari solo alla velocità di composizione della crisi esterna con la designazione di Mario Draghi da parte del Presidente Mattarella. E poi le prime parole di Letta che ne riportano sulla scena politica una, fondamentale ma ormai troppe volte trascurata: “Verità”. Verità sulla politica e sul suo senso, sul partito e la sua anima, su ciascuno di noi e le ragioni di un impegno. Parole che tracciano un sentiero ma chiedono anche il coraggio di una revisione radicale. Anche al Sud. Anche in Calabria.

È vero: siamo sommersi da problemi, difficoltà, emergenze; ma ridurre la politica a mera gestione è tradirne la funzione, è tradire le attese dei cittadini. Essa ricava invece senso e significato soltanto se si dimostra capace di proporre una visione possibile e sostenibile di vita in comune. Possibile e sostenibile, dico, perché altrimenti è solo vuota retorica. Costruire un modello di società, proporre una visione, che è poi anche una bussola per sapere come arrivare in porto: questa è la sua prima funzione. Perciò è necessario ritornare ad ascoltare le onde profonde che smuovono la società ed elaborare idee capaci di parlare al cuore e alla testa delle persone.

Per questo abbiamo necessità di ripensare anzitutto le forme organizzative del partito e dire finalmente basta ai signori delle tessere, a voti delle primarie che poi non ci sono nella cabina elettorale, a chi si considera proprietario del partito, a chi tratta con il malaffare per mantenere le proprie posizioni, a chi chiude le porte e le finestre dei circoli. Per questo abbiamo necessità di ripensare anche la presenza del partito nella società perché è qui che si gioca la partita vera. Un esempio per tutti: può un partito fondato su di una opzione preferenziale per il mondo del lavoro non considerare oggi le fragilità dei giovani professionisti, le difficoltà dei lavoratori autonomi o quelle delle piccole e medie imprese che quel lavoro creano? Quando un futuro incerto congela il presente il rischio reale è arrivare a pensare che ciò che è stato fatto ieri sarà sufficiente pure domani. Così non è.

Abbiamo necessità di un partito in grado di elaborare e proporre una visione capace di governare la sfida della transizione ecologica, dell’innovazione digitale e dell’economia circolare. E di farlo da Sud, dalla Calabria. Non si tratta di reclamare più soldi, ma di proporre una strategia possibile e sostenibile che quei soldi faccia spendere presto e bene. Ecco, abbiamo bisogno di un partito così.

* Deputato Pd

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