Il vescovo Battaglia sul Recovery: «Manca il Sud»

Il presule calabrese evidenzia come «si tratta di ripartire dalle persone, e quindi dalle relazioni, riattivando i legami solidali tra i cittadini. Occorre restituire l’orgoglio di essere meridionali»
Il vescovo Battaglia sul Recovery

Il vescovo Battaglia sul Recovery: «Manca il Sud». Il pastore della Chiesa di Napoli ha parlato di sud, povertà e persone. Lo ha fatto per Avvenire. E le parole del presule calabrese sono un manifesto per la ripartenza dell’intero Mezzogiorno.

Il vescovo Battaglia sul Recovery: «Manca il Sud»

Speranza e fiducia sono le vere risorse assenti nelle nostre comunità. Occorre ripartire dalle relazioni, dai legami solidali tra i cittadini, dalla dignità. Il primo a crederci è monsignor Mimmo Battaglia, vescovo di Napoli e originario della diocesi di Catanzaro-Squillace. Una vita passata con gli ultimi, oggi, Battaglia lancia un monito alla politica: «In questo Piano “nazional-europeo” manchi il Sud. Manchi il Sud nella sua specificità di questione morale e politica e, quindi, democratica». Di seguito alcuni spunti ?

Il vescovo Battaglia sul Recovery: «Manca il Sud»

Il giudizio sul Recovery Fund

Tutto il Sud è una terra bellissima. Di questa estesa terra ricca di paesaggi e di storie, di mare e di cielo limpidi, di monti leggeri e di valli ondulate, di cultura e di umanità, di pensiero alto e di braccia forti, di incanto meraviglioso e di mani incallite, ho visto, e ancora da questo luogo straordinario vedo, le sofferenze degli uomini e delle donne, il loro coraggio di combattere ancora. La loro vivida intelligenza e profonda bontà. Ecco, come prete e come uomo del Sud sento, forse mi sbaglierò – ovvero vorrei tanto sbagliarmi – che a questo Piano “nazional-europeo” manchi il Sud. Manchi il Sud nella sua specificità di questione morale e politica e, quindi, democratica. E se manca il Sud in quanto tale, mancano anche i poveri nella loro drammatica peculiarità. I poveri in carne ed ossa, uomini, donne e bambini, volto per volto, nome per nome, che spero finalmente fuoriescano da quelle fredde statistiche che non impressionano più un’Italia divisa su tutto e che rischia di esplodere in una guerra intestina tra egoismi intrecciati, sopra la quale ogni giorno più indifferente sta quella parte progressivamente più ristretta di ricchi sempre più ricchi.

Il consiglio del vescovo

La Politica, se davvero vorrà riscrivere la storia di questi territori, avendo cura anche e soprattutto dei propri figli più fragili, dovrà riaccendere la fiamma della Speranza e ritessere i fili della Fiducia. Due elementi, Speranza e Fiducia, che sono al momento le vere risorse assenti nelle nostre comunità. Si tratta di ripartire dalle persone, e quindi dalle relazioni, riattivando i legami solidali tra i cittadini. Occorre restituire loro la dignità, e quindi l’orgoglio, di essere meridionali. Ma per farlo occorre ripensare ad un modello di sviluppo che sia integralmente sostenibile, che parta dalla consapevolezza che ‘tutto è connesso’ riconoscendo la relazione profonda ed inscindibile tra la sfera sociale, spirituale, economica e ambientale, come pure quelle fra dimensione locale e dimensione globale. Se davvero si vorrà costruire una nuova prospettiva di futuro, il modello di sviluppo dovrà vedere protagoniste le persone che formano le comunità, quale intreccio di relazioni, identità ed appartenenza. Sono i sogni, le aspirazioni, i legami e le interazioni tra le persone che conducono alla individuazione del modello più coerente con il “sentire” della comunità.


? Leggi la versione integrale della lettera aperta su Avvenire (link)

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